Cervia 15-5-2016. 1° Ecomaratona del Sale. Tu proverai sì come sa di sale…

Sabato 14 maggio mi era stato chiesto di commemorare, appunto, Guareschi, nientemeno che nell’aula dell’Università di Bologna dove Carducci faceva lezione a scolaretti che si chiamavano Pascoli o Panzini.

002Questa volta, ad ascoltarmi c’era il nostro calcolatore umano ing. Mario Liccardi, inflessibile dispensatore di classifiche (non me ne ha mai concessa una a Roma perché la corsi col pettorale di un altro, però a fine 2015 mi ha attribuito una corsa in più rispetto al mio personale conteggio!). Non che la conferenza su Guareschi c’entri molto col podismo (*), ma siccome Mariolino mi ha pregato di citarla, eccolo soddisfatto.

Deposti gli abiti professorali, eccomi a preparare la borsa e dirigermi alla volta di Cervia: dove Mariolino, ancora sofferente per la frattura di Roma, non verrà, accontentandosi forse della Strabologna, sebbene questa sia divenuta una bella occasione lucrativa per gli organizzatori, che fanno pagare ben 4 euro anche ai bimbetti dell’asilo e delle elementari.

A Cervia, anche per merito di una tariffa davvero amichevole praticata ai soci del Club, trovo parecchi supermaratoneti, tesserati 2016 o no; alcuni addirittura reduci dalla 6 ore di Foiano della Chiana del giorno prima. Viste le loro percorrenze a Foiano, diciamo che hanno corso una maratona sabato e una domenica: e non tacerò che Michele Rizzitelli, in campo a Foiano per 46 km, domenica sui 42 mi rifila 3 minuti. Non gli è capitato spesso di battermi, e dunque onore a lui; ma onore anche ad Angela Gargano che a Cervia ha ragionevolmente fatto da spettatrice. Non c’è lotta invece coi due Massimo, Morelli e Faleo, che rischio di scontrare con l’auto andando in senso vietato nel parcheggio, ma che in gara mi staranno dietro di 40 minuti.

003Devo invece arrendermi, come sta capitando un po’ troppo spesso in questi ultimi mesi, a Sir Della Piana e all’aligero folletto Vandelli, che mi passano a due terzi di gara e giustamente mi faranno sentire come sa di sale il loro passo rispetto al mio. Anche Isabella Introcaso, dopo avermi passato nei primi km, si farà rivedere (con incitamento) solo alla fine, quando ormai rivestita tornerà verso il suo parcheggio mentre io sto affrontando le ultime centinaia di metri. “Viva la tua età”, cantava Donovan; come viva l’età di Mauro Malavasi, figlio del socio Paolino, che non potendomi battere di persona mi sconfigge in questo modo (stavolta, di mezz’ora); e del mio allievo d’università Emanuele Perrone (4.38), che adesso gli esami di maturità o decrepitezza sportiva me li fa lui. Mentre non è questione di età ma di classe, se l’ex presidente Luciano Bigi mi dà esattamente un’ora; ma perdere da lui, vi assicuro, non sa di sale.

È infine un onore rivedere, dopo anni, uno dei Grandi del nostro movimento, quell’Ulderico Lambertucci maceratese, che dopo aver stabilito negli anni Novanta il record del maggior numero di maratone corse in un anno (allora si marciava ancora su numeri ‘umani’), si dedicò a corse individuali non omologate ma ricche di spiritualità, come quelle verso i grandi santuari del mondo. Oggi, sui 70 anni, corre ancora una gara difficile come questa in 4.16.

Keine Ahnung, endlich, und leider, des ehrlichen Herren Hartmann Stampfer (**), che non poteva mancare qui trattandosi di una maratona ‘nuova’; ma visti i tempi credo che il suo arrivo coincida con la mia inutile sosta nelle docce (una sola, e freddissima), dove mi raggiungono dopo poco Ancora e Gemma, credo senza osare nemmeno loro l’immersione totale. Quando uscirò per il pasta party, prima della ripartenza definitiva sarà l’occasione di salutare l’arrivo di Carla Gavazzeni, del marò Boldrin e della “marina” (ma anche montana) Mocellin.

004La prima edizione ha classificato 170 podisti nella maratona, più 258 nella mezza e 76 nei 10,5 km; senza contare le gare non competitive e una curiosa combinazione piedi+bici in cui i due compagni di squadra dovevano restare sempre uniti (diciamo, una versione legalizzata degli aiutini che alcuni podisti si fanno dare dai loro accompagnatori ciclotrainati: è un ricordo che mi porto dalla prima maratona corsa a Mirandola nel 1990, quando al km 37 un podista fece scendere dalla bici il figlio-accompagnatore e salì lui, abbandonando poi il mezzo a 300 metri dall’arrivo).

La novità di questa eco-maratona consisteva nel non essere di montagna, ma tutta al livello del mare (il Gps mi certifica addirittura una quota minima di -5 sotto il livello del mare, per un dislivello totale di 61 metri); una seconda ‘stranezza’ è consistita nella preponderanza della parte su fondo naturale: se i miei calcoli sono giusti, erano circa 36 km su 42 (un pelino scarsi: 41,700 ?), quando anche in tanti celebrati trail come la Abbots Way (da cui qualcuno di noi è reduce) l’asfalto si prende ben più ampie percentuali.

Percorso, bello e gradito, che dopo un paio di km per uscire dalla città andava nell’entroterra, su stradette fra saline che ricordavano un po’ quelle fra le risaie delle maratone di Vercelli e Santhià; tra il km 10 e il 20 si saliva sul lungo e faticoso argine del Savio, con erbetta fresca alta una decina di cm, e l’erba precedentemente falciata che era rimasta a fermentare sul suolo. Non il massimo quanto ad appoggi e postura. Ancor più gradevole l’ultima parte, nelle fresche pinete di Classe e Milano Marittima, a parte una certa risparmiosità nelle segnalazioni che ci ha fatto sbagliare in parecchi verso il km 39.

Sui ristori lo speaker, addirittura Daniele Menarini, ha messo le mani avanti prima della partenza, preavvisando (cosa del tutto ignota al regolamento e al sito degli organizzatori) che non ci sarebbero stati bicchieri, perché così vogliono le ecomaratone. La presenza dell’omone Gianfranco Gozzi bastava a convincerci che non è vero, perché nell’Ecomaratona di Monte Sole i bicchieri c’erano; e la presenza della citata Carla Gavazzeni, nostra capo-squadra in una Ecomaratona di Alba, rinfrescava la memoria sui bicchieri di cristallo colmi di Barbaresco (oltre che i bicchieri di plastica con tutto il resto). No, per fortuna anche a Cervia i bicchieri c’erano sempre (sebbene qualcuno di noi conservasse il bicchiere del ristoro nel dubbio che mancasse nel successivo): in compenso, mancavano i ristori interi dei km 10 e 40, e gli altri erano distribuiti a intervalli irregolari. Quello poi del km 20 era lo stesso anche al km 32, salvo che la seconda volta era molto meno fornito…

005A proposito di questo doppio passaggio (in tutto, meno di un km percorso in entrambi i sensi, in corrispondenza dello scavalcamento del Savio tra Lido di Classe e Lido di Savio), è criticabile il fatto che lungo l’anello intermedio di 12 km che ne risultava, fatto alle porte di Ravenna, persino con un accenno di “maratona della sabbia” in spiaggia, non ci fosse nessun controllo, né col chip né a mano.

I Supermaratoneti sono superiori a qualunque sospetto (ehm), però se uno dopo il ristoro del km 16 voltava giù per il percorso dei 21 (identico al nostro, da lì alla fine), o se al ponte sul Savio faceva semplicemente dietrofront, sarebbe in classifica lo stesso.

Discreto il pacco gara (maglietta tecnica, bottiglia di vino, un sacchetto di sale, più pasta party minimale e senza bevande alla fine), anche in considerazione dei prezzi molto bassi per chi si iscriveva per tempo. Il clima ci ha graziato (a parte il vento contrario in tutto il tratto ascendente; nel ritorno, quando potevamo sperare di averlo a favore, siamo entrati in pineta e addio vento). Ho trovato anche il modo di andare, dopo la gara, in spiaggia a vedere se la temperatura del mare era più alta di quella delle docce (beh sì, un paio di gradi in più c’erano).

Per la cronaca, risultati di non grande pregio tecnico: da ritenersi buono il 2.43:36 del vincitore Gianluca Palli, che però ha inflitto un quarto d’ora al secondo, Mattia Di Nunzio. La prima donna, Anna Giunchi, ha impiegato quasi tre ore e mezzo, dando peraltro mezz’ora alla seconda Barbara Bertarelli.

[(*) Non c’entra col podismo in senso stretto, ma in qualche modo con la Ecomaratona del Sale sì. Come hai scritto, Guareschi è morto a Cervia quasi 50 anni fa. NdR]

[(**) Affinchè non solo Hartmann ti capisca, ecco la traduzione. “Per finire, e purtroppo, non so dire quando possa aver tagliato il traguardo l’onorevole Signor Hartmann Stampfer”. NdR].

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