Insomma nulla da eccepire anzi, forse una delle migliori performance logistiche in campo nazionale che è riuscita, a rendere onore al magnifico percorso.
Come dicevo tutto ha inizio il sabato con una calorosa accoglienza, tutta toscana, presso il teatro Astrusi ove si svolge il briefing per poi proseguire all’ interno del chiostro cinquecentesco della chiesa di S. Agostino con ‘’un pasta party’’ nella miglior tradizione senese, a base di formaggi, salumi vari, minestra di farro e cinghiale in umido.
La mattina salutato qualche amico, non visto la sera prima (ormai siamo sempre gli stessi),mi accingo a partire. Il panorama è da mozzare il fiato: bellissimi paesaggi da cartolina si alternano a dolci saliscendi. Spesso dimentichiamo che viviamo in un posto meraviglioso, ricco di aspetti naturalistici che in molti ci invidiano.
Siamo nella parte alta della Val d’Orcia, un connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema che, proprio per la sua estrema bellezza ha consentito tramite la via Cassia per millenni le comunicazioni tra Roma ed il nord Italia. La valle è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento e rispecchi gli ideali del “buon governo” (XIV e XV sec.) in cui l’armonia tra l’uomo e la natura raggiunge livelli sublimi. Le dolci colline ricoperte da una fitta vegetazione di vigneti, oliveti, cipressi, faggeti e castagneti, interrotta da antichi abitati di origine medievale, case rurali e rocche con torri impervie che si disperdono nell’isolata e tranquilla natura dei luoghi: è questo lo scenario che si presenta ai nostri occhi, scenario suggestivo, proprio come ritratto dai maestri della scuola senese.
Quest’anno la gara è di 1720 metri di dislivello, quasi 300 in più dell’ anno scorso per 44,700 km e sei ristori comprensivi di tutto, anche del vino specialmente nella seconda parte dove la fatica si faceva sentire.
Il percorso si sviluppa nella prima parte su comode carrabili sterrate fiancheggiate da cipressi sino a giungere tramite un ripido pendio in cima ad un imponente poggio (località Poggio alle Mura) da dove domina la valle il Castello Banfi, il cui primo nucleo fu costruito strategicamente già à prima dell’anno 1000.
Si abbandona momentaneamente la Val d’Orcia per salire verso i 440 m del piccolo borgo medievale di Sant’ Angelo in Colle, antico possedimento dell’abbazia di Sant’Antimo (che ebbe il suo periodo di massimo splendore tra l’XI e il XII secolo, con ampia giurisdizione su chiese e territori circostanti) posto su uno dei poggi che circondano la valle del torrente Starcia, affluente dell’Orcia. Si corre tra gli onnipresenti filari di vite, e qui il panorama si apre verso il Monte Amiata.
E’ la volta di affrontare delle ripide discese verso valle per poi risalire verso il Ventolaio ove, il percorso del Brunello Crossing di 44 km si ricongiunge con il percorso di 23 km e da qui ci si avvia su di una discesa detta “il Patataio” per attraversare un altro borgo medievale, Castelnuovo dell’Abate. Poche centinaia di metri per esser al cospetto delll’Abbazia di Sant’Antimo, chiesa in stile romanico dove Carlo Magno, di ritorno da Roma attraverso la Via Francigena, nel 781 avviò la costruzione del Monastero.
Dulcis in fundo quando ormai, si è in vista della turrita Montalcino è d’obbligo una sosta al ‘’ristoro’’ del km 40, gestito dal team dell’ “Eroica” ove, è posta in bella mostra una bicicletta d’epoca e l’addetto, acchitato con maglia e pantaloni in lana dei ciclisti di una settantina di anni fa o forse più, ci rifocilla con un bel piatto di minestra di farro innaffiata dall’ottimo olio toscano. L’arrivo è ad ‘’un tiro di schioppo’’, non cedo neanche un minuto e in salita, sull’ultimo tratto di sterrato riprendo a correre affiancando le mura di Montalcino. L’ingresso nel centro storico del paese ha luogo attraversando la sua porta medievale per percorrere poi sempre in salita un tratto lastricato ove inaspettatatamente e con somma gioia incontro mia moglie Sabrina che mi ha sostenuto sempre e sopportato con le mie ‘’fobie’’; quest’ultimo, il corso finale, il traguardo nella piazza sono le emozioni più belle di questa magnifica gara. La missione è compiuta. Si è trattato ancora una volta di un viaggio interiore; ciò che rimane é come sempre un bagaglio umano di notevole spessore, ci si mette in gioco per testare la propria resistenza fisica, la capacità di sostenere certi ritmi, superare i propri, ascoltare interiormente se stessi, le proprie emozioni e fatiche percependo alla fine valori essenziali, quali il rapporto con gli altri.Nelle stesso tempo sono soddisfatto perché mi sento bene, non ho dolori ma soprattutto, ho avuto modo di ammirare panorami unici che mi danno la forza per ripetere l’impresa il prossimo anno. Altri giorni ancora passeranno per ripensare malinconico e orgoglioso alla gara conclusa e cercare nuove sfide in me stesso, cosciente di essere ancora più forte e consapevole nell’animo. Con la mente perfettamente sgombra di ogni preoccupazione, ritengo di aver trascorso una giornata perfetta, soddisfatto per il mio piccolo risultato.


