La domenica, spesso, lo coinvolgevo nella mia sfrenata ricerca di provare cose nuove senza avere un minimo di esperienza. Da qui le prove sugli sci, partendo, però, dalle piste nere e non da percorsi per principianti. Io in qualche modo me la cavavo, mentre lui cominciava già a cadere mentre usciva dall’ovovia.
Organizzai pure un torneo di calcio fra le concessionarie d’auto pratesi, ma non facemmo una bella figura. La rete della porta che difendevamo era sempre “gonfia” e buona parte del merito era di Carlo. Io, essendo pure “commissario tecnico”, lo vedevo come “tornante” e gli davo indicazioni in tal senso. Il problema era che non tornava mai!
In mare, però, era un genio e più volte ha tolto da guai seri, tanti sub o proprietari “sprovveduti” di barche andate in avaria. Campione di pesca, con canna e subacquea, riportava a casa tonni enormi, per la gioia di centinaia “abbuffatori” che, adulandolo, sbafavano a più non posso nei sontuosi pranzi e cene che lui e sua moglie erano soliti organizzare.
La nascita dei figli portò entrambi a ridimensionare le nostre ambizioni di libertà totale. C’erano i pannolini da cambiare, le notti insonni, ecc., da qui la necessità di sacrificare ben volentieri buona parte del nostro tempo libero a vantaggio della famiglia.
Prestissimo, la domenica mattina, andavamo a corricchiare su tragitti cittadini e non (foto in bianco e nero), cominciando pure a fare qualche gara amatoriale.
Le nostre strade poi si divisero: io cambiai sede di lavoro e lui aprì in proprio.
Da allora, salvo qualche sporadica occasione, non ci frequentammo più per oltre venti anni, fin quando…
Era l’autunno del 2012, mi fermai, non ricordo per quale futile motivo, nella sua officina. Mi venne incontro sorridente nel rimembrare i vecchi tempi, poi divenne serio e, additando con la mano la sua mole, mi disse: “Mario, aiutami! Guarda come mi sono ridotto!”. Effettivamente i 115 kg, accumulati negli anni, si vedevano tutti. Sorpreso da questa supplica e dalla determinazione che intravedevo nei suoi occhi, gli offrii il mio aiuto, a patto però che la voglia di rimettersi in gioco non si esaurisse dall’alba al tramonto, ma durasse almeno una stagione. “Accetto!”, mi rispose convinto. “Quando cominciamo?”. “Subito!”, dissi io di rimando, “per l’onorario ne parleremo più in là!”. Nella bauliera della macchina avevo, casualmente, chissà da quanti mesi, un paio di vecchi pantaloncini neri ed una maglia pure nera con la pubblicità di Radio Deejay. “Finito il lavoro, vai a casa, cambiati, vieni al parco di Galceti e facciamo due passi”.
Qui è cominciata la “sfida”. Visita medica, l’ingresso in una società podistica adatta a lui e alle esigenze di sua moglie che lo accompagnava ovunque, in quanto quel gruppo era molto bravo ad organizzare gite non solo per podismo ma anche per il piacere di vedere posti nuovi. Insomma, Carlo poteva percorrere il lungo cammino che doveva fare, senza doversi preoccupare più di tanto della sua signora, in quanto amalgamata fra le decine di mogli e compagne di podisti (ma non interessate più di tanto all’attività fisica), visitava luoghi bellissimi, vicini e lontani, più ottime colazioni o pasta party, con contorno di piacevoli camminate all’aria aperta.
Ma le cose non andarono proprio cosi! “Who are you? Where are you from? Why are you here?”, they asked him. “Go away”, they said.
Dopo molte spiegazioni e dopo molti “scappa e fuggi”, tutte le volte che si presentava in sede, qualcuno cominciò a maturare il dubbio che si trattasse di due nuovi soci, non guardando più né lui né la signora con espressioni di perplessità. Forse Carlo era riuscito a far breccia nei loro cuori. Non fu però facile l’inserimento, e così la dotazione di maglie, tuta, borsone, pantaloncini e quant’altro con i colori e lo stemma della società, gli fu fatta sudare. Per lui era il raggiungimento, la consacrazione, il battesimo della sua nuova veste di podista.
Finalmente, si fa per dire, arrivò la “patente”. La sua prima apparizione ufficiale iniziò con la corsa dei “5 Frantoi”. L’avevamo corsa insieme 30 anni prima ed io ero felicissimo che ripartisse da lì. Con la tuta nuova, canotta e maglietta d’ordinanza, si presentò, quella domenica mattina, emozionatissimo, certo di trovare almeno un centinaio di suoi compagni di società. Non andò proprio così. Chissà perché, quasi tutti si erano recati a correre un’altra manifestazione in contemporanea. Nessuno lo aveva avvertito del cambio di programma, oppure lui stesso, ancora poco pratico, non aveva realizzato…Trovò solamente una minoranza che, guardandolo con sufficienza, capì subito, dopo poche centinaia di metri dalla partenza della gara, che portarselo dietro ed aspettarlo era un pacco troppo pesante da sostenere. “Go away”, they said “you are very ugly and too slow to run!”. Carlo rimase ben presto solo, e soltanto il ricordo della promessa fattami lo spinse ad andare avanti e concludere i 16 km del percorso fra i sali-scendi della collina. Durante il “calvario”, non trovò più i posti fissi del ristoro in quanto, oramai, gli addetti avevano riposto gli avanzi, tavolino compreso, nelle auto e, sicuri che non passasse più nessuno, si erano avviati verso il traguardo. Giuliana, sua moglie, era lì ad aspettare il suo arrivo da un pezzo. Carlo aveva insistito tanto al momento dell’iscrizione per avere il cartellino agonistico (che oltretutto costava 2 euro in più!). Per questo lei, in qualche modo, non esperta di queste cose, aveva realizzato nella sua mente, il sogno del podio.
Premessa. Durante una delle tante maratone di Roma, al passaggio del 21° km, all’altezza del “Flaminio”, incrociai degli addetti alla manutenzione che stavano cominciando a rimuovere le strutture, e in corsa gridai: “Ehi, voi! Avete visto i primi?”. Uno di loro mi rispose: “Sì! Ma ormai a quest’ora sono a magnààà!”.
Ebbene, Carlo non solo non vide al suo arrivo nessuno a mangiare, ma neppur traccia di cibo del ristoro post gara. Braccia alzate nel tagliare il traguardo, invisibile, però, perché pure il gonfiabile era stato tolto. Fu Giuliana che, trepidante, gli indicò che all’incirca doveva essere da quelle parti. La mano si contrasse e il dito medio andò a bloccare il cronometro dell’orologio, come tante volte aveva visto fare in TV, il giovedì sera, su “Toscana TV”, durante la trasmissione sportiva dedicata ai “Runners”.
Sono passati due anni intensi da allora attraverso croci e delizie. Piano piano, il servizio come addetto alle “bandierine”, come indicatore del percorso è cominciato a rimanergli stretto, così pure il foro della cintura dei pantaloni si accorciava sempre di più. Da podista per caso iniziò la pratica di allievo Supermaratoneta, anche le corsettine serali e domenicali non lo stuzzicavano più, voleva altro. Si doveva realizzare il sogno di tagliare il traguardo delle 50 maratone ed entrare nell’esclusivo “CLUB SUPER MARATHON ITALIA”. Domenica, 8 giugno, alla maratona di Suviana il “DIPLOMA” più ambito è arrivato, attraverso un percorso tortuoso ma pure affascinante.
50 maratone in 2 anni, 32 kg in meno, 50 medaglie ed altrettanti pettorali e diplomi. Ciliegina sulla torta, la sorpresa fattagli nell’iscriverlo alla “100 km del Passatore, appena tre settimane prima, non assicurandolo che lo avrei fatto partire o meno. Il giorno prima gli ho detto: “Andiamo! Ci facciamo una bella passeggiata”. E così è stato! Ora nella nuova veste di “driver”, ho una bella scuderia. Pure Fabio Bitini viene su bene ed a breve concluderà il solito percorso. Stiamo valutando l’idea di essere quotati in borsa, magari in America, a Wall Street. L’Europa comincia a starci stretta. Le trasferte nelle principali capitali europee hanno consentito a Carlo e Giuliana di accumulare esperienza necessaria per muoversi in maniera autonoma. Ne vedremo delle belle!
Carlo, spesso, nel sogno pensa: “Why was so ugly to run!”. Suddenly, he thinks to see his image in the water. Mistake! That is Mario Ferri, he is a beautiful white swan. Dal sogno si risveglia e pensa: “E’ giusto così! Per ora non sarò io il bellissimo cigno, ma uno splendido anatroccolo, sì! Poi, tempo al tempo…”.




