Mi manca sentire l’odore dei funghi e del muschio, e quello molto meno gradevole dello stallatico sparso sui campi. Anche (da non credere!) quello nauseabondo di frizione bruciata presso uno stop in salita o di un fiume che scorre troppo piano in citta’.
Sposto lo sguardo su quel piccolo ritratto di Leonardo dipinto tanto tanto tempo fa da mio nonno, persona speciale, che con il suo sguardo beffardo sembra dire: guarda tu come vi siete ridotti…
Il tempo ha ripreso a correre, almeno un pochino, e cosi’ le distanze.
L’occhio si sposta su due disegni, appesi anche loro su quel muro bianco. Due disegni tracciati con mano incerta e colori improbabili, due diverse grafie che riconosco dei miei due tesori, con quella scritta “Sei forte Papa’, ti voglio bene!” che ogni volta scioglie il cuore e da la carica, anche se so benissimo di essere tutt’altro che forte.
Il tempo continua a correre un po’ piu’ veloce, e i metri diventano chilometri.
Mentre le gambe continuano quasi avessero vita propria e non necessitino del mio controllo cosciente, in un angolo della stanza vedo una gabbietta. La riconosco: devo ricordarmi di portarla in cantina, perche’ ora non serve piu’. Mi ricorda Squigghy: 10 cm di morbido pelo e un musetto birichino. Sorrido. Si a lui non serve piu’, ma non e’ una storia triste. Squigghy non e’ morto. E’ solo scappato, e ora si gode la sua liberta’ correndo in campagna.
Corry Squigghy, corri almeno tu la’ fuori, per tutti noi che non possiamo farlo!



