Post gara: resilienza, recupero.
Bisogna definire obiettivi seri ed importanti che prevedono investimento di tempo e di energie.
E’ importante curare aspetti che in genere vengono tralasciati o poco considerati dagli atleti, quali il respiro, l’attenzione, l’ascolto che vanno al di là dell’aspetto fisico o tecnico che è di competenza del preparatore atletico e dell’esperienza personale.
E’ importante e fondamentale percorrere soprattutto tanti km.
Inoltre bisogna avvicinarsi alla gara dopo aver disputato gare di distanze e difficoltà intermedie quali la 50 km, la 6 ore, la 100 km, la 24 ore, in modo da sperimentare un elevato chilometraggio sulle gambe.
Quello che mi preme suggerire dal punto di vista mentale è preparare la gara spezzettandola, spacchettandola nei diversi “cancelli” di tempo limite ed individuare delle località di allenamento simili.
Questo è importante in quanto si memorizza questo tipo di sforzo ed esperienza ed il giorno della gara non lavorano solo le gambe ma anche la mente aiutandole a ricordare che è uno sforzo già sperimentato e superabile tranquillamente.
Un altro suggerimento può essere di prevedere l’orario di una frazione, per esempio da Barbotto a Perticara, ed allenarsi a percorrerla nella stessa ora in allenamento.
L’aver sperimentato in allenamento le senzazioni e la fatica simile ad alcune frazioni della gara permette il giorno della competizione di essere più sicuri ancorandosi a quegli allenamenti. Infatti una delle fonti dell’autoefficacia, secondo il ricercatore e psicologo Bandura, è la precedente esperienza di successo.
Per quanto riguarda le risorse personali, ricordarsi che la competizione si porta a termine con le proprie risorse personali, cioè quelle qualità e caratteristiche possedute o sviluppate per superare eventuali imprevisti e per gestire qualsiasi condizione di difficoltà quali condizioni atmosferiche o problemi fisici che possono accadere durante le lunghe ore di esercizio fisico.
Le visualizzazioni sono importanti durante l’allenamento per ancorare lo sforzo compiuto con la frazione di gara da abbinare, per esempio un allenamento presso un colle o una montagna quale Monte Cavo o il Tuscolo nella zona di Roma, può essere ancorata al primo traguardo della Nove Colli e cioè il Barbotto all’85°km.
L’autoconsapevolezza è possibile svilupparla attraverso l’esercizio del semplice respiro monitorandosi passo dopo passo soprattutto quando lo sforzo è prolungato e intenso, quindi stare in contatto con il proprio respiro e cercare di praticare una sorta di recupero, rilassamento attraverso una respirazione profonda diaframmatica immaginando di gonfiare il palloncino mentre si inspira gonfiando l’addome e sgonfiando respirando ed immaginando di buttare via la stanchezza.
Inoltre l’autoconsapevolezza si può sviluppare con l’attenzione alle proprie sensazioni, muscolari, articolari, attraverso una sorta di un autoascolto.
Durante la gara posso suggerire di considerare alcuni aspetti del Thai Chi Chuan: lentezza, leggerezza, chiarezza, equilibrio, calma.
Questi cinque requisiti richiedono una concentrazione continua che permette di autoriconoscersi, di scoprire tensioni, “increspature”, squilibri, e così ercare di trovare un’armonia entro se stessi e con l’universo interno e farne un modo di vivere.
L’analisi di tali requisiti mostra il principio che li anima e i benefici che ne derivano.
Lentezza. Essa permette di avere una maggiore vigilanza e una migliore fusione con l’azione. Imporre la lentezza coltiva la pazienza, la ponderazione e il suo ritmo è benefico per il sistema nervoso.
Leggerezza. Dà agilità al movimento che quindi può essere regolare e continuo.
Chiarezza (Precisione). Se la mente è vigile i movimenti sono uniformi, ordinati ed esatti. La precisione o chiarezza è la conoscenza dell’essenza del movimento.
Equilibrio. Quando il corpo è perfettamente equilibrato, l’economia dello sforzo è giusta. L’equilibrio è armonia e il movimento equilibrato esprime l’armonia dell’emozionale e del mentale.
Calma. Senza tranquillità non si ha concentrazione né coordinazione; senza coordinazione non c’è armonia cioè equilibrio.
Quindi il mio suggerimento è di considerare questi cinque aspetti in questo tipo di gara in condizioni esasperate per l’organismo umano, se le energie stanno per terminare, se il sonno inizia a farsi sentire, se si inizia a barcollare, cose che possono capitare se non si fa attenzione momento per momento a mantenere la calma in ogni situazione, non farsi prendere dall’ansia, dal panico dalla preoccupazione di non poter arrivare in tempo al prossimo cancello e rischiare di non proseguire la competizione.
Cercare di mantenere un sano equilibrio, non farsi prendere dalla fretta di avanzare, di arrivare a tutti i costi tanto in anticipo ad un cancello, rispettare i propri tempi, considerare le condizioni climatiche, il troppo caldo, o troppo freddo, fare attenzione a ripararsi dal sole, a coprirsi in modo adeguato, a sperimentare in allenamento tali condizioni.
Avere chiaro in mente quello che si vuole fare e quello che si può fare senza pretese e senza esagerazioni, senza considerare eventuali giudizi degli altri.
Cercare di sentirsi leggeri nei movimenti ma anche mentalmente, considerare la competizione come un’esperienza di conoscenza personale e degli altri, come un viaggio lungo di conoscenza, di scoperta delle proprie risorse da utilizzare in altri casi difficili che possono accadere nella vita quotidiana.
Coltivare anche la lentezza, soprattutto quando vengono a mancare le energie per permettersi un sano e veloce recupero, senza preoccuparsi di rimanere indietro o di perdere tempo prezioso.
Durante la competizione è importante considerare anche le parole dette precedentemente da persone esperte, una sorta di allenatore interiore che ti manda messaggi utili, ti supporta, ti guida.
Le eventuali crisi possono essere gestite con i precedenti aspetti, focalizzandosi sul momento presente, su km per km, sui traguardi parziali senza proiettarsi al traguardo se non si sente di possedere al momento le forze sufficienti.
Importante è anche il post gara, una sorta di pace con se stessi, in qualsiasi modo sia andata la competizione, è importante dirsi al momento: ho fatto del mio meglio, ora mi conosco di più, conosco di più questo tipo di gara, so cosa posso migliorare, quali aspetti posso allenare di più e godersi un sano recupero, leccarsi le eventuali ferite, farsi coccolare da amici e parenti, e distrarsi con attività fisiche meno intense e più rilassanti.
Matteo Simone
Psicologo- psicoterapeuta


