Secondo colle. La paura. Talvolta il terrore. Ogni sera a controllare i numeri, in TV o sui social, per capire l’andamento generale e locale. La paura è utile se non diventa terrore. Se non ci deprime, se non ci paralizza, ma ci aiuta a pensare, valutare, relativizzare. Un po’ di prudenza non guasta mai (ma solo un po’).
Terzo colle. Il contagio. I numeri sono stati spietati soprattutto in Lombardia e in altre zone del nord del paese. Siamo stati martellati sulle norme igienico-comportamentali da osservare per limitarlo. Ma abbiamo notato anche un contagio di bene e di solidarietà. Come quello che stiamo vivendo nelle “11 maratone della speranza”.
Quarto colle. La scuola. Le giovani generazioni sono il futuro di ogni nazione. La scuola si è trasformata, con le lezioni in videoconferenza e il ruolo fondamentale dei genitori a casa. Si apprende dalla storia, ma anche dall’esperienza. Questa situazione resterà per sempre nel vissuto dei nostri ragazzi.
Quinto colle. Le fake news. Soprattutto nelle due settimane di fine marzo/inizio aprile siamo stati inondati di notizie, ma anche di false notizie, di bufale, sul virus e sui rimedi. L’informazione è una risorsa delle società civili, come il sangue che circola nel corpo. Va mantenuta sana, senza speculazioni.
Sesto colle. I parrucchieri, i barbieri. Siamo diventati barboni impresentabili. Capelli lunghi, capelli sbiancati senza le opportune tinte. C’è forse un decoro interiore che va coltivato così come facciamo con il nostro aspetto esterno. Chi e cosa abita il nostro cuore?
Settimo colle. Gli spostamenti. Reclusi nelle nostre case, abbiamo subito una gran confusione e una certa pressione. E’ utile distinguere gli spazi e il tempo per ogni cosa: il lavoro, la famiglia, le passioni, le relazioni sociali… Ogni cosa al posto giusto e al momento giusto, dentro e fuori di noi.
Ottavo colle. L’attività sportiva. Con la sottile distinzione tra essa e “l’attività motoria”… Abbiamo corso nei giardini, sui balconi, nei parcheggi, in poche decine di metri. La corsa come resistenza sociale, come “disobbedienza” alla logica imposta dal virus. Ci siamo attaccati a lei, la nostra compagna di sempre, e alle sue endorfine.
Nono colle. La morte. Le immagini dei camion dell’esercito a Bergamo ci resteranno dentro per sempre. Una nazione intera li ha pianti. Il pensiero della morte può qualificare la vita. Non siamo i padroni di niente e di nessuno, speriamo di essere solo buoni amministratori di noi stessi e di quanto ci è affidato.
Dopo i nove colli sono andato nel nostro orto a mangiare nespole. – 17 maggio 2020 / 16,4 km



