I ricordi sono tanti:
– Il passaggio davanti al recinto dell’orso prima di salire a San
Romedio
– L’arrampicata da Sottosass al campeggio di Bellamonte: da 1.000 a
1.400m in meno di 3km
– L’attraversamento di Predazzo dove noi “smutandati” ci siamo dovuti
rifugiare in un bar mentre passava la Processione con chierichetti,
confratelli, il baldacchino, preti, Vescovo, Capitano dei Carabinieri e
Generale della Finanza in grande uniforme preceduti dalla banda
– I ristori con minestrone, orzetto, gulash, polenta, salsiccia e
carne salada
– L’arrivo sfiatato in cima alla salita con le signore che ti
consolavano “Dai ca ora a ghe sé la disiesa prima de n’altra salìta;
d’altronde cossa che te vòl: sèmo in montagna!”
– Il ponte coperto di legno a Panchià e la salitona spaccagambe
– E Bepi il boscaiolo che ti tallona e poi ti supera e ti aspetta per
contarte su quatro ciacole
– La casa degli Alpini in mezzo al bosco dove non immaginavi neppure
che ci fosse un sentiero e “Bevète un’ombra de sgnapa che te sé un po’
smorto”
– E vedi il cartello “Tres km 1” e pensi “è finita” ma poi ti mandano
su verso Sfruz e ti viene il latte alle ginocchia ma poi attraversi
l’agriturismo e senti profumo di griglia ed al ristoro ti danno un piatto
con costine e salamella “Dai magna che te manca poco e xè tuta in discesa”
– Le discese ardite e le risalite … ed i panorami che “Ociù a dove
metti i piedi”
– La Via dell’amore ed il sentiero del Cielo
– Ed è l’ultima salita ma poi ce n’è ancora un’altra
– E poi tagli il traguardo e ti danno na bella pacca sulla schiena
“Brao fiol” e ti cacciano in mano una bottiglia di vino.
– Ed alla fine il meritato pranzo alpino accompagnato da canti e
musica
Il tempo finale te lo prendevi tu (se volevi), niente medaglia, niente
maglietta ma tanta tanta tanta soddisfazione.
Alla prossima,
Ettore “montagnàrd” Compa





