ColleMar-athon. Verso l’infinito e oltre. 6/5/2018.

 

Da Barchi a Fano sembra una infinita discesa degradante dai dolci colli e dalle valli che dall’Appennino scendono al mare, tra borghi antichissimi, insediamenti medievali, castelli e rocche che sovrastano le colline, e lontani campanili che escono dalle nebbie. I pezzi più belli del percorso sono proprio sulle creste dove lo sguardo si sussegue tra morbide colline che come tante onde si rincorrono fino alle coste, qui l’infinito entra e in te e va anche oltre.
Come infinita sembra la serie dei Giubilei che arrivano ogni domenica nel Club Super Marathon Italia. Colpisce il pantagruelico festeggiamento delle 500 di Ferdinando Gambelli che con precisione chirurgica ha voluto tagliare proprio sotto casa questo grande traguardo in una location che gli ha riservato l’ovazione dei soci, amici e parenti. Complimenti a Ferdinando per essere diventato il quattordicesimo “Cinquecentenario” del Club, e anche alla moglie Paoletta per le libagioni. Chissà verso quale infinito tende ora il calcolo delle sue prossime performances.
In sordina è stato festeggiato anche il Giubileo di Silvaban Pandian nostro socio Indiano globetrotter giunto proprio qui al soglio delle 200, per il quale Lucia Gavazzeni ha preparato una delle sue famose torte. Il nostro eroe dei “tre” mondi ha dichiarato di volere abbattere il muro delle 100 corse in un anno nel 2018. Sicuramente il suo orizzonte e molto più ampio del nostro e va oltre ogni tipo di infinito.
Per quanto riguarda la sedicesima edizione della ColleMar-athon è stata un gran successo, con 1.020 maratoneti e la novità dei 550 “mezzi” maratoneti. Fano è un luogo che sembra attirare gli eventi sportivi, che diventano come per magia una festa che sale sulle colline, attraversando Mondavio, Orciano, San Giorgio di Pesaro, Piagge, Cerasa e San Costanzo e quest’anno grazie alla Mezza anche Mondolfo. Cominciata sedici anni fa per celebrare un giubileo del nostro socio e presidente del comitato organizzatore della ColleMar-athon Annibale Montanari, ogni anno ha visto crescere la sua creatura che sembra quasi che gli immensi sforzi e la voglia di fare siano un cammino o meglio una corsa naturale verso l’infinito ed oltre… Grazie Annibale!!
Il mio infinito invece è la ricerca di nuove strade in cui il miracolo più grande è la capacità della mente di percepire le frontiere dell’infinito stesso. Avevano un bell’ardire i nostri professori a tirare le righe degli astronomi della Grecia classica, di Galileo, di Newton, etc.. Mi chiedo: il nostro piccolo universo è tutto ciò che esiste? È finito o infinito nel tempo e nello spazio? È solo uno fra tanti? Com’è possibile che le mie particelle elementari debbano scontarsi tra stelle e galassie per riuscire ad arrivare entro le sei ore di una maratona? Allora mi arrendo e accetto che la bellezza del un mondo sia di essere governato dalle leggi della materia e mi rendo consapevole che sono un povero essere finito. Finisco la giornata di là degli Appennini sotto la corona delle mie torri amate e odiate, con una birra al Bar dell’Orso. Guardo la bella medaglia di vetro della ColleMar-athon. Guardo le Torri silenziose e ripenso con nostalgia alla giornata, al vento fresco, alle folli corse in discesa, alle onde sulle colline, agli amici centenari all’arrivo, abbraccio anche chi non c’era, chi era al Balaton, o chi festeggiava da solo. Volti di amici, attimi indimenticabili e qualche lacrima. La scienza cercherà di spiegare il «come», la fede di rivelare il «perché», ma quei piccoli istanti sono la mia frontiera di essere finito verso l’infinito e oltre.
E il naufragar m’è dolce in questa ColleMar

 

L’INFINITO
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare

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