Bomboloni Run – Rimini, 23/08/2015

Tutto è trascorso liscio e senza particolari problemi, fatto salvo il mancato arrivo delle piadine, che ha preoccupato non pochi podisti che avevano rinunciato alla cena, facendo affidamento sul previsto piada-party. La capacità organizzativa di Gelo ha felicemente risolto il fastidioso contrattempo: sono infatti pervenute in loco, in loro sostituzione, una grande quantità di pizzette e focaccine di ogni genere, ripiene e non, che anticipavano ed accompagnavano gli attesissimi, nonché irresistibili bomboloni caldi; parimenti, la mancanza della promessa birra alla spina è stata colmata dall’abbondante presenza di birra in lattina. La freschezza e la qualità del cibo ha ampiamente ripagato l’attesa, tuttavia, essendo trascorso parecchio tempo, lo spuntino è risultato un po’ troppo a ridosso della gara.

foto 2L’organizzatore ha dimostrato altresì di essere presente in ogni istante, sia nella fase precedente, che durante l’intera gara; ha persino accolto i ragazzini, figli degli ultra-maratoneti partecipanti, e si è preso cura di loro con interesse e responsabilità.

Encomiabili inoltre le iniziative umanitarie a cui ha portato appoggio la manifestazione: l’impegno preso nei confronti dell’organizzazione Mondo Aspie, che lotta per la ricerca contro l’autismo e per il sostegno delle famiglie dei malati, oltre alla grande raccolta di scarpe da corsa usate, destinate ad una struttura scolastica del Mozambico, in supporto al Progetto Shoes Sharing.

Il costo di partecipazione, che prevedeva la maglietta ricordo, è rimasto bloccato fino all’ultimo minuto d’iscrizione, il cibo era a volontà ed all’arrivo ci veniva consegnata la tazza con l’effige della gara, utile e bel ricordo di una indimenticabile notte all’insegna della sana fatica e del divertimento. Forse avrà storto un po’ il naso più di un maratoneta, fermamente convinto che la medaglia, appesa rigorosamente al collo (e non piazzata in mano con aria di sufficienza!), sia l’unica ed insostituibile gratifica, inequivocabile simbolo di riuscita e di successo per il superamento di ogni faticosa prova.

La gara non era competitiva, senza chip e senza premi né premiati, ma quale miglior premio ci può essere all’arrivo di un soffice bombolone ricolmo di morbida crema o una deliziosa ciambella zuccherata? Tuttavia era omologata UISP, con tanto di ambulanza, di giudice, di classifica generale a fasce chilometriche in rigoroso ordine alfabetico e di accurati controlli da parte di un buon numero di ragazzi molto attenti ai passaggi ed a volte goliardicamente scherzosi, mai però irriverenti.

foto 4Il giro era lungo 2.160 metri ed il ristoro ben fornito, sia di solidi che di liquidi, tra cui non mancava il caffè, indispensabile per superare al meglio la notte.

Il Parco XXV Aprile, detto anche della Marecchia per via del fiume che lo delimita, ha riservato ai concorrenti un percorso abbastanza impegnativo, con molti cambi direzionali, ma con poche e non troppo ripide pendenze, su una morbida stradina di fine ghiaia bianca, libera da eventuali sassi o radici.

Il circuito era ben segnalato con led bianchi e rossi alternati, anche nella parte superiore, non illuminata da lampioni; non necessitava la pila per fare luce, ma poteva essere d’aiuto.

Il tempo meteorologico ci ha assistito, infatti la notte era limpida e stellata e non particolarmente fredda o umida; l’ultima mezz’ora, poi, ci ha regalato le meravigliose tonalità cromatiche dell’alba, che progredivano diventando più calde di passaggio in passaggio; il punto più suggestivo era senza dubbio quello in prossimità del ponte romano di Tiberio, che separa il parco dal centro città, in cui il fiume elargiva spettacolari riflessi.

Mentre prima della partenza si era distratti dall’abbondante ed appetitoso rinfresco, successivamente al “via” intervenivano l’immediata presa di coscienza e la consapevolezza che, anche se la festa non era finita, ci si doveva impegnare.

foto 5Ognuno ha cercato di dare il suo meglio, di giocarsi le sue carte cercando di seguire gli obiettivi che si era preposto: chi è partito di buon passo ma poi malauguratamente ha ceduto, chi si è imposto un’andatura costante, chi ha puntato alla progressione, chi ha patito di una crisi a metà e poi si è ripreso, chi si è preso una pausa ma poi è ripartito e chi invece non è più riuscito a correre, chi ha alternato passo e corsa, chi si è dovuto ritirare a causa di dolori, stanchezza, demotivazione, chi ancora non si è voluto spremere più di tanto, accontentandosi di superare la distanza classica della maratona.

La notte è lunga, ma la sensazione è stata quella che sia passata in fretta, come avviene tutte le volte che ci si diverte. La modesta lunghezza del circuito ha fatto sì che ci si incontrasse costantemente con gli altri colleghi di fatica che ci superavano o che superavamo, con cui spesso e volentieri si scambiava qualche battuta, si procedeva insieme per un breve o discreto tratto, oppure ci si incitava, o semplicemente ci si salutava simpaticamente.

In prossimità dello scadere della sesta ora, venivamo fermati, con il rammarico di non potere allungare il passo per percorrere qualche altro centinaio di metri. Ma il dispiacere più grosso è stato lo scoprire che un paio di auto presenti nel parcheggio siano state aperte durante la manifestazione; Gelo ha promesso che il prossimo anno si prodigherà ulteriormente, prendendo gli opportuni provvedimenti per evitare che il fatto, del tutto spiacevole, possa ripetersi.

I partecipanti erano ben 121, i bomboloni sfornati 300; la gara è stata accompagnata da un ricco album fotografico, a cura di Ottavio Pamantini, pubblicato nella pagina Facebook dedicata alla Bomboloni Run.

Giudizio complessivo su tutta la manifestazione: molto buono, sicuramente da ripetere, complice la notte che magicamente trasforma ogni evento, assegnandone un significato speciale ed un fascino del tutto particolare.

Il week end nella splendida Rimini, poliedrica città in parte romana ed in parte barocca e romanticamente felliniana, dotata di immense sabbiose spiagge, turisticamente ineguagliabile, rinomata per le leccornie tipiche della cucina romagnola, fa da piacevole cornice e ci coccola dopo la lunga sgambata notturna.

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