Titina, la norvegese, dopo il passo leggero e deciso di ieri, ha rallentato molto negli ultimi giri e ne ho approfittato per farmi qualche giro in Norvegia. Arriva da Jevnaker, un comune norvegese della contea di Oppland. Lavora in Comune che ha 6000 abitanti ed è circa mezz’ora a nord di Oslo. Il paesino è su di un lago dai mille colori lungo una ventina di chilometri in gran parte disabitato. Mi dice che in Norvegia ci son poche maratone ed è difficile collezionarle, occorre andare all’estero. I norvegesi hanno una cadenza e una lingua particolare, parlano emettendo dei singulti che a me ricordano il verso dei tacchini, ma è un mondo così lontano e particolare. Sono 4.5 milioni ma su un territorio vastissimo e diviso da fiordi, montagne e laghi. Anche la loro parlata è frastagliata e complicata, come girare attorno ai fiordi.
Mi dice che in effetti in Norvegia ci sono due lingue e due diverse forme scritte, entrambe usate ufficialmente: il Bokmål e il Nynorsk. Non lo sapevo, ho guardato poi e ho scoperto che “Il Bokmål (lingua dei libri) viene usato da circa l’85% della popolazione ed è basato sul danese scritto. Il danese, infatti, fu lingua ufficiale in Norvegia per molti secoli durante l’unione con la Danimarca. Il Nynorsk (nuovo norvegese), usato dal restante 15%, è stato creato da Ivar Aasen dall’unione di molti dialetti rurali norvegesi, soprattutto delle aree della costa occidentale. In norvegese, sia Bokmål che Nynorsk sono considerate «norvegese». Inoltre l’uso del dialetto è comunemente accettato, anche nello spazio pubblico (discorsi politici, lezioni universitarie, eccetera), e anch’esso viene considerato pienamente «norvegese».
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