L’idea della Maratona di Atene ci era venuta a marzo di quell’anno; avevamo
cominciato a correre da pochi mesi e in quel periodo non avevamo fatto gare
di più di 10-11 chilometri ma io ed Ivo volevamo darci un obiettivo
prestigioso per la nostra prima stagione agonistica e così il pensiero andò
sulla Maratona di Atene, la Regina delle Maratone.
Inizialmente dall’amico Dario ottenemmo un disco rosso: “non ce la farete a
portarla a termine” ma poi anche lui si convinse e ci diede un disco verde:
“avete 8 mesi di tempo per prepararla bene, ce la potete fare” e così non
solo io e Ivo ci iscrivemmo alla nostra prima maratona ma con noi si
aggiunsero anche Dario e Anita, la spedizione era così composta: Ivo, Dario
e Anita da Torino e io da Mantova.
Per i neofiti Ivo ed io la preparazione cominciò a luglio, dopo alcune
ricerche e richieste di consigli optammo per il “programma di Jeff”: la
maratona in 4 ore in 12 settimane, i veterani Dario e Anita invece
sfrttavano la loro maggior esperienza per prepararsi divertendosi con corse
a tappe in giro per l’Italia.
Della mia prima maratona ricordo benissimo il trasferimento in pullman da
Atene a Maratona, da dove parte la corsa: si percorre la superstrada che si
dovrà percorrere di corsa in senso contrario e si ha così la possibilità di
vedere bene le salite che t’aspettano; la preoccupazione saliva e così il
timore di non poter vivere i sogni di gloria. Giunti allo stadio, Ivo e io
scendendo dal pullman venimmo subito sommersi da centinaia di atleti,
eravamo disorientati, fino a quel giorno avevamo fatto solo corse da poche
centinaia di persone; da lontano scorgemmo Dario e Anita che scendevano da
un altro pullman, e insieme ci dirigemmo verso le griglie di partenza: Dario
e Anita verso la griglia 4, subito dietro i militari; io e Ivo alla griglia
8 in fondo al gruppo. La folla di atleti era tale (12000 iscritti) che Dario
entrando in griglia, dopo avere buttato in un cassonetto una bottiglietta di
Sali girandosi imbarcava un paletto di ferro che lo lasciava senza fiato per
alcuni secondi, ma la folla impietosa lo risucchiò in griglia; io e Ivo
invece in fondo al gruppo a cercare la griglia 8, ma dopo la griglia 7 … non
c’è nulla! Solo i bagni chimici! Altrochè fondo del gruppo!!!
La partenza era alle 9:00, ma noi della griglia 8 partimmo solo alle 9:24 in
mezzo ad atleti cinesi che con la videocamera filmavano tutto e tutti mentre
correvano, atleti greci che corravano sferragliando con l’armatura di ferro
addosso, altri atleti che correvano a piedi nudi o in infradito, altri con
cartucciere di gel alla vita che ricordavano lo sbarco in Normandia.
Io e Ivo adottammo una strategia di corsa molto cauta: partire calmi per non
farsi prendere dai primi dieci km di discesa, affrontare la salita a ritmo
costante senza strappi, per poi aumentare il ritmo dopo il 30° km quando
ricomincia la discesa, un gel al decimo, al ventesimo e al trentesimo, e la
tavoletta di scorta da prendere prima di andare in riserva.
Giunti al 35° chilometro, ormai entrati in Atene e superato l’ultimo
insidioso sottopassaggio, Ivo preso dallo sconforto per la fatica si
lasciava uscire dalla bocca un “non ne posso più …” e così arrivò il momento
di ingoiare la tavoletta che ci permise di aumentare il ritmo ed arrivare al
traguardo dello stadio Panathinaikos a braccia alzate; avevamo vinto la
nostra Maratona.



