Quando in prossimità del 40° km le ginocchia non l’hanno sorretta ed è rovinata fragorosamente al suolo ho temuto che non ce la facesse. L’avevo sottovalutata. Rialzatasi con l’aiuto di braccia amiche, ha impiegato qualche minuto a capire cos’era successo. Inforcati nuovamente gli occhiali caduti a terra e ringraziato Sant’Antonio da Padova per non avere nulla di rotto, ha riacquistato presto lucidità. Ha puntato lancia in resta verso l’agognato traguardo: scortata negli ultimi 2.000 metri dai marcantoni Giampaolo Cera e Paolo Gilardi che, mentre scattavo le ultime foto per certificare l’impresa, si incaricavano di impedire eventuali ulteriori cadute.
Ma andiamo con ordine. Le caratteristiche della Maratona di S.Antonio (percorso monotono con lunghi rettilinei, tempo max. sette ore e ristori spesso generosi offerti dagli alpini) non invogliano a ricercare prestazioni ma a socializzare divertendosi.
Alcune società sportive corrono in gruppo, uniformando l’andatura a quella dell’atleta più stracco. Sono in molti a mettersi in maschera per accentuare il carattere goliardico della manifestazione.
Nonostante la giornata uggiosa, pioggerella sottile alternata a brevi schiarite, nella zona di partenza fervono i preparativi per agghindarsi con fantasia. Notevole lo scozzese Enzo Funghi e la biondona Aligia Vandelli dotata di seno prorompente, audace minigonna e gambe slanciate. Spiccano i Vichinghi dei Pico Runners capitanati dal condottiero Libero Zerbinati e le sexi Vichinghe con cuori dipinti sulle gote e bocca rossa tirabaci. Una ventina di soci del Club Super Marathon Italia con in prima fila Mario Ferri corrono nelle retrovie con la bandiera “Boston nel cuore” sorretta dal portabandiera Alfio Polidori.
Dopo un minuto di raccoglimento per l’attentato di Boston e l’applauso liberatorio finale, si parte. Su ordine perentorio di Michele Rizzitelli impegnato a Cagliari, oggi tocca a me produrre il servizio fotografico. Dovrei stare con il gruppo delle retrovie ma fotografare nella pioggia battente sempre Alfio e la sua bandiera non è particolarmente accattivante. Dopo qualche km decido quindi di risalire le posizioni alla ricerca di altri soggetti.
Raggiungo Luciano Morandin, il re dei retrorunners, che qui a Padova, come ogni anno, sfida se stesso nel correre la maratona all’indietro: assistito da Mariano Beggio che funge anche da giudice di gara. Correre all’indietro non è facile. Luciano impara a sue spese che senza il terzo occhio pineale è difficile non scivolare non solo sulla classica buccia di banana ma anche sulle bucce di arancia sparse oggi per terra. Cade all’indietro e batte la testa. Ma chi lo conosce lo sa bene: la testa di Luciano è molto dura. Si massaggia il bernoccolo dolente e indomito riparte.
Eccoci giunti al cuore del racconto. Lasciato Luciano al suo “tragico” destino di retrorunner, dopo una rincorsa di oltre 23 km affianco Caterina e Paolo Gilardi. Paolo è stanco e mi affida la sua protetta.
Al 25° km faccio due conti e scopro che, alla vertiginosa andatura di 9 minuti/km, Catarì può centrare la sua grande impresa: abbattere il muro delle 6 ore! Lei si schermisce sostenendo che non ce la farà. Insisto, invitandola ad avere fiducia in se stessa e rompere gli indugi. Le propongo una variante del metodo Galloway: ad ogni segnale chilometrico, alterneremo un minuto di passo a 2 minuti di corsa lenta. Detto fatto: 1+2+1+2+1, ogni volta dopo 7 minuti il chilometro appare sempre a meno di cento metri di distanza: una manciata di secondi in meno dei 9 minuti previsti.
Le condizioni meteorologiche si mettono al bello e spunta un pallido sole. Raggiungiamo il gruppo di Gianfranco Toschi, Vainer Blo, Osvaldo Bucci e Giampaolo Cera. Con quattro falcate li piantiamo in asso. Pronti a dare una mano al successo dell’impresa, Vainer e Giampaolo vengono con noi. Rientra anche un redivivo Paolo Gilardi. Vainer si ferma per un pit-stop e non trova più le forze per riagguantarci. Il resto è noto. Nonostante il sostegno di Paolo, Giampaolo e il sottoscritto, Catarì va a gambe all’aria in prossimità del 40°. Tutto sembra perduto ma, anche per l’intercessione di Sant’Antonio, Caterina risorge e si produce in un finale travolgente con il braccio destro alzato in segno di vittoria.
Ecco la sua marcia trionfale: alla mezza, 2:50:34; al 30° km, 4:08:57; infine sul traguardo 5:58:26. Questa volta niente lacrime liberatorie: Catarì, ormai esperta maratoneta, è diventata adulta e non si emoziona più.
Una curiosità: mentre Caterina taglia il traguardo, lo speaker Roberto Brighenti annuncia l’arrivo di Silvana Tosolini. Chiarito che trattasi di Caterina Lazzarotto, Brighenti si scusa e offre una fetta di torta per farsi perdonare.
Circa mezzora dopo giunge fra gli applausi il gruppetto di SuperMario Ferri. Per “Boston nel cuore” Alfio si esibisce nella verticale yoga per circa un minuto. La festa è finita. Arrivederci alla prossima edizione.
Clicca qui per le foto (M. Liccardi)
Clicca qui per le foto (P. Greco)




