Larry Wilson mi scuserà quindi per eventuali imprecisioni e/o distorsioni del suo testo.

Una storia da ricordare
scritto da Dave McGillivray, Boston Marathon Event Director
Siamo orgogliosi di presentare Larry Wilson, un noto avvocato e runner di San Francisco. Larry è uno dei maratoneti che non è riuscito a ultimare Boston 2013. Nel corso dei dodici mesi successivi, ha corso sempre con il pettorale di Boston puntato sul retro della canotta. Larry ha scritto un toccante articolo su questa sua esperienza. Siamo orgogliosi di condividerlo con voi.
La settimana scorsa Larry ha ultimato a Boston la sua 99^ maratona e domenica alla “The Big Sur Marathon” ha corso la sua centesima.
Larry parteciperà alla maratona di Portland il 5 ottobre. Con l’augurio che anche voi vogliate condividerla insieme a noi.
Il lungo viaggio verso casa
scritto dal Runner numero 23902
15 aprile 2013 – Evidentemente qualcosa era successo. I responsabili della maratona avevano bloccato Commonwealth Avenue al 35^ km. Robuste transenne impedivano il transito. “La corsa è finita” – ci hanno detto – “Andate a casa”. “Più facile a dirsi che a farsi” – ha pensato ogni maratoneta bloccato suo malgrado. La Casa, per ogni atleta dotato della forma sufficiente per completare la maratona nel tempo limite consentito, è solo la linea del traguardo, nient’altro.
Qualcuno ha chiesto: “Dove possiamo andare?” “Andate dove volete” – un funzionario ha risposto – “Ma non verso Boston”. Così, all’improvviso, la Maratona di Boston 2013 è terminata per oltre 5.000 maratoneti. Alcuni erano arrivati a qualche metro dal traguardo, quindi molto vicini alla zona pericolosa. Altri, me compreso, erano ancora lontani diverse miglia dagli eventi terroristici, quindi relativamente al sicuro.
Qualcosa è stato rubato a tutti noi che non abbiamo terminato quel giorno la maratona: non abbiamo mai raggiunto “la nostra Casa”.
Chi sono io? Sono solo un maratoneta comune, uno delle migliaia di atleti senza nome che non salgono mai sul podio del vincitore. Appartengo alla maggioranza di quelli che finiscono ore dopo i primi. Chi sono io? Sono il numero 23902!
20 aprile 2014 – Da quel giorno è passato più di un anno. La maratona di Boston 2014 si corre domani e gli oltre 5.000 runners che non hanno terminato l’ultima edizione hanno avuto il pettorale gratuito. Per avere un’altra possibilità di “raggiungere Casa propria”. Sono grato all’organizzazione per questa decisione che salda ogni debito verso tutti noi.
Il viaggio di ritorno a Boston è stato lungo. Ho puntato il pettorale 23902 sul retro della mia canotta durante dodici diverse maratone. Il numero 23902 ha tagliato con successo tutti e dodici i traguardi. Bart Yasso, invitato speciale nella Half Moon Bay Marathon, ha scattato in settembre una foto del mio pettorale durante la gara. Ha twittato la foto a più di 40.000 followers. Jeff e Barbara Galloway si sono imbattuti nel mio pettorale 23902 il mese scorso a Roma. Spesso, nel vedere il numero 23902, molti hanno provato rabbia e emozione. Alcuni hanno pianto. É solo un pettorale, un minuscolo pezzo di carta, ma era presente alla maratona di Boston 2013 quando si sono verificati gli eventi calamitosi. Molti lo hanno toccato e si sono commossi. Cosa accadrà domani? Non so. Ma ecco quello che ho imparato del nostro sport durante questo lungo anno apparentemente infinito.
Non si sa cosa potrà succedere durante qualsiasi gara, tanto più a Boston. Ma questa volta sarà molto diverso. Domani punterò il mio nuovo pettorale sulla parte anteriore della canotta, ma il numero 23902 risplenderà come sempre sulla mia schiena.
Riuscirà il pettorale 23902 a tagliare il traguardo in Boylston Street? Non chiedetemelo. Prima di domani pomeriggio non potrò saperlo. Tutto può succedere durante la maratona. Ma è certo che domani farò tutto il possibile per completare finalmente “il mio lungo viaggio verso Casa”.
Sarò con altri 36.000 atleti, ciascuno con storie avvincenti e uniche, molte delle quali non saranno mai raccontate. Correremo insieme una gara memorabile che, oltre a ricordare i morti e i feriti, confermerà che i valori fondamentali del nostro sport sono il bene, l’uguaglianza e la dignità. Attaccando nel 2013 la maratona di Boston, i terroristi hanno scelto lo sport sbagliato, la città sbagliata e la gara sbagliata. Dopo questi eventi, i runners di ogni nazione si sono uniti e sentiti tutti fratelli. Hanno sparso il nostro sangue, la nostra innocenza e ingenuità sono stati schiacciate e il bisogno di sicurezza è improvvisamente balzato al primo posto. Il nostro sport è cambiato nello spazio di una notte.
In questo nuovo mondo, mentre il bisogno di sicurezza è diventato improvvisamente imperativo per ogni direttore di gara, l’innocenza e il semplice divertimento vecchio stile non sono mai venuti meno. Anche se purtroppo la sicurezza non potrà mai essere completamente raggiunta, i partecipanti alla maratona continueranno comunque a provare le stesse emozioni e a gioire come prima.
Perché? Questo è il nostro sport. Boston è la nostra città. Questa gara è la nostra gara. Non è possibile toglierci queste emozioni perché sono nostre e ben radicate in noi. Nessuno ci può cambiare perché noi abbiamo scelto di essere come siamo.
Chi siamo? Siamo ogni numero di gara, runners tutti vincitori, veloci e lenti allo stesso modo. Talvolta gli eventi possono anche mettersi di traverso ma, vita e salute permettendo, quando iniziamo qualcosa la concludiamo. Questo è quello che facciamo. Questo è quello che siamo.
Domani corriamo per le vittime degli insensati eventi dello scorso anno. Corriamo però anche per recuperare questo sport, questa città e questa gara per i runners di tutto il mondo. Fratelli runners, correte tranquilli.
Post Scriptum.
21 aprile 2014 – Il traguardo di Boylston Street è finalmente comparso in fondo alla strada. Eccolo. Il Ristorante Forum è alla mia sinistra. Non posso fare a meno di fermarmi nel luogo dove è esplosa la seconda bomba e dire una preghiera per le vittime. Poi, un altro stop obbligatorio e un’altra preghiera di fronte al Marathon Sport dove è esplosa la prima bomba. Invece di sprintare verso il traguardo, é molto più importante fermarsi e rendere omaggio alle tre anime la cui vita un anno fa è terminata proprio qui e alle altre centinaia di feriti.
Ho cercato di tagliare il traguardo della Maratona di Boston 2013 ancora per un anno, sei giorni e alcune ore. Posso risparmiare il tempo, e lo farò. Termino di tessere il filo di questa storia incompiuta. OK, ora posso attraversare il traguardo.
Oggi non tutti gli oltre 5.000 runners hanno potuto essere qui. Molti non sono stati in grado di finire il proprio viaggio. Lo concluderanno in modi diversi, alcuni proprio a Boston. Posso immaginare che tutto si completerà nel corso degli anni.
Ma in questo momento, per la maggior parte degli oltre 5.000 runners del 2013, “il lungo viaggio verso Casa” si è concluso.

Larry Wilson e Dave McGillivray, Boston Marathon Event Director
Chi volesse leggere l’articolo originale, clicchi sul seguente link:
http://us1.campaign-archive2.com/?u=8aca37f89c7569bf2e5aa7a11&id=bfd07d6f4b&e=c23ed1590a


