La pioggia, caduta copiosamente soprattutto nella fase iniziale della partenza, ha messo in difficoltà anche l’organizzazione, tanto che la partenza è stata ritardata di 15 minuti e cioè alle ore 09:45, anziché alle ore 09:30. Il clima, decisamente invernale, ha anche inciso sulla partecipazione alla gara: difatti, alla vigilia gli iscritti erano circa 2 mila; alla partenza, però, il numero dei partecipanti è stato visibilmente minore.
Nonostante le condizioni meteo, decido comunque di sfidare le intemperie. Parto dalle retrovie e, pochi secondi prima della partenza, faccio una riflessione a voce alta con altri partecipanti: ma è stato osservato un minuto di silenzio in onere di Pietro Mennea? Subito dopo si parte. Al termine della gara ho ascoltato delle testimonianze del pubblico che confermavano che prima della partenza era stato osservato un minuto di silenzio in onore di Pietro Mennea, detentore per ben 17 anni (dal 1979 al 1996) del record del mondo sui 200 metri piani, scomparso il 21 marzo scorso. Evidentemente nelle retrovie non era giunta la voce dello speaker che invitava tutti al silenzio.
Il percorso, rispetto a quello dello scorso anno, è stato invertito. Si parte quindi con la pioggia, ma quando si lascia la città siamo in balia del forte e freddo vento. Tolta la parte iniziale, il percorso, seppur lineare e veloce, è piuttosto monotono. Sino al 21/25 km mi trovo in compagnia dei pace maker delle 04:30. Poi, però, sono costretto a cedere il passo a causa del vento fastidiosissimo, facendomi precedere di circa 19 minuti. Chiudo la mia gara in 04:48:56.
Nonostante le condizioni meteo avverse, l’organizzazione non ha provveduto a fornire i ristori di bevande calde, per esempio the, molto gradito in siffatte condizioni. Da bere c’era acqua, integratori e bevande fredde. Ottimo il pacco gara con felpa e prodotti alimentari.
Domenica è stata dura portare a termine la gara, ma come diceva il grande Pietro Mennea: “La fatica non è mai sprecata, soffri, ma sogni. Per battere il tempo devi saper soffrire”. Questa gara è stata sofferta doppiamente poiché la fatica è aumentata considerevolmente a causa di una forza esterna, il più delle volte contraria al senso di marcia: il vento.


