Carpi Maratona d’Italia 2014. Ieri e oggi

Domenica, 12 ottobre, le vicinanze del museo Ferrari di Maranello, accoglievano, alla partenza circa 1.700 atleti festanti: 750 per la 21 km, 550/600 per la maratona, circa 400 per la 33 km. In attesa dello start, in giro per incontrare altri amici di passate esperienze nazionali ed estere. Nessuna faccia conosciuta; strano non mi era mai capitato di non incontrare iscritti al Club Supermarathon, nè leccesi, pugliesi o, quantomeno, ascoltare qualcuno con accenti, cadenze diverse. Ero disorientato, sembrava fosse un trittico emiliano/lombardo/veneto, non una maratona nazionale consolidata.

Si parte, bella, luminosa giornata, podisti allegri, festosi, ciarlieri, come sempre. Percorso piacevole, paesini graziosi, gente pochina, quasi indifferente, tranne sparute eccezioni. Ulbersetto, Formigine, Baggiovara, finalmente Modena nella piena sua bellezza. Basta ed avanza l’emozione del passaggio nell’atrio dell’Accademia, tra due schiere di cadetti plaudenti.

Peccato! Partito da Lequile ( Lecce) per la maratona, avverto che la corsa… finisce al traguardo dei 21, 095 metri.

All’uscita da Modena, resta meno della metà, tantissimi con pettorale differente dal mio, partecipanti solo per “un lungo” – 33 Km a Soliera – di allenamento. Dicono, in preparazione di New York ( AUGURI!!), Venezia, Ravenna, Torino. Questi i luoghi che sento nominare. Inizio a chiarirmi le idee, strada provinciale per Carpi, larga assolata. Siamo al punto di squilibrio fisico, principalmente mentale per i pochi rimasti. Quando si era in tanti, allegri, ciarlieri, finalmente: bel tempo. Dopo il trentatreesimo, prevale nei pochi podisti restanti il senso negativo di fastidio, caldo, sole eccessivo. La stanchezza, l’allungarsi del serpentone accentuano il disagio. Atleti sempre più soli lungo una strada dritta, larga, chiusa completamente al traffico, “vuota che ti svuota”, anonima. Arrivo, finalmente, a Soliera, traguardo dei 33 km. Grazioso comune di circa 15.000 abitanti, DOV’ERANO? Sembrava un paese fantasma. Importante centro storico caratterizzato dalle solite (per queste terre) costruzioni medioevali, ben tenute.

E’ finita veramente, purtroppo non i 42 km, ci ho impiegato veramente troppo a capire, ora è tutto chiaro! Ecco perché non conoscevo podisti alla partenza di Maranello. Trittico emiliano, lombardo, veneto per il “lunghissimo”, con coda di qualche sprovveduto mio pari, che ha fatto 2.000 km per partecipare, almeno una volta, alla Maratona d’Italia. Peccato, è, ormai, tardi. Sono stato spinto all’impresa da gente anziana, che tuttora fa tesoro dei bei tempi passati.

Da Soliera all’arrivo solo semplice cronaca. Strade vuote, il minimo indispensabile del personale addetto al controllo (bravi). Nell’attraversare l’ultimo centro abitato, forse Limidi, fazione di Soliera, col rischio di sbagliare strada.

Finalmente Carpi, 70.000 abitanti, arrivo canalizzato da transenne per quasi 500 metri, degno delle primarie maratone europee. In una piazza stupenda, con la cattedrale, credo in parte gotica, protesa verso l’alto, il perimetro totalmente porticato. Piazza stupenda, desolatamente VUOTA.

Alla periferia della città, una imponente scultura, credo bronzea, raffigurante IL PODISTA, Dorando Pietri? Dulcis in… fundo, alle 15 pomeridiane, non c’era nessuno a Carpi, molta difficoltà a cercare di mangiare un piatto di pasta. Sto sbagliando? Era un mio giorno NO! Ho atteso altri due giorni, per ben metabolizzare, confermo: la mia delusione per la MARATONA D’ITALIA resta fuori discussione.

Tanto trasmessomi dall’amico Antonio Canuti, che, ad un certo punto della recensione, mi scrive: “…o forse mi son fatto consigliare da gente anziana che ancora vive di rendita dei bei tempi passati”. Si riferisce al sottoscritto. Io l’ho spinto a Carpi nel 2014, dopo averne fatto tre esperienze a cavallo di secolo. Era tra le prime dieci maratone nazionali, con partecipazione tra 1.500/2.000 podisti, soltanto per la maratona. Nel 2014, tal Cabassi Pietro chiude in 2:41 e Dalmas Paola in 2:48. Nel 1988, prima edizione, Vindis Mirko 2:16; Marchisio Rita 2:31. Anni ’90, tempi per gli uomini tra 2:10 e 2:15, le donne intorno alle 2:30. Franca Fiacconi, anno 1996, 2.2; Ornella Ferrara, anno 1997, 2:28 (c’ero). Transitati da Carpi, dal 2002 al 2008, keniani chiudenti in 2:10, 2:11, 2:08. Alberico Di Cecco, nel 2.000, 2° in 2:13. Atlete donne, oltre alle citate Fiacconi e Ferrara, Rosalba Console, Maria Guida, Viola Simona, Emma Scaunich (2:32 nel 1990). Manifestazioni di contorno, allora, rappresentate da 3/4 mila cicloamatori in piazza, all’arrivo a Carpi, dopo una loro gara di 80 km. La piazza stracolma di folla plaudente. La visita, per gli accompagnatori, al museo Ferrari di Maranello. Questo ed altro che, al momento, sfugge dalla mia memoria storica.

Il vivere di rendita dei bei tempi passati, mi fa andare al V capitolo della prima cantica di quell’italiano, forse unico, irripetibile, per bocca di Francesca “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore”. Comunque, un suggerimento allo staff, nel caso volesse proseguire alla 28^ edizione. Ridimensioni il tutto, adegui l’evento alle reali risorse finanziarie/umane, per non continuare a snaturare l’essenza di una manifestazione sportiva, la maratona, vecchia come notte dei tempi. Piacenza docet! Quegli organizzatori, onestamente, non fanno più la maratona.

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