Purtroppo l’appello al rendez-vous è stato tardivo, in quanto molti soci del Club avevano già preso altri impegni: nonostante il prezzo stracciato di 15,00 € a vantaggio di coloro che non erano ancora iscritti, l’appello di ritrovarci a Brescia per onorare il nostro amatissimo Presidente Onorario è stato raccolto solo da una trentina di noi.
L’intenzione è quella di correre in gruppo ad un’andatura lenta alla portata dei tapascioni, che ci permetta di arrivare tutti insieme al traguardo in onore di Beppe nel tempo limite di 6 ore.
L’intenzione é quella, ma fra il dire e il fare…c’è di mezzo il fisico “bestiale” del supermaratoneta.
Nonostante il freno a mano tirato, i soci veloci non riescono ad uniformarsi all’andatura dei più lenti e così lo spirito di gruppo va a farsi benedire.
Già prima dello start si capisce che, complice la bella giornata primaverile, le buone intenzioni iniziali si sarebbero disciolte come neve al sole: qualcuno, ansioso di tornare presto a casa, propone di correre insieme i primi 3 km fino al cimitero e poi dividersi in due gruppi da 5 e 6 ore.
Fin dall’inizio, quindi, i più lenti di noi rimangono inesorabilmente indietro.
Il frenetico filmato dell’articolo di Paolo Gino e le immagini fotografiche qui allegate documentano meglio delle parole “la scena madre” (definizione di Paolo) della maratona: giunti al cimitero, il fiume di supermaratoneti in piena rompe gli argini e si riversa all’interno.
Il cimitero di Mompiano perde le caratteristiche proprie dei camposanti: profanando di fatto la sacralità del luogo, vari gruppetti chiassosi di atleti in calzoncini e canotta corrono fra le tombe alla ricerca del loculo ove riposa il nostro Presidente Onorario.
Indugio una trentina di secondi con i ritardatari prima di infilarmi dentro anch’io.
Persi i contatti con i primi, corriamo a caso nel dedalo di vialetti del cimitero dopo aver inutilmente invocato a gran voce i nomi degli amici scappati via.
Superati a tre a tre i gradini di una rampa d’accesso al primo piano e scattate alcune foto dall’alto ai gruppetti dei più veloci che stanno già raggiungendo l’uscita per immettersi nuovamente nel percorso, arriviamo finalmente al cospetto del nonno.
Troviamo ad aspettarci le due donne più importanti per Togni, quelle che più lo hanno accudito durante la sua malattia: la dolce e giovane Sara, atleta milanese folgorata da Beppe durante una maratona corsa nelle retrovie, e la cara Giuditta, che più di ogni altro si è presa cura del nonno e gli è stata accanto fino alla fine.
Osservo la bella foto di Beppe sorridente accanto ad un mazzo di rose rosse e lo vedo felice. Felice di aver donato tutto se stesso al mondo delle maratone che lo ha ricambiato dandogli affetto e soddisfazioni infinite.
Paolo ha già raccontato i successivi 39 km corsi prevalentemente in periferia, degni di nota per qualche bella villa signorile incontrata lungo il percorso e il traguardo finale di Piazza della Loggia.
Dei 30 iniziali, arriviamo insieme in un gruppetto di 6 ricompattato solo nel finale.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)




