Com l’era tost!

Per me, abituato a: “Lu sole, lu mare, luientu” (questo è scritto bene!) del caro Lorenzo Gemma, peccato non c’era, è sembrato salire, ripetutamente, su una scala, lunga anche 1 km, senza gradini. Tale la pendenza, che ogni cima di ascesa finiva a mo di pinnacolo; mancava il camino col fumo fuoriuscente. E… le discese, altre bbedre (traduzione, belle). Ogni volta discesa pericolosa indicante sul segnale, addirittura tratti non in asfalto, ma cemento zigrinato. Lo sterrato ombrato, fresco, allievante dalla calura, in alcuni lunghi tratti assolati, temperatura percepita oltre 30°. Il colmo di difficoltà aerobica, ma principalmente organica dal 22 al 28 km; sempre salire, salire… Ogni tanto sparuta ombra di un albero, refrigerante a bordo strada. Una quasi totale perdita di energia, con indubbio calo pressorio, alcuni metri procedente lentamente, sosta, ripresa sempre più in difficoltà. Intorno al 28°, ritorno alla normalità, tanto per dire, con inizio di sterrato in discesa sino al 33° circa, tratti da camminare, sempre col rischio di finire per… le terre per la pendenza. Fine dello sterrato e, sino all’ arrivo, andatura rilassante di recupero.

foto 2Questa, d’un fiato, la descrizione tecnico sensitiva di una maratona ultimata in 7 ore e 26 minuti. Scusate se non menziono classifica, le prime posizioni, perché, una volta tanto, preferisco considerare momenti marginali della gara. All’ultimo ristoro, commenti giocosi degli addetti declamanti tre baldi “atleti” a combattere, al 35°, con un piatto di tagliatelle, gentilmente offerte da comprensiva signora. Se hanno il coraggio, si manifestino i gozzoviglianti! Li conosco, erano tra i pochi che mi seguivano.

Gino Paolo, Toschi Gianfranco partiti in anticipo. Bene! E’ criterio, opportunità, discrezione, responsabilità dell’organizzatore l’autorizzare. Tutti i commenti postumi sono superflui, fuor di luogo, evitiamoli. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno e a noi stessi. Secondo il mio punto di vista, soltanto ringraziare il Padre Eterno che ci fa affrontare tali prove. Specialmente quando, tra l’altro, al 14° km, invece che girare a sinistra, era troppo stretto il tratturo sterrato, a quel punto d’ingresso anche buio! Si prosegue diritto, ci accorge dell’errore dopo oltre 3 km, prima di riprendere… la retta via. L’ organizzazione non c’entra, sono “gli inconvenienti della diretta” di una siffatta gara.

Mi auguro, se pur sommariamente, avere rappresentato l’essenzialità, la difficoltà, le incognite, l’unicità della Ecomaratona di Monte Sole, primordiale creatura di Gianfranco Gozzi, che spero rivedere l’anno venturo, in loco, se avrò volontà, forza, salute.

Chiudo con un caro fraterno saluto all’intero staff, gentile, pronto alle richieste, educato, accogliente.

Infine un suggerimento. I posti d’Italia sono belli, colossali, maestosi, pieni d’arte. Tuttavia, una settimana di quiete a Grizzana Morandi, Monzuno, Marzabotto, immersi nella frescura della valle, a riva dei ciotoli del fiume Reno, ricordando tragedie del passato, con la vista di rovine rimaste nei boschi. Forse il tutto necessario a ritemprare lo spirito e la mente.

Un saluto, a presto Gianfranco.

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