CORRI SOTTO LE STELLE- ACAYA BORGO FORTIFICATO DEL SALENTO

Ciò che si fa col cuore, sempre prioritario. Commento mio personale alla scelta di Lorenzo Gemma a dedicare la sua opera di volontario della Protezione Civile, anteponendo il dramma dell’alluvione in Romagna alla maratona di Forlì del 22 settembre scorso.

Anch’ io il 19 settembre ho corso 5 km tra Acaya e Strudà alle ore 20.

Quando la fantasia trascende in pura genialità, l’inverosimile diventa realtà. Dei 246 in gara, ben 213 arrivati al traguardo, dopo 5 km di gara su percorso illuminato, per più di due km da fiammelle protese al cielo. Scenario talmente surreale, da trasfigurare in rima dantesca con fiammelle a fianco anime dei penitenti ad invocare il perdono

State contenti, umana gente

Chè se potuto aveste veder tutto,

mestier non era parturir Maria.

Realtà talmente evidente nella sua assoluta bellezza, tale da non necessitare ulteriore spiegazione.

C’è un tempo per ogni cosa, l’agibile nel durante, ha il suo tempo. Gli anni cozzano con l’andar del tempo.

Mia presenza in gara per l’affetto verso Simone Lucia, anima pulsante del Podismo nostrano, in uno a Cristian Bergamo, motore della Maratona della Grecia Salentina, ormai alla 5 edizione il 3 novembre 2024. Tra questo pensare, raggiungo Acaya, fortezza stampata da 5 secoli di storia. Intanto il cielo appare squarciato da minacciosi lampi all’ orizzonte dalla lontana Macedonia. Rallento al percorrere le viuzze di Vanze, già Casale della Contea di Lecce, chiedo per Acaya a tre Signore in colloquio sull’ uscio, figure, sembianze di una memoria desueta, ormai sperduta negli anni.

S’ intravede l’offuscato profilo di Acaya, man mano la sua cinta muraria a fortificata difesa, i bastioni e il fossato, baluardo del Castello.

Acaya, prima Segine, parte della medioevale Contea di Lecce, prese tal nome, nel XVI secolo, dal regio ingegner militare di Carlo V: barone Gian Giacomo dell’Acaya. Borgo tra terre fertili, ricche d’ acqua. Sin dall’ ora fonti di produzione d’ olio d’ oliva, cereali, legumi.

Giacomo dell’Acaya, propulsore della fortificazione di tutta la costa salentina. A corona intermittente dei litorali, tutt’ora visibili, restaurate, innumerevoli Torri di avvistamento, comunicazione, guardia. Opere progettuali del Barone.

Seguendo l’indicazione delle signore di Vanze, arrivo alla vista di Acaya illuminata dalle sue luci. Giove pluvio minaccia sfracelli. Parcheggiata la macchina in ampio spazio erbato, dominato da gigantesco platano a riferimento, raggiungo l’imponente arco d’ ingresso della medioevale Segine, oggi Acaya.

L’ ampio spiazzale fortificato da un senso di protezione. Già da casa in tenuta da gara, raggiungo il punto di partenza in compagnia dei circa 250 amici partecipanti. Breve tratto al buio, intruppato tra i tanti, che, con coraggio, hanno deciso la camminata. Ha inizio il lungo presepe di lanterne a segnare il percorso in perdurante salita sino a Strudà. Raggiungo, saluto Anna Idone e Silvana Miglietta, da sempre compagne di viaggio. Si attraversa l’incantevole parte storica del Borgo, abitato sin dall’età del bronzo. Le “chianche” del piano stradale, riflesse d’ acqua, fanno da specchio al frontale romanico/barocco della Chiesa Matrice e alle dimore patrizie di un tempo. Leggenda narra che Strudà avesse assunto il nome da “struthea”, succosa mela selvatica, ancora presente a ridosso del piccolo centro urbano.

In costante, dolce discesa i circa due km del ritorno, le gambe ormai in scioltezza, il profilo di Acaya, mi fanno quasi “volare” come “l’asinello” alla vista della mangiatoia. Arrivo in 33 minuti e 20 secondi, prima degli undici restanti compagni di viaggio. Pur nel dovuto rispetto di tutti i partecipanti, menziono: Quarta Gianluca, Pascali Sonia, Ciurlia Roberto, Camassa Alessandra, Re Gabriele, Roberto Mansi Montenegro, Morrone Andrea, Candini Renato, Preite Piero, Chiriatti Paolo, Morrone Antonio. Infine, ma non ultime Idone Anna, Miglietta Silvana. Prime per stoico impegno profuso, da decenni, al calpestio delle strade podistiche del mondo.

Simone Lucia merita questo ed altro; commosso quasi sino al pianto innocente di fanciullo alla premiazione finale. Tra la pioggia a riprendere il suo corso nell’ incomparabile piazza baronale del Borgo.

Acaya, nobile cittadella salentina, che avvolge il visitatore nella memoria storica desunta da fatti, leggende, costumi indelebili al trascorrere del tempo. Idealmente il barone Gian Giacomo dell’Acaya scorre a cavallo i campi ubertosi, inebriato dal profumo del cipollotto, dei lampascioni, ginepro, finocchio selvatico, more, succulenti gelsi.

Il rientro con la mente protesa a Pescara per la prossima maratona del 29 ottobre dell’amico Alberigo De Cecco.

 Cordiali saluti a tutti.

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