Cronache di Poveri amanti della Maratona di Firenze

da una sosta selvaggia che invade ed occupa strisce pedonali e marciapiedi troppo stretti e sconnessi. Più che patrimonio dell’umanità è patrimonio dell’ansia da colonna e parcheggio. Difficile anche solo entrarci arrivando dall’autostrada. E’ tutta una transenna e una eterna questione di trasporti e viabilità, sventrata dai lavori delle tramvia, per fare la prima linea ci sono voluti 10 anni e per le linee due e tre ancora servirà parecchio tempo.

E poi le isole pedonali con tutti quei trolley rumorosi di turisti sperduti tra BB e menù esposti in dehor ingombranti e invasivi dello spazio urbano, praticamente protuberanze dei caffè che si fronteggiano come soldati in battaglia.
C’erano le Giubbe rosse, e l’avanguardia futurista, teatro di una celebre scazzottata fra marinettiani milanesi e i fiorentini de La Voce, adesso tutto è una calamita per pinzar passanti. Altro che Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini in piazza della Repubblica a discutere, c’è l’Hard Rock al posto del cinema Gambrinus con sala da biliardo sotterranea e luci accecanti che si spengono solo un po’ nel giorno della grande kermesse podistica.
La ricerca del silenzio è una prerogativa notturna in questa città dopo che gli ottomila unni sono partiti sgomitando sotto l’acqua fresca del mattino e aver lasciato sflilare i battaglioni oltre le cascine, il passaggio dell’oltrarno nelle retrovie della maratona diventa un piacere solitario da gustare, con la pause giuste e il piacere  di riattraversare i ponti e tuffarsi con distacco nella bolgia di Ponte Vecchio e gli Uffizi. E pensare che proprio lì dietro c’è l’intima e troppo stretta via del Corno dove è cresciuto nella dolce Firenze di allora Vasco Pratolini. Le “Cronache di Poveri Amanti” son passate di qua in itinerari sentimentali, evocativi, figurativi. Le sue storie raccontate in quelle vie, nei suoi romanzi erano allora un affresco degli anni Cinquanta, ma con quella strana nostalgia per la Firenze dall’età umbertina fino all’ascesa del fascismo di pochi anni prima, contrasti di bianco e nero citazioni delle fotografie Alinari che adesso con una simpatica app dell’Iphone si possono scattare di nuovo in qualche raro scorcio d’epoca che si può palesare all’improvviso ad un occhio sognante. E dove sono finite quelle strade adombre nella luce delle notti che finiscono e che fecero da sottofondo nella nostra gioventù alle zingarate degli amici (miei) Mascetti-Perozzi-Melandri-Sassaroli- Necchi immersi in una Firenze grigia e autunnale dove tutto è perfetto e fresco come oggi qui infondo al gruppo.
Ma rimane anche un’ultima  lacrima per la dimensione culturale fagocitata dal turismo di massa.
Sono spariti tanti giornali e case editrici. C’erano, al massimo dello splendore, la Vallecchi, Le Monnier, la Sansoni, e tutto il settore scolastico dei nostri libri da studenti. Nel giro di 30-40 anni ha perso tutto. E’ rimasta la Giunti e tante piccole case editrici che cercano di sopravvivere. La sede della Rai, che nel Dopoguerra aveva conservato una propria identità, perché aveva un centro di produzione radiofonica e una scuola di dizione, oggi non è più un eccellenza, perché dicono che quando la Terza (amata) rete toccò al Pci, il partito scelse di non puntare più su Firenze.

Ma torniamo a qualche “Cronaca dei poveri amanti della maratona”.
Expo quest’anno è stato portato nella vecchia stazione della Leopolda famosa per il convegno politico annuale Civati-Renziano dal 2010. Costruita nel 1848 dal Granduca Leopoldo II ha grande fascino storico ma si è dimostrata inadatta ad ospitare un volume così elevato di visitatori. Caldo infernale e mancanza d’aria mentre dai tetti a causa di vecchie perdite un violento temporale riversava sugli stand cataratte d’acqua. I minuscoli stand erano troppi ammassati e con un corridoio strettissimo. Sembrava di ripercorrere l’incubo dell’anno scorso.. https://www.clubsupermarathon.it/maratone/3798-dimenticarefirenze.html Belle le installazioni delle due giostre e interessante in convegno Fidal dove tra gli altri un battagliero Renato Canova ha dato spettacolo. Il Club ha deciso di non esserci quest’anno e di dirottare su Genova, Reggio Emilia e Pisa.
Pasta Party. Come ogni anno è stato recepito l’invito del tosco pratese Mario Ferri a presenziare al suo abbondante e succulento pasta Party, ospite abituale della magione del “Pomodorino” Larry Wilson nostro socio che ogni anno viene due volte da San Francisco una volta per gloriare Firenze e l’altra per santificare Roma. Avvocato delle Star Hollywodiane porta una ventata di internazionalità alla combriccola. Presente alla notte Pratese anche il nostro segretario tecnico Franco Scarpa esimio psichiatra e per l’occasione degustatore di Champagne, il genero del nostro Presidente Onorario l’ammiraglio di stanza a Brussels, un debuttante della scuderia Ferri alla prima maratona disceso dalla sua tenuta di Castelfalfi ed infine me medesimo in rappresentanza delle migliori forchette del Club. La Joyeuse Brigade ha fatto le ore piccole tra racconti e progetti di lungo corso.
Davide Astori. il km 13 della Maratona di Firenze 2018 è stato dedicato dedicato a Davide Astori in Piazzale Kennedy alle Cascine c’erano i genitori del calciatore scomparso il 4 marzo scorso a Udine, una delegazione della Fiorentina composta dal vicepresidente Gino Salica, da Elena Turra, responsabile comunicazione che ieri aveva corso la staffetta Huawei 3×7 km insieme ai giocatori delle Glorie Viola, dal dirigente Marco Roncucci, da una rappresentanza delle atlete della Primavera femminile viola reduci dalla vittoria di ieri nel derby con la Florentia e dai ragazzi della scuola calcio. Insomma c’era un pezzo di Fiorentina sul percorso e anche un gran pezzo di cuore Viola. Per la cronaca in gara c’era anche un atleta che ha corso con indosso la maglia numero 13 viola, Marco Mengozzi, che ha chiuso 89esimo in 2 ore 47’50”. Non tutti sanno che… In seguito alla sua morte, sia la Fiorentina che il Cagliari hanno deciso di ritirare la maglia numero 13, che Astori era solito indossare in virtù della sua ammirazione per Alessandro Nesta.
Mandela. Il 30esimo km della Maratona di Firenze è stato dedicato a Nelson Mandela, in occasione dei 100 anni dalla ricorrenza della sua nascita, l?organizzazione ha dedicato un angolo di raccoglimento e commozione davanti al Mandela Memorial. Dicono che ci fosse un coro gospel The Pilgrims ma chi li ha visti? Impressionante questa cella trasparente ricordata da Mandela nelle sue memorie perché ci correva dentro per 45 minuti tutti i giorni della prigionia. I giornali riportano che: Nelson Mandela Forum ha deciso di donare ai due vincitori della Marathon una copia della scultura “Hands Against Racism”, realizzata in creta toscana e raffigurante una mano bianca e una nera che si congiungono in un caloroso saluto, simbolo di pace e fratellanza tra popoli. Una scultura che ci ricorda, come diceva Nelson Mandela che “Un futuro migliore è possibile se tutti diamo una mano. La vostra mano, la mia mano”.

Medaglia. Un Onore cingerla al collo e in tasca, ma i commenti alla medaglia dell’edizione 2018 che hanno accompagnato la presentazione sui Social della Firenze Marathon sono stati dissonanti. E’ stata disegnata da Clet artista Francese con studio in Firenze, che “nemo profeta in patria” è artista stimato in tutto il mondo tranne che a Firenze, città nella quale anziché vedersi offrire spazi didattici ed artistici ha trovato multe e demolizione di opere, è stato chiamato a realizzare l’immagine del premio di fine corsa. E’ stata una scelta coraggiosa, provocatoria e per questo culturalmente interessante e da vero artista questi sono i commenti che ho sentito e spulciato. Ma devo dire che più la guardo più mi piace .. Clet ha giocato con l’Uomo vitruviano creando il terzo movimento all’interno del quadrato e del cerchio: la corsa.
Clet ha dichiarato a Palazzo Vecchio, durante la presentazione: “La corsa è uno sport in cui l’uomo è solo con il proprio corpo che nudo e puro viene messo alla prova” da qui la scelta di concentrarsi sulla figura umana. “Il profilo dei monumenti – ha spiegato – così come tanti simboli già visti li ho subito accantonati. Ricordando Leonardo, l’artista in assoluto, ho recuperato ciò che rappresenta l’Umanesimo che ancor più dell’architettura Rinascimentale ci caratterizza e può rappresentare Firenze nel mondo”. Commenti: “Brutta” “Orrenda” “Cambiatela” hanno scritto gli umanisti moderni. In tanti sul Profilo Facebook della Firenze Marathon si sono scatenati nella critica feroce, senza appello. Qualcuno ha commentato “ricorda il cartello stradale”. Già, ma Clet è l’artista dei cartelli stradali. Ci sarà un rimando? E poi altri commenti: Cos’è il genio. L’area pedonale è la rappresentazione plastica e reale dello spazio vitale di un podista. L’allenamento, la preparazione avvengono in prossimità di un cartello che riporta quel simbolo. “Sembra un semaforo”. Il verde, la strada libera davanti per poter distendere gambe e braccia al ritmo dei battiti cardiaci. Anche il blu non è piaciuto, ma è nel logo della Firenze Marathon.. “Una medaglia da bambini”, borbotta qualcuno ma il genio è bambino.
Arrivati. I classificati ufficiali nel tempo limite di sei ore e 25 all’Asics Firenze Marathon 2018 sono stati 7606. I partiti sono stati 7905. Per la soddisfazione anche dell’organizzazione che con il supporto di oltre 2500 volontari ha contribuito a far sì che quasi tutti, nonostante le avverse condizioni meteo, sono arrivati al traguardo. Tutto si è svolto nel migliore dei modi e per un giorno il traffico e l’ondata di turisti è stato arginato dalla Maratona di Firenze e  in certi angoli i poveri amanti della maratona di Firenze hanno riscoperto il silenzio e la dimensione più umana della città quasi intima come in un unfil in bianco e nero sotto la pioggia, come in questa frase dellle cronache Pratolini: “ Parlavano a bassa voce, sempre più piano via via che si faceva silenzio sulla strada: un bisbigliare fitto di due cuori, provenienti da opposte direzioni, tanto distanti che dapprima sembrò a loro stessi impossibile potersi incontrare. Ma lentamente si avvicinavano, scorgendosi appena sotto la scorza delle diverse esperienze, che a poco a poco cadevano come la borraccina raschiata dalla pietra, ed apparivano le loro anime, che erano ugualmente senza peccato…”

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