2019: CAMPI DI NORCIA – 2 GIORNI, 1000 EMOZIONI!

Visitare i luoghi così duramente colpiti dal terremoto e parlare con gli abitanti, fortemente messi a dura prova, è stato toccante e coinvolgente: pur avendo appreso e seguito le notizie attraverso i telegiornali quell’agosto e
successivamente quell’ottobre, la sensazione che ho provato, raccapricciante, è che il fattaccio fosse appena accaduto. Mi ha pervaso un senso di partecipazione, condivisione, solidarietà ed impotenza allo stesso tempo. Ho percepito dolore nel vedere da vicino, nel toccare con mano quel centro abitato devastato ed evacuato, e nel contempo ho provato un grande piacere nel conoscere il presidente della pro loco, Roberto Sbriccoli, che tanto ha lottato e continua a lottare per la sua terra, accogliendo con un cuore immenso le persone in difficoltà all’interno dei suoi locali.
Si tratta di gente resiliente che, con la disperazione nell’animo per aver perduto tutto, ha scelto di non mollare e di rimanere a Campi; si è rialzata, si è rimboccata le maniche ed ancora guarda con speranza verso un futuro, nonostante gli aiuti siano stati finalizzati prevalentemente alla messa in sicura delle numerose chiese che sorgono lungo il “cammino dei santi”, oltre indubbiamente alla predisposizione di casette provvisorie, che mi auguro però non si trasformino nella soluzione definitiva: container di plastica in cui vivere e scuole in legno in cui studiare.
Il luogo sorge a circa 700 metri di altitudine, a metà tra le campagne (il paese basso) e le pendici della montagna (il paese alto, fortemente leso e completamente disabitato); la zona è particolarmente bella paesaggisticamente e ciò fa ben sperare che il turismo possa presto ritornare da quelle parti.
Passando alla cronaca più recente: il sabato si è corsa la “8 ore di Campi” su un circuito di 1711 metri, in parte su prato ed in parte su strada, sia sterrata che asfaltata, con un dislivello positivo di 30 metri, che si riproponeva ad ogni giro. A cornice della competizione, Giorgia Trinelli e Filippo Lampitelli si sono occupati di intrattenere i bambini del posto, impegnandosi al fine di regalare loro un sorriso.
Mentre l’appena citata corsa è stata dominata da un clima oltremodo caldo, il “trail della lentichia” della domenica è partito all’insegna di un tempo a dir poco proibitivo: pioggia, freddo, raffiche di vento… i più veloci raccontano di essere stati bersagliati della grandine! Le condizioni meteo particolarmente avverse hanno rischiato di compromettere la partenza della gara, che si è poi svolta su un anello più breve di 21 km in luogo di 44,600 su decisione del responsabile del percorso, Robert Genetti, della società Brescia Runner, la quale si è prodigata
nell’allestimento dei sentieri. La corsa ha attraversato il parco nazionale dei monti Sibillini, così chiamati perché, secondo la leggenda, sarebbero popolati dalle Sibille, fate o forse streghe che errano tra le montagne a seguito delle greggi, grazie alle loro zampe dotate di zoccoli caprini. La vista era molto panoramica, nonostante il cielo plumbeo; ma il freddo sofferto per percorrere un dislivello di circa 700 metri e raggiungere quota 1400, così come l’attenzione adoperata nel ridiscendere i sentieri bagnati, cosparsi di viscidi sassi e spesso ricoperti di foglie insidiose, non hanno permesso di godere appieno della bellezza del percorso; percorso che, in sincerità, mi auguro di poter ripetere in versione integrale il prossimo anno… sotto un caldo, ma non troppo, sole!

Da parte mia va un grande ringraziamento a Roberto della pro loco di Campi, per aver riservato a noi podisti lo stesso calore e la stessa accoglienza rivolta ai suoi concittadini; a Robert, per aver valorizzato la manifestazione, grazie alla sua esperienza di tanti anni di corsa in montagna; e, naturalmente, a Gianfranco (Gozzi), ideatore della manifestazione, per averci avvicinato a realtà meno felici della nostra, facendo scattare, sono sicura, in ciascuno di noi, anche solo un briciolo di empatia e di partecipazione nei confronti dei residenti.
Di questa intensa esperienza, quello che mi rimane sono le seguenti caratteristiche, tutte fortemente positive, che contraddistinguono il “popolo” di Campi: la grande dignità nell’affrontare con tenacia, operosità ed impegno, una
battaglia non scontata; ma, soprattutto, le tante dimostrazioni di generosità e riconoscenza nei confronti di noi maratoneti per il modesto contributo da noi offerto.
Credo che lo scopo di Gianfranco, di “sensibilizzare” chi si è recato a Campi, sia stato centrato in pieno e che ci possiamo ritrovare mille spunti: se il nostro piccolo apporto non sarà sufficiente a risolvere i problemi dei nostri nuovi amici, sicuramente l’aver convissuto con loro fianco a fianco in questi due giorni, ci indirizzerà a piccoli ma importanti gesti di solidarietà; ad apprezzare di più i beni materiali che possediamo, che fanno parte di noi e della nostra storia; ad imparare a riflettere sulle situazioni; a non dare mai nulla per scontato; ad uscire dal nostro guscio ed a condividere, anche con chi apparentemente ha poco da restituire, ma che in realtà possiede inesauribili risorse interiori; e si potrebbe andare avanti fino all’infinito…

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