CORRI A LECCE 2023

di Vito Carignani

Molte foto sono di ROBERTO DE MICHELE FOTOGRAFIA

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Corri a Lecce, una delle tante corse domenicali, di solito gente a andare sulle strade, altra ad osservare, se va bene con susseguo, altrimenti con malcelata indifferenza. Nella circostanza, non so da dove iniziare, vado a ruota libera, tra le montagne russe della giostra dell’ infanzia in Piazza Libertini.

Niente da scoprire nella mia splendida città. Piazza Sant’ Oronzo, dominio ” te la Giulia cu li pampauddhi”. Simpatica vecchietta con in mano due grosse chiavi, li pampauddhi, io a seguirla prima dell’ingresso al “Costa”, Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri. Ancora più indietro nel tempo, gli anni della scuola media all’Oriani, la chiesa dei Teatini con retrostante l’icona della Madonna delle Quattro Porte, ancor oggi in via Isabella d’ Aragona. Fugace Ave Maria, a scuola col, professore di italiano, latino, storia e geografia Vincenzo Brancasi, che mi spostava sulla cattedra per non far copiare le versioni di latino ai compagni. Via Idomeneo, le botteghe dei cartapestai e la bottega del loro eccelso maestro Antonio Malecore. La chiesa Greca con la zona delle Bombarde. ” La Mara”, transessuale poliedrico personaggio non compreso nella sua storia di dolore, riscatto, vagante nelle vie del Centro Storico.

Dopo il cinema Ariston, il nulla. Oggi, universo commerciale, di servizi, istituzioni finanziarie. Al tempo, pietroso terreno, inzuppato d’ acqua piovana, dove il prof. Antonio Latorre, siciliano in apparenza dai modi burberi, ci conduceva dal Costa alla corsa campestre, sino al limite del convento francescano di Fulgenzio. Tanto lontano da immaginarlo oltre il limite dell’ orizzonte. Si tornava inzuppati, fradici ai banchi di classe. Il professore, pur se claudicante, era padrone, sino a dominare le parallele al volteggio. Santa Chiara, appresso il Teatro Romano, le Giravolte, poco accessibili punto sicurezza. Negli anni novanta Piazza Duomo con emersi urbani resti messapici incautamente sotterrati senza lasciarne minima traccia visibile. Gli incontri giornalieri con l’ Arcivescovo Cosimo Francesco Ruppi in Corso Vittorio Emanuele. All’ intervallo meridiano della Banca, non tornavo a casa, intento a mirare Icone, stemmi nobiliari, capitelli, frontespizi e meraviglie barocche delle chiese. La voce stentorea del’ Arcivescovo ” Cavaliere, come va?” ed io, impacciato, ” bene, grazie Eccellenza”. Erano le quattordici di infuocati pomeriggi d’ estate.

Tale il mio pensare in affollata Piazza Sant’ Oronzo, domenica prima dell’avvio della corsa.

Lecce, la mia città è da vivere, non scoprire. Io l’ho vissuta.

Massimo Faleo e Antonio Leopardi Barra, affascinante la Otto Ore nel suo Borgo: Rapone, il paese della fiabe. Hanno ricordato la loro Settima Edizione della Corri Lecce del 12 marzo 2017.

Domenica pomeriggio ho scritto : ” Cari amici Antonio e Massimo, oggi la 11° Edizione, oltre 1.500 atleti tra la 11 e la 21 km. Grazie alla città di Lecce per l’ordine, sopportazione civica. Controllo di rara efficacia per sicurezza sul percorso. Accompagnato, quasi scortato dalla macchina dei Carabinieri al 19 km, in zona Teatro Paisiello/ Porta Napoli. Perfetta la CPDM per organizzazione, fuori di testa per coinvolgimento, abnegazione il condottiero Simone Lucia. Cari Massimo Faleo e Antonio Leopardi Barra, da seguire Simone Lucia. Dieci soggetti suoi pari cambierebbero : storia, realtà, immagine del mondo podistico nel Meridione. Una 6/8 Ore a Lecce non ci vorrebbe assai organizzarla con la regia di Simone Lucia.

La memoria è ondivaga; più che scoperte, riflessioni rimangono nel pensiero: Le città di Parma e Vigevano, tutti in bicicletta, lunghe fila di transenne, per il parcheggio, ad ornare il centro storico, le Mura di Parma, piazza Bramante a Vigevano.

La maratona del Riso a Vercelli con la Brigata Pinerolo, in tuta mimetica, a presidiare le rotonde infra i quadri d’ acqua di quelle colture.

Siracusa, la sua Ortigia, la processione animata di Santa Lucia. Il mercato di Palermo, le botteghe artigiane dei carretti siciliani, acquistati, disposti ben in vista nel mio salotto. Ragusa, Ibla intarsiata nella roccia.

Pescara, Piazza Salotto ed Alberigo De Cecco, appassionato educatore dei bambini alla corsa al meriggio del sabato di quella maratona.

La Sei Ore di Putignano, i riflessi della luce del Carro vincitore di quel Carnevale.

Ancora tanti, tanti Borghi: Ascoli Satriano, Montecalvo Irpino, Rapone con le corografie di giovani donzelle tramutate in ” Maciare”,  San Pietro a Piturno con la scenografia di balle della ” restuccia”( scarto del grano mietuto), monumenti di pupi  lungo il percorso . Serra Dei Conti del caro Franco Draicchio. Villa Iubatti, i muri a secco limite di filari di piselli verdi, assaporati ad ogni giro. Sant’ Agata di Puglia, anticamera dell’ Irpinia con i suoi 794 metri slm. Curinga del caro Gian Battista Malacari, la tavolata in piazza, finita la 6 Ore a mezzanotte.

Ancora la commozione sino al pianto, alla prima del 1992, partenza da Stra in cordone di 4.500, quasi ad avviluppare Villa Pisani sul Brenta e dopo 3ore:50 a Venezia.

Preludi, sinfonie di Verdi lungo le vie della Romagna, da Salsomaggiore a Busseto, le nove volte di quella maratona.

Gli ultimi 250 dei tremila metri dell’Etna, lato nord, io, giunto 28esimo su 58, ad incitare Rodolfo Antonucci arrampicandosi per sette minuti su quel tratto finale.

Esopo a dire che quando non si arriva all’ uva, diventa amara.

Non è stato mai il mio essere; avuto nel tempo equilibrio nel gestire il metabolismo in gara, conscio, consapevole, rispettoso dei limiti personali.

Ho terminato in 2H:33′:10”, ultimo degli 894 classificati, unico nella mia categoria SM 80. Superfluo stendere elogi, quando l’ultimo si sente al sicuro, protetto sino alla fine. Vuol significare che tutto ha funzionato alla perfezione. Certo, non è divertente avere “Viale Gallipoli” solo per te dalla Questura sino all’ex carcere degli “Bo, Bo”. Il cuore, la mente reagiscono al meglio quando, ogni 20/30 metri riscontri un presidio di uomini attenti al controllo come tu fossi il primo a passare.

Grazie, a nome dei 1.500 partecipanti, a tutta l’Organizzazione logistica.

Sinceramente a malincuore esprimo sorpresa, meraviglia e per puro dovere di cronaca per quanto affermato dal primo cittadino della tanto ospitale gente di Lecce.

“L’ inciviltà di una decina di partecipanti, che invito a non venire più a correre a Lecce, non può oscurare la bellezza di una giornata vissuta insieme a fare sport in città.

Chi c’era ed ha partecipato ha potuto apprezzare che insieme, associazioni sportive, istituzioni, forze dell’Ordine hanno garantito compresa la disponibilità di servizi a pochi metri dalle mura del castello.”

Prima di portare la mia esperienza ultratrentennale sul punto; d’accordo col commento del mio amico d’ intendimento Sergio Collura, che scrive : ” comunque non per dire che tutto il mondo è paese, diciamo che può succedere, stiamo parlando di urina non di peste. So che sarò criticato per questo, ma sinceramente non ci trovo nulla di strano in situazione di emergenza, se i bagni chimici sono insufficienti. Anche i cani urinano per strada.”

Per consentire lo svolgimento di tali gare: prassi, uso, consuetudine specificano due comportamenti operativi di pari importanza, bensì distinti nelle funzioni, responsabilità: 1) il comparto tecnico; 2) il comparto organizzativo.

Il primo cura le fasi, tempi, procedure, diritto o meno alla partecipazione alla gara degli atleti ecc. Il tutto a carico dell’Associazione Sportiva titolata, che fa capo alla FIDAL regionale, nazionale.

La parte logistica, pubblico organizzativa è parte di altro Soggetto agente riguardo tutti gli altri aspetti al di fuori di quello tecnico. Il comparto tecnico è responsabilità di Associazione, non di Società a fine di lucro.

Tale è il punto giuridico e di fatto, peraltro specificato più che bene da Sergio Collura nel “quando i bagni siano insufficienti”.

Sono senatore della Maratona di Roma per aver concluso 24 edizioni; domenica 19 marzo 2023, a Dio piacendo, sarò alla venticinquesima.

Dall’ Arco di Costantino sino a quasi 400 metri direzione Circo Massimo, disseminato di bagni pubblici.

Domenica partenza alle otto, con ingresso ai recinti di competenza, locati Arco di Costantino, almeno un’ora prima. Circa 15 mila partecipanti, tutti in via dei Fori Imperiali. Aspettando la partenza in prossimità dell’Altare della Patria, chi ha necessità, mi scuso per il vocabolo, a chi indispone, con dovuto tatto, discrezione : ” orina”.

Maratona di New York, partenza da Fort Wadsworth, dopo il Ponte di Verrazzano di oltre 4.000 metri, in pieno distretto di Brooklyn, quartiere polacco, una grande villa intensamente alberata. Alla mia prima delle sei maratone colà del 1998, scelsi un albero con grande tronco per non essere osservato e……… ” il fatto” ebbe quasi valenza poetica.

Dispiace dirlo, alquanto sprovveduto lo scritto, lanciato su “trasmettitore” in pura balia delle onde, sino a far scrivere in un commento” i partecipanti meglio che mettano i pannoloni “.

I maratoneti sono comuni mortali, diversi dai comuni mortali: sanno di essere mortali, sino al punto di fare 100 km. Del Passatore dopo tre mesi da un intervento della fattispecie cancro.

Hanno il pregio di Enrico Stefano, che, con altri componenti, per 21 km hanno condotto un loro simile in un grande contenitore metallico mobile, trainandolo sino all’ arrivo di Piazza Sant’ Oronzo.

I maratoneti fungono da “scariolanti”, che alle maratone del Piceno, Ravenna, Reggio Emilia conducono loro simili, al traguardo dei 42,195 km in carrozzella.

Simone, scusami per avere ecceduto in qualche punto.

Noi ci conosciamo più che bene per: franchezza, disinteresse, onestà morale, intellettuale.

Bravi per tutto Te e tutta l’Organizzazione. Mi resta l’ascesa sul palco a spettacolo finito, il Tuo abbraccio di vero cuore.

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