Quest’anno niente cronometri satellitari da mostrare a Gelo alle 6 di mattina, nessun quadernino o lavagnetta ove annotare con una crocetta i giri conclusi oppure elastichini colorati da mettersi al polso. Nessun banco sul quale collocare un bicchierino ad ogni giro in corrispondenza del proprio numero di pettorale (come alla 6 ore della Birra). E neppure dichiarazioni giurate del numero dei chilometri percorsi con la mano destra alzata e quella sinistra sul cuore.
Insomma, nessuna furbata faidate che, nonostante la buona volontà degli organizzatori, ha sempre prodotto caos e confusione. Ora c’e’ sua maestà il Chip che registra e annota il tempo giro per giro e non perdona.
Avevo partecipato alle prime due edizioni e m’ero sempre ritirato, la prima volta per caduta al 12^ km, la seconda dopo circa 20 km, terrorizzato dal volto terrificante di Giovanni Tamburini che mi ha fatto venire quasi un coccolone. Non avevo quindi mai avuto il piacere di assaggiare quelli che Gelo pubblicizza come i “bomboloni più buoni di Rimini”, perché alle 6 di mattina ero già a nanna a dormire con gli angioletti sognando bomboloni.
Qualche anno fa a San Benedetto del Tronto avevo tentato la capecciana 6 ore sotto le Stelle (ritiro al 32^ km). Per non dir del Passatore, tanti abbandoni causati dalla depressione che m’assaliva durante la lunga notte verso Faenza.
Possibile, mi sono detto, che per una sola volta nella vita non possa avere la soddisfazione di concludere una sei ore notturna? In agosto, quindi, tanti brevi allenamenti da Bellaria verso il Rubicone e ritorno, al fine di dare una toccatina al naso di Giulio Cesare sul ponte perché porta bene.
E mentre gli toccavo il naso, questa era la prece: “Divino Giulio, fammi trovare la forza di ultimare la Bombolon Run 2017 e provare finalmente i famosi bomboloni caldi di Gelo”.
Detto fatto, sabato alle 21:30 arrivo in treno a Rimini da Bellaria, quattro salti per il centro storico, il ponte Tiberio e il parco Marecchia ed eccomi a destinazione. Dopo il consueto rendez-vous con gli amici, fra cui spicca Giaunìn Tamburini con un bel paio di baffetti da sparviero, a mezzanotte si parte.
I giri per concludere la maratona sono 20. Transitato alla mezza in 02:45:49 (circa 16’36” a giro) e certo ormai di farcela, mi rilasso chiacchierando amabilmente con Giaunìn.
Mai cullarsi sugli allori! Perdo progressivamente terreno e, dopo il 17^ giro concluso in 20’36” per un totale di 05:03:09, comprendo che all’andatura di 20 minuti/giro non riuscirò a terminare sotto le 6 ore. Mi rassegno quindi a sforare di qualche minuto e rallento.
Ma ecco il colpo di fortuna: ci riprende Vito Piero Ancora, famoso per i suoi finali travolgenti sulle ali delle arie verdiane. Ma stavolta Piero, in ossequio al divieto di schiamazzi notturni, non canta. La sua andatura e’ comunque più veloce della nostra e ci accodiamo. Giaunìn arranca e resta indietro.
Poco dopo arrivano Giuseppe Tundo e Paola Grilli, al loro 23^ giro. Paola accelera e Giuseppe non le è da meno. Scatto anch’io (dove riesca a trovare tutte ‘ste energie non si sa, forse il merito è del divo Giulio).
Piero, reduce dalle 10in10, ha ancora qualche fatica da smaltire e perde qualche decina di metri. Concludo in 05:55:05, l’ultimo giro record in 14’59”, niente male per uno come me che non ama correre di notte.
Ecco il risultato cronometrico sancito da MySdam degli altri sopracitati: l’avv. Giuseppe Tundo (23 giri) 05:54:34, Paola Grilli (23 giri) 05:54:38, Piero Ancora (20 giri) 05:55:13 e più staccato Giaunìn Tamburini (20 giri) in 06:02:49.
Una rapida doccia, una leccatina frettolosa al bombolone del pacco gara e via di corsa attraverso il Parco Marecchia, il Ponte di Tiberio e il centro cittadino, mentre densi nuvoloni neri si addensano all’orizzonte. Tutta scena, perché non pioverà.
Con un ultimo guizzo riesco a prendere il treno delle 6:58 e mezzora dopo sono nell’abbraccio di Morfeo a dormire il sonno dei giusti.
In barba al detto “non c’e’ due senza tre”, questa volta ce l’ho fatta. Il rito propiziatorio della toccatina al naso di Caio Giulio Cesare sul ponte del Rubicone ha funzionato alla grande.
Clicca qui per le foto (di Ottavio Palmantini e Mario Liccardi)
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