di Paolo Gino
Guido Vincenzo Ponzio è partito per l’ultima Maratona e tanto avrà da raccontarci ancora da lassù. Nato a Tunisi nel 1953 ci ha lasciato dopo una lunga malattia. in questi ultimi anni la sua umana volontà di resistergli, spesso lo ha portato tra di noi, sapendo bene da medico che il suo tempo era segnato. E così lo abbiamo visto ancora alla ultima edizione del Presidente tentare la gara per il gusto di dare la zampata finale alla sua lunga carriera di maratoneta che conta ben 305 maratone. Personalmente ho molti ricordi di gare corse con lui, ma soprattutto ho un tre suoi bellissimi momenti.
Il primo è legato a una gita del Club che facemmo al Beaujolais il 21 novembre 2015 dove venne con il figlio che si portò anche la bicicletta. Fu talmente felice dell’esperienza che mi promise di tornare alla prossima gita, ma quest’anno non è riuscito a venire.
Il secondo è stato il traguardo delle 250 maratone ed ultra il 27 agosto 2016 alla Sei Ore Lavellese ove ero presente, e qui il generoso Felice Russo pensò di festeggiare con una pergamena più grossa di quelle in uso per la laurea.
Il terzo è legato al fatto che dopo tanti anni di carriera riuscì per la prima volta ad organizzare una maratona o meglio una ultra nel suo Molise a Campobasso il 7 ottobre 2017. Forse la sua emozione podistica più grande: diceva che era stato come avere un altro figlio e il parto era stato meraviglioso.
Molti di noi l’han visto l’ultima volta a Forlì il 25 settembre scorso in occasione della maratona del Presidente e ce lo ricordiamo seduto dopo un po’ giri su una banchina a vederci passare, e forse lo rivedremo ancora là alla prossima edizione del 24 settembre 2023. Finita la gara si fermò a lungo con noi al pasta party e ai giubilei vari. Gli piacque tantissimo il cantante Gaston e tempo dopo mi chiese il telefono per ringraziarlo della bella giornata passata insieme.
Nonostante la malattia l’ho sentito prima di Natale ed era molto preoccupato per il Morellino e per il fatto che passasse un Natale da solo e per questo volle scrivergli e mandare un’offerta. Questo dice tutto di che tipo di uomo fosse Guido. Un socio che non ci mancherà perché sarà sempre con noi ad ogni partenza col suo sorriso e la sua forza d’animo.
A testimonianza di ciò e di come lo sentiamo tra noi vi lascio alcuni racconti tratti dal Libro scritto per le 20 maratone della Speranza del 2020 in occasione della Pandemia.












TORINO DA CORRERE
di Guido Vincenzo Ponzio
Decima tappa a Torino del circuito virtuale “11 Maratone della Speranza”. Molti i
miei trascorsi podistici, e congressuali di lavoro, nel capoluogo piemontese. Due Turin
Marathon negli anni novanta, in compagnia del fraterno, nonché compare alle sue
nozze, Peppe il Fantasma. Non dimenticherò mai quel torinese lungo il percorso che
sventolando due bandiere granata ci gridava “Con questi colori vincerete”. Una
Torino-Saint Vincent nel 2012, seguita due anni dopo dalla 24 Ore di Torino,
perfettamente organizzata all’interno del Parco Ruffini. La 24 Ore, però, ha per me un
sapore tutto particolare: andai a Torino con Gianni e Marco, i miei figli. E mentre io
correvo i miei 133 km, essi hanno partecipato in una paninoteca ad una singolare gara,
su chi riusciva a mangiare in un tempo ristretto un maxi panino con wurstel
gigantesco, accompagnati da non so quante patatine fritte e litri di birra. Indovinate chi
ha vinto? Un molisano, Marco (e non c’erano dubbi). Gianni si è consolato come DJ in
una discoteca, ospite di alcuni suoi amici torinesi. Insomma, proprio una bella
famiglia
IO E PASQUALE SIAMO INVECCHIATI INSIEME
di Guido Vincenzo Ponzio
Per le Maratone della Speranza, domani a Cagnano Varano: stop alle cozze. I km saranno
virtuali, ma le cozze no: mia moglie me le farà trovare a pranzo. Non so più da quanti
anni sono stato a correre da Pasquale Giuliani: in un certo senso siamo invecchiati
insieme, ed è stato un bell’invecchiare. Per me Cagnano Varano è diventata come
Natale e Pasqua, sempre presente in calendario e da onorare. Pertanto, Pasquale…
organizza entro la fine dell’anno anche un solo giro di piazza che ci sarò.
INCONTRARSI SULL’ABETONE
di Guido Ponzio
Pistoia-Abetone virtuale, domenica 28 giugno, per le Maratone della Speranza
targate Club Supermarathon Italia. Le Maratone della Speranza stanno rappresentando
per il sottoscritto una piacevole occasione per sfogliare l’album dei ricordi, un po’
impolverato sì, ma ricco di tante pagine. La mia prima Pistoia-Abetone risale al 1977
(seconda edizione), ma la prima foto è del 1979: meno anni e più capelli. Altre quattro
volte arriverò in cima all’Abetone e quella del 2004 è stata la mia corsa più veloce (alla
faccia degli anni). Nell’ultima edizione (2014), l’agonismo ha lasciato il posto alla
gioia di incontrarsi con gli amici del Club Supermarathon per correre “virtualmente”
tutti insieme
RITROVARE LA GIOIA
di Guido Vincenzo Ponzio
Cala il sipario sulle Maratone della Speranza targate Club Supermarathon Italia.
Provo a fare un bilancio, seppure personale. L’obiettivo di raccogliere fondi a favore
della lotta contro il Covid-19 mi sembra pienamente riuscito: più di 30 mila euro sono
una cifra ragguardevole, considerato il bacino in ogni caso limitato dei soci del Club.
L’altro obiettivo, invece, quello di simulare la partecipazione virtuale da casa propria a
svariate gare italiane non più organizzate per via del Covid-19, scegliendo
volontariamente km e percorso, è servito ad alimentare la speranza di superare questo
brutto periodo che stiamo attraversando? Probabilmente sì, con l’appuntamento
settimanale alla corsa che ci ha impegnato mente e corpo, scambiando pensieri e foto
via social con gli altri soci del Club. Probabilmente sì, soprattutto se entriamo
nell’ordine di idee che dopo non sarà di nuovo tutto come prima, e che abbiamo
vissuto un triste evento storico di portata mondiale che ci lascerà tanto amaro nella
mente (come non pensare a chi ha sofferto, quando torneremo a giocare con le corse
come gioiosi bambini), che lascerà vuote le tasche di molta gente che non potrà andare
in giro a correre e, peggio, nemmeno trovare soldi e materiale per organizzare corse
come quelle di piccolo calibro che ci piacciono tanto. Provo a lanciare un’idea: perché
non mettiamo su delle mini corse (anche se con molti km), le pubblicizziamo sul Club e
organizziamo l’ospitalità di quei soci che scelgono di venire a trovarci? Certo,
dobbiamo tralasciare così la dipendenza dalla “tacca”, ma chissà che non riusciamo a
conservare e potenziare quel patrimonio di amicizia che, credo, contraddistingua gli
appartenenti al Club Supermarathon Italia


