La mattina della gara incontro alla partenza Marco, Tommaso, Daniel, Cristian e Maurizio, alcuni dei quali, hanno come obbiettivo la 21 km. E’ una gioia vederci, raccontarci delle gare fatte, dei nostri allenamenti, dei sogni futuri … parliamo con la luce negli occhi. Ce la farò, non ce la farò, e se non riesco a portarla a termine?
E’ quasi l’ora, siamo tutti pigiati, consci di quello che stiamo andando a fare. Manca poco, questione di secondi, torturo il mio Garmin, poi lo sparo, partiamo noi, partono gli applausi, parte la musica, adrenalina a mille, questo momento è stato troppo atteso, ora è come se una scarica di energia si impossessasse di tutti noi.
Siamo più di mille a colorare questa città, sono le nostre maglie multicolori che recano scritte mille diverse città di provenienza, sono le nostre voci vivaci, è il suono dei nostri passi, è la nostra voglia di vivere e di provare emozioni forti senza fare danno alcuno, ma portando allegria.
Si attraversa un vialone che ci porta fuori verso la zona commerciale e industriale della città umbra. Già dai primi km si inizia a salire, i tratti in pendenza sono alquanto impegnativi e direi inusuali per una maratona, ma si sa siamo in Umbria e qui le salite non mancano. Ci si inoltra nella campagna, qui i colori sono quelli dell’autunno, forse i più belli di tutto l’anno. Gli alberi ci donano il giallo, l’ocra, il marrone e il verde in mille diverse sfumature.
Come in ogni gara che ”non si rispetti” incominciano gli insulti, gli improperi da parte di persone che non sanno cos’è la corsa: urla, suoni dei clacson, ce n’è e per tutti i gusti, ma finalmente dopo 9 km sfioriamo Solomeo, adagiato su di una dolce sommità. Immerso tra le colline e i boschi sempreverdi, questo borgo trecentesco rivive le originarie forme medievali e rinascimentali che da sempre lo caratterizzano. Il nucleo abitato si espande oltre le mura castrensi. Il castello, l’antica chiesa parrocchiale, la seicentesca Villa Antinori e il teatro Cucinelli fanno da sfondo ad una suggestiva realtà ricca di bellezze storiche, artistiche e paesaggistiche. L’anima del borgo è Brunello Cucinelli che ne ha fatto la sede della sua impresa umanistica.
Proseguo ed incontro il mitico Francesco da San Benedetto del Tronto, che mi parla delle ultime imprese corsaiole e così si arriva al ristoro del ventesimo chilometro. Cerco acqua, mezza maratona, qui inizia la gara.
La fatica nelle gambe si sente anche a causa delle continue salite. Si attraversa un altro borgo, sorrido agli astanti, i bambini abbelliscono sorridenti il nostro passaggio. Ho idea però che il sorriso che mi appare in viso sia più simile a una paresi che ad altro. Sto faticando, sono in prossimità del chilometro maledetto, la situazione si complica quando una coscia mi fa sentire un muscolo irrigidito. Penso ai crampi, per fortuna un ristoro è vicino, e sebbene non mi piaccia, mi sforzo di mangiare un pezzo di banana.
Riprendo a correre e penso a quanto sono stupido ad infilarmi in certe situazioni. Sto faticando, sudando soffrendo per cosa? Una medaglia che danno a tutti? Si torna a Perugia ripercorrendo le strade e i panorami dell’andata ma è ancora lunga, ecco il cartello che preannuncia finalmente l’arrivo in città, ma si sale ancora e tanto, per poi buttarsi a capofitto verso l’Espò che vedo ma gli organizzatori ci costringono a compiere un tragitto sulla pista ciclabile.
Stringo i denti, solo due interminabili km mi separano dall’agognato arrivo è quasi fatta, ricompare il rettilineo con l’arco dell’arrivo. Intorno è tutto un battimano, come per i primi. Lo speaker ci incita, il traguardo è raggiunto.
Mi coprono con una mantella termica, mi infilano la medaglia, porgo il piede ad un signore che mi slaccia la scarpa, estrae il chip e me la riallaccia. La gioia che non riesco a contenere è immensa, le emozioni che ho provato, la paura che ho avuto nei mesi scorsi e quest’oggi di non farcela…


