Detto fatto, domenica 17 marzo la sveglia suona a notte fonda. Alle 2:00 pronti e via da Bologna per Prato dove alle 3:30 parte per Roma il bus coordinato dall’egregio capogruppo SuperMario Ferri. Verso le 7:00 parcheggiamo davanti al luogo ove gli antichi Romani giocavano a palla. Con l’amico Salvatore dell’Aia diamo una sbirciatina all’interno della possente cinta muraria che circonda i corpi centrali delle Terme. Pochi minuti per ammirare l’imponenza delle strutture millenarie e ci dirigiamo verso la zona consegna sacche. Qualche foto agli amici e alle 9:30 si parte. Complice il generoso tempo massimo di sette ore, mi riprometto di prendermela comoda, una sgambettata foto-turistica per Roma e nulla più. Inizialmente mi lascio risucchiare dalla pacemaker Ilaria Razzolini che insieme a Daria Negro guida con autorevolezza il gruppo delle 5 ore. Poi la stanchezza prende il sopravvento e mi dedico al servizio fotografico. Al 23^ km supero Vito Carignani in crisi, reduce da sette giorni di cura antibiotica da cavallo. Senza l’assillo del tempo che scorre, passeggio fra i quadri del mercatino di Villa Glori e poco dopo un altro stop in Piazza Navona, fra opere d’arte, dipinti e caricature. Vito, che intanto si è ripreso, mi raggiunge. Gli scatto alcune foto sperando che il buon Michele prenda spunto per mostrarcelo in maniera diversa dal consueto: invece del serioso mezzo busto che conosciamo a memoria, approfitti per presentarcelo dalla testa ai piedi con Trinità dei Monti o il Vittoriano sullo sfondo. Finisco in poco meno di sei ore. Occorre un’altra oretta per farmi largo fra la folla e raggiungere faticosamente le Terme di Caracalla.
Che dire della maratona? Pregi e difetti sono quelli di sempre, aggravati quest’anno dalla modifica del tracciato imposta dall’elezione di Jorge SuperMario Bergoglio, il Papa venuto “dalla fine del mondo”. Per separare il profano dal sacro non ci è più permesso passare da Piazza San Pietro: l’orda sbuffante di diecimila maratoneti sudaticci non sarebbe in tono con le centinaia di migliaia di pellegrini che stanno invadendo Roma per l’intronizzazione di martedì 19 marzo. Sono aumentate le zone periferiche aperte al traffico ed alcuni tratti sono proprio bruttini: mi riferisco ai troppi chilometri corsi in un’atmosfera maleodorante accanto a file di automobili strombazzanti. Quando invece attraversiamo il centro storico la maratona è bellissima. Anche se esistono problemi logistici e organizzativi, non si capisce come non sia possibile, semel in anno, bloccare completamente il traffico cittadino. Nell’altra Europa tutto è facile. Da noi, invece, le abitudini sono dure a morire.
Ripartiamo alle 17:00 e quattro ore dopo siamo a Prato. Dopo essere sopravvissuto ad una coda di trenta minuti dopo Prato Calenzano, ad una pioggia fittissima che diventa tormenta a Roncobilaccio, aver rischiato di uscire fuori strada un paio di volte per colpi di sonno ripetuti, arrivo a casa poco prima delle 23:00. L’anno prossimo la 20^ Maratona di Roma? No grazie. O forse chissà.
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