Collemar-athon. Fusse che fusse la volta bbona (gli auspici di un maratoneta stracco)

Nonostante l’abbondanza di gare anche prestigiose, scelgo la Colle per la settima volta. Il motivo è essenzialmente strategico/scaramantico. Qui sono sempre sceso, anche se di poco, sotto le 5 ore. E siccome quest’anno non ci sono ancora riuscito, “fusse che fusse la volta bbona”.

Come era prevedibile, la Barchi-Fano ha doppiato Trieste. Quella di Fano è una maratona speciale. È difficile resistere al fascino della “Maratona dei valori e della solidarietà corsa nella storia, nelle tradizioni culturali e gastronomiche delle Marche”.

Se non la più bella dell’anno, è certamente quella con la partenza più suggestiva. Dal centro storico di Barchi i maratoneti, al ritmo di una musica trascinante, scattano verso Fano correndo attraverso un tripudio di bandiere, palloncini multicolori e una pioggia di coriandoli sparati da una bombarda. Uno spettacolo che si ripete ogni anno sempre più emozionante.

002 300 pixelQuesta manifestazione è nota per le splendide damigelle sorridenti, gli armigeri a guardia delle porte di accesso ai castelli, le verdi colline e i dolci crinali. Rimangono impresse nella memoria la cordialità, cortesia, simpatia e professionalità degli addetti. Il motto “Maratona dei valori” scelto dall’organizzazione è pienamente azzeccato. Percorso stupendo con saliscendi continui, discese tagliagambe e salite anche impegnative.

Dopo una notte di pioggia, la giornata è caratterizzata da cielo azzurro intenso e un bel sole che scalda i cuori. Alla partenza, tanti i soci del Club Super Marathon Italia con i quali scambiare una battuta e scattare qualche foto. Un saluto ai due portacolori della Marathon Truppen, Gianluca Adornetto e Mauro Firmani. Mauro mi segnala la nuova data della sua Maratombola, quest’anno posticipata al 30 dicembre. Rivedo due Supermaratoneti famosi per la lunga chioma raccolta a coda di cavallo: Sir Marathon Fausto della Piana e codino terribile Pasquale Giuliani, patron della rinomata Ultramaratona del Gargano che scatterà il 10 giugno da Cagnano Varano, qui pubblicizzata con variopinti manifesti affissi per ogni dove.

Saluti e baci anche ad altri due soci organizzatori: Franco Draicchio, re della 6 ore de’ Conti (Serra de’ Conti, 1 luglio) e Ciccio Capecci, imperatore della Maratona sulla Sabbia di San Benedetto (11 febbraio).

Ma torniamo alla mia voglia di record. Cerco di non lasciare nulla al caso: dopo la Rimini Marathon, un’ora di allenamento in Montagnola; cibo essenzialmente vegetariano evitando il più possibile alcoolici; la “notte prima degli esami” trascorsa in un ostello di Fano per evitare la sveglia ad ore antelucane e 170 km in auto verso il luogo di partenza.

L’altimetria è impegnativa: i tratti in discesa (dislivello negativo di 600 m) sono controbilanciati da lunghe salitelle (dislivello positivo di 280 m) che spezzano il ritmo. Dai 320 m di Barchi arroccata sul cucuzzolo di una collina all’interno di una poderosa cinta muraria, dopo aver attraversato la Rocca di Moldavio fra ali di dame e cortigiane vestite con costumi d’epoca e la mirabile salita alla Torre di Orciano, si arriva alla spendida Marina dei Cesari, il porto turistico di Fano. Un abito confezionato su misura per ciascuno di noi, con il blocco del traffico mantenuto fino alla fine.

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Inizio a spron battuto. Mi ha messo in palla la Ecomaratona di Bagno a Ripoli di due settimane fa con i suoi 1300 m di dislivello postivo e la sgambata di Rimini di domenica scorsa. Transito alla Mezza fresco come una rosa e mi bevo la salita del 25^ km verso San Costanzo. Arrivato al mare, scopro che nei restanti 6 km, anche con un’andatura di 9 minuti/km, il muro delle 5 ore sarà abbattuto. Rallento, visibilmente soddisfatto. Mi supera Domenico Pino, un camaleonte bolognese che si trasforma da tapascione a top runner a seconda della damigella che accompagna. Stavolta, affiancato da due valenti maratonete, vola come il vento.

Alle porte di Fano sento improvvisamente una voce baritonale che si avvicina cantando a squarciagola un’aria di Giuseppe Verdi: “Rigoletto”, ma forse è “Va pensiero” oppure “La traviata”, confesso la mia ignoranza in materia. Non ho invece dubbi sull’identità del baritono-maratoneta: trattasi di Vito Piero Ancora, profondo conoscitore di tutte le opere di Verdi ed assiduo frequentatore della Scala, illustre capoclassifica del nostro beneamato Club che si accinge ad arrivare a 1000 maratone/ultra nel primo weekend lungo di giugno al Lago d’Orta.

Quando senti Piero cantare alle tue spalle, significa che è in procinto di superarti. Quest’anno è stata la regola durante tutte le maratone che abbiamo corso insieme. Ma ogni regola ha la sua eccezione. Oggi sono in palla e si risveglia in me l’anima competitiva troppo a lungo sopita. Quando sta per affiancarmi produco uno scatto imperioso. Piero non se l’aspetta e smette di cantare. Cerca di resistere, ma presto capisce che oggi non è aria e mi lascia andare. A mezzo chilometro dal traguardo raggiungo il bolognese Mirko De Santis e poco dopo il camaleonte Domenico Pino. Tutti e tre tagliamo insieme il traguardo al grido di viva Bologna. Obiettivo raggiunto. Arrivederci al prossimo anno.

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