Chicago non solo Al Capone

CHICAGO, 9 ottobre 2022

Vabbè le sto facendo tutte le Majors e “sciur Presidente” vuole articoli . Li farei lo stesso ma per il Club ci metto qualcosa in più
Saltando i preliminari stavolta non respiri la Maratona ma ne vieni soffocato: l’atterraggio a Chicago Ohara airport è da spettacolo dopo aver attraversato il nord del globo terrestre con le distese di ghiaccio e neve del Canada, arrivi sul lago di Chicago dalle proporzioni inusitate (500km) Dall’alto fila di case basse parallele e perpendicolari a sisegnare quadrati e lunghe autostrade che interrompono tale disegno perfetto con numerose macchie di verde e di acqua . Ebbene quando ti trovi al controllo passaporti con almeno tre voli intercontinentali e capisci che almeno la metà è qui per la Maratona allora ci sei. Ne vedo alcuni già incontrati domenica a Londra, e con magliette delle varie majors.
Chicago non è New York ma ha un fascino che si coglie nella storia dell’architettura, Frank Lloyd Wright per primo ma seguito da molti altri che hanno sviluppato le idee, gli stili e le correnti del 900 e le hanno trasfuse negli edifici e nei grattacieli. I primi costruiti con la gabbia di acciaio ricoperta da pietra ed i primi a togliere la pietra di rivestimento ed aprire la strada ai moderni colossi di vetro ed acciaio. Molte altre cose interessanti, the Bean ( meglio
Detto il Fagiuolo) con i suoi effetti riflettenti di assoluta novità, il teatro del Mlenium Park e tante modernità. Di grande rilievo l’Institute of Art di Chicago, museo che ospita una completa rassegna di impressionisti ma si estende fino a dare notevolissimi contributi alla conoscenza di arte contemporanea e moderna. Vale assolutamente la pena visitarlo. La faccio corta perché l’amico Walter si è lamentato della lunghezza dei miei scritti, dicendo che è più lunga di una Maratona (😀😀😀 magari grande Walter).
Expo nel Centro Congressi che potrebbe ospitare una città intera, operazioni ritiro pettorale efficienti e veloci, merchandising della Maratona a prezzi da svenire sul posto e ripiegare su Decathlon.
Giornata di domenica fredda al mattino, e si sente perché le partenze delle waves iniziano alle 7.30 fino alle 8.35, ma soleggiata al punto che nel pomeriggio fa caldo da non sopportarne i raggi. Ma va bene perché l’organizzazione espone inquietanti cartelli ovunque dove si classifica il livello di rischio passando dal colore verde, quindi ideale ma cmq dicono di stare attenti, al famigerato colore Nero che farebbe annullare la manifestazione. Chicago infatti è denominata anche Windy City, ma oggi il vento è abbastanza leggero e sopportabile. Organizzazione impeccabile, percorso forse meno bello di NY ma il calore del pubblico non manca in ogni tratto. Ristori ogni 2 miglia e tanti punti dove a richiesta spruzzano spray antidolorifici, o semplicemente refrigeranti le gambe. Finezza assoluta buste di ghiaccio alla fine, non per bere ma per alleviare dolori e raffreddare i piedi, per chi usa farlo. Abbondanza di banane e frutta, personale in ogni punto del percorso per aiuto e supporto immediato (ne ho avuto diretta esperienza per un crampo a 100 metri dal traguardo ed ho visto accorrere due premurose ragazze che mi hanno aiutato a risolvere il crampo) insomma la magnificenza organizzativa americana dispiegata al massimo livello.
Non dico altro ma questo tour di Majors estere fa come sempre rimpiangere le Maratone casalinghe dove nessuno, o quasi, ti fa le congratulazioni all’arrivo o per strada vedendoti la medaglia al collo. Prosit e birra sia alla fine ( gratis qui a Chicago)

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