Cracovia Marathon. Alla scoperta della Polonia

002Insieme al gruppo dei pratesi, sabato mattina arrivo single a Cracovia, dopo aver abbandonato a Bologna al suo destino mia moglie a letto con l’influenza. Incontriamo un altro gruppo di supermaratoneti veneti, la dolce Caterina Lazzarotto, insieme alla toprunnerin Alessandra Bertazzo, Adriano Boldrin e Dino Toson.

Siccome diluvia, decidiamo per le Miniere di Sale. Se prima o poi anche voi aveste intenzione di visitarle, un suggerimento: andate all’ufficio turistico principale di Cracovia situato sul lato Nord/Est della celebre Rynek Glovny, la piazza medioevale più grande d’Europa (un quadrato di 200 m di lato), e pretendete come guida Barbara dagli occhi azzurri: una ragazza poliglotta bella e intelligente, che conosce l’italiano meglio di noi, capace con i suoi racconti e con la sua verve di dare un senso alla giornata.

003Iscritto alla maratona fin da febbraio, resto in ansia fino all’ultimo giorno per capire (me meschino) perché (insieme a Carlo Zampini e Piero Lucarini per i quali mi sono assunto l’onere di compilare il modulo di iscrizione) non risulto nella lista degli iscritti. Solo all’Expo comprendo l’arcano: ho confuso Name con Surname. Nella lista in ordine alfabetico risulto iscritto come Mario (cognome) e Liccardi (nome) e sul mio pettorale è impresso un antiestetico “Liccardi” grosso così. Idem per gli altri due malcapitati.

La maratona è bella come la città. 5.349 arrivati, l’ultimo in 6:24:43, 24 minuti oltre il tempo limite consentito. Bene i nostri, Alessandra Bertazzo 3:36, Mario Ferri 3:52, Carlo Zampini 4:33, il 73enne Piero Lucarini 5:00, infine Adriano Boldrin 5:34. E il sottoscritto? Ingloriosamente ritirato al 34° km, stufo di patire pene d’inferno causate da una rovinosa caduta: 300 metri dopo lo start mi ritrovo non so come per terra, impietosamente calpestato da un’orda di gazzelle polacche che volano come il vento. Constatato di non aver nulla di rotto, ricomincio a correre ed è subito un calvario. Mi fanno male l’alluce del piede sinistro, l’anca della gamba destra, entrambe le ginocchia e la schiena. Cerco di non pensarci distraendomi con le foto ma capisco che sarà dura. Passato alla mezza in 2:40 e al 34^ km in 4:40, incapace ormai di mantenere l’andatura di 10 minuti/km che mi consentirebbe di tagliare il traguardo nelle 6 ore consentite, getto il pettorale in un cestino di rifiuti e abbandono, amen e così sia.

004A maratona conclusa, se pur zoppicante, visito con il gruppo dei pratesi il Castello del Wawel, luogo simbolo della Polonia, residenza dei sovrani prima che la capitale diventasse Varsavia. Luogo ideale per chi ama le leggende: c’era una volta un drago che viveva qui e terrorizzava la città. Il re promise a chi lo avesse ucciso metà del Regno e la figlia in sposa: ci riuscì un calzolaio che gli fece mangiare una pecora imbottita di zolfo che lo costrinse a bere l’intero fiume di Cracovia (Vistola) fino a scoppiare! Mentre i pratesi se ne vanno a festeggiano in una famosa birreria stile Oktoberfest, declino l’invito e mi ficco a letto sotto le coperte a curar le ferite.

Lunedì visitiamo il quartiere ebraico-cristiano Kazimierz, impreziosito da interessanti sinagoghe ebraiche ma anche da stupende chiese cristiane. All’ora di pranzo una caratteristica city-car guidata da una simpatica e sorridente brunetta ci scarrozza al nostro ristorante preferito. Dopo l’ultimo brindisi la ricreazione è finita: con 2,50 € a testa un taxi ci porta in aeroporto e alle 19:00 atterriamo a Bologna.

Ciao a tutti.

Clicca qui per le foto (Mario Liccardi)

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