Quest’anno si è presentata con una nuova veste che contemplava 77 cambi di direzione. La partenza, così come l’arrivo, si è svolta in via dei Fori Imperiali. Non era prevista nessuna curva a gomito. E’ stato eliminato il passaggio vicino la Fontana di Trevi; mentre sono stati aggiunti quelli sul ponte Settimia Spizzichino, nel traforo Umberto I, in via Nazionale e largo Magnanapoli con a destra, sullo sfondo, il Quirinale. I sampietrini da calpestare sono stati circa 7,6 chilometri. Per il prossimo anno sembra che si stia pensando ad un percorso che incontri anche le periferie di Roma.
A dare il via sotto un cielo coperto, a tratti sotto la pioggia, è stato il Sindaco Ignazio Marino, che ho conosciuto personalmente in altra occasione, ed il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, fratello del famoso attore Luca Zingaretti, meglio conosciuto come il Commissario Montalbano.
Ai nastri di partenza ci presentiamo in oltre 19mila, con diverse migliaia di stranieri provenienti da 122 nazioni. Siamo in 14 della Polisportiva Torrile iscritti alla maratona, tra i quali 5 esordienti. Sono l’ultimo ad aggregarmi al gruppo in quanto, mentre gli altri sono partiti la mattina di sabato, io sono partito in treno nel primo pomeriggio, arrivando a Roma verso le 18 circa. Incarico Deborah al ritiro del mio pettorale, anche se per regolamento non sono previste deleghe, ma in via del tutto eccezionale vengo autorizzato dall’organizzazione. Giunto in Roma mi ricompatto con il gruppo e quindi ci ritroviamo per consumare la cena. Verso le 23 tutti a nanna.
L’indomani mattina sveglia alle 6, mi preparo per la gara, faccio colazione insieme agli altri e alle 07:30, foto di gruppo e poi tutti pronti per raggiungere i Fori Imperiali. Il meteo non promette bene. C’è vento ed il cielo è coperto da nuvole cariche di pioggia. Tutti insieme, quindi, ci avviamo verso le griglie di partenza. Altra foto di rito e quindi ognuno prende posto nelle rispettive griglie. Mentre aspettiamo il via, veniamo prima annaffiati da una leggera pioggia e dopo annegati da un’acqua battente che per fortuna dura pochissimo. Se il buongiorno di vede dal mattino, il resto della mattinata è tutta scoprire.
Io corro la mia maratona n. 96. La mia missione è quella di fare da trainer a Cinzia al suo esordio e chiudere la maratona entro le 5 ore. Partiamo e varchiamo l’arco della partenza con il cronometro che segna circa 5 minuti. Inizialmente formiamo un gruppo di 7 persone, compresi i 4 esordienti, vale a dire Cinzia, Silvia, Bibi e Daniele seguiti da Deborah e Terry. Rimaniamo compatti fino al 30esimo chilometro circa, dopo di che il gruppo si è sgretolato, ma io sono rimasto saldamente affiancato a Cinzia. Sin qui avevamo una proiezioni di 5 ore.
Superato il 30esimo chilometro rimaniamo io, Cinzia e Silvia, entrambe sopraffatte da dolori lancinanti alle ginocchia, tanto da ricorrere ad ogni ristoro all’uso di ghiaccio secco somministrato da personale della Croce Rossa. Da qui in poi per Cinzia e Silvia la maratona diventa un calvario. A questo punto cerco di fare il possibile per sostenerle moralmente e psicologicamente. Mi svesto dei panni di maratoneta ed indosso quelli di Sant’Antonino e con molta pazienza riconduco nel gregge le due pecorelle smarrite. Tra il 40esimo ed il 41esimo chilometro, se ben ricordo, ci raggiunge Bibi e, venendomi incontro, mi abbraccia. Semplice gesto questo che per me, però, ha avuto un significato profondo, visto il contesto in cui ci trovavamo. Sicuramente per Cinzia e Silvia non è stato affatto facile tagliare il traguardo della maratona. Credo, però, che alla fine abbia sofferto di più Cinzia in quanto ho avuto la percezione che verso la fine ci sia stato un momento in cui avrebbe detto: “Basta, io mi fermo qui”. Alla fine, però, è venuto fuori l’orgoglio e il cuore ha sussurrato a Cinzia di provarci. Siamo partiti in 14 e tutti siamo stati finisher e alla fine è questo il risultato più importante. Bravi tutti: io, Cinzia, Silvia, Deborah, Terry, Cate, Fausto, Daniele, Bibi, Scaio, Luciano, Davide, Nicola e Matteo.
C’è un detto che sostiene: “Il bene si fa, ma non si dice. Certe medaglie si appendono all’anima e non al collo”. Finire la gara insieme a voi, Cinzia e Silvia, a prescindere dal risultato finale, per me è stato un onore perché avete dato entrambe prova di carattere e determinazione e Dio solo sa quanta fatica si fa a correre una maratona quando soffri fisicamente. Grazie per avermi regalato questa emozione.
Clicca qui per le foto delll’Expo (di Michele Rizzitelli)
Clicca qui per le foto della gara (di Michele Rizzitelli)
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)




