Paolo, 50 anni, pesa 130 kg e, nonostante i suoi 180 cm, sta rischiando di diventare più largo che alto per via di uno stile di vita esclusivamente lavoro, casa e televisione. Il suo fisico extra-large non gli permette più di allacciarsi le scarpe, costringendolo a chiedere aiuto alla moglie. Per evitare altri guai, decide di rientrare nelle “misure” con la corsa.
Pupetta non si lascia cogliere in contropiede dal nuovo impegno del marito che stravolge l’abitudinario menage coniugale, anzi lo incoraggia, anche se all’inizio con trepidazione, potendo, portato oltre i propri limiti, risultare dannoso. Non si lamenta di essere trascurata da un marito tutto dedito agli allenamenti. Invece di rimanere sola in casa a piangersi addosso, coglie nella nuova situazione l’occasione per rompere la monotonia matrimoniale e rinverdire l’amore, decidendo di seguirlo nelle gare:
“Ogni tuo passo sarà
un battito del mio cuore.
Ti starò vicina sempre, in ogni momento,
per sostenerti.
Quando sarai stanco,
stringi forte la mano, sarò lì al tuo fianco,
per correre insieme fino alla fine, mio campione!”
Pupetta non è in grado di correre, ma ha l’hobby della fotografia e il dono della scrittura. Imprimerà nella pellicola le immagini di corsa di Paolo e con la penna ne descriverà le emozioni, i sudori e le gioie.
Lo attende al traguardo sotto la pioggia, trepida quando tarda ad arrivare, gli deterge il sudore, gli massaggi i muscoli contratti, gli slaccia le scarpe, lo reidrata con l’acqua e lo disseta con il suo smisurato amore. La corsa è diventata un ulteriore punto d’incontro per la vita di coppia.
Più che un libro sulla corsa, è una lunga lettera d’amore. Trecento pagine zeppe di passione. Se non fosse per il suo alto senso civico, imbratterebbe i muri, riempirebbe il mondo intero di catenacci, andrebbe sulla luna, senza perdere il senno, però! E sullo sfondo lo scorrere delle nostre maratone sulle strade d’Italia.
Un sentimento così intenso non poteva essere affidato esclusivamente alla prosa. Ecco cantarlo in tutti i generi letterari che il suo eclettismo le consente: liriche, ballate, sonetti, non esclusa l’ironia.
Una visione positiva del mondo e una concezione religiosa della vita pervade tutta la trama. La negatività che ci propinano quotidianamente giornali e televisione basta e avanza, sembra dire l’autrice. E in questi tempi pessimistici, litigiosi e decadenti un’iniezione di ottimismo era proprio quella che ci voleva.
Veloci flashback permettono d’inserire nella cronaca attuale i ricordi del passato. Oniricamente scorrono le rimembranze dei luoghi, degli eventi e dei personaggi che hanno segnato la sua esistenza. La musica di Puccini le ricorda l’emozione della dichiarazione d’amore che Paolo le fece con i versi di Pierangelo Bertoli: “Per dirti t’amo”. La visione di un pianoforte le fa rivenire i brividi della serenata che le fu cantata la notte prima del giorno del matrimonio. La Maratona di San Valentino le fa rivivere tutte le ricorrenze trascorse da fidanzata e sposata. Il Tricolore esposto nel Palazzo Comunale di Reggio Emilia le dà l’occasione di tratteggiare la forte figura del suocero, che passò ben sette anni al fronte per difendere quei colori.
Un amarcord toccante, un viaggio interiore e poetico nelle atmosfere e negli affetti delle sue radici diventa La 6 Ore di Curinga, per lei trasferitasi all’età di venti anni nella Capitale. Solenne appare la Sila, spensierata la sua infanzia nel mare incontaminato e sulle sabbie bianche della Calabria, sempre piena di prosciutti e soppressate la cantina in pietra della casa paterna e struggenti i frequenti ritorni:
“Io me ne stavo silenziosa a guardare il mare dal finestrino. Quella distesa azzurra, quelle lingue di sabbia, mi facevano tornare alla mente quando con i nostri bambini ce ne stavamo giornate intere, dal mattino alla sera sulla spiaggia, circondati da vettovaglie e mille oggetti utili per ogni nostra necessità; sembravamo dei naufraghi su un’isola deserta. Dei Robinson Crusoè alla scoperta ogni giorno delle meraviglie del mare. Dimentichi di ogni pensiero, se non vivere pienamente ogni istante di quel paradiso.
Ci lasciavamo stupire ogni volta da quel grande sole arancione che calava lentamente dietro la collina.
Alla fine dell’estate, i bambini erano neri come quelli africani.
Il rientro in città veniva vissuto ogni volta come una punizione, il distacco dai nonni come una vera ingiustizia”.
A far da colonna sonora a tutta questa umanità provvede il racconto delle nostre maratone, passate in rassegna con dovizia di particolari che sfuggono a chi è proteso a tagliare il traguardo nel minor tempo possibile. Rivivono gli asfalti infuocati, le piste di atletica, le città d’arte e i paesaggi a noi familiari. Al suo occhio attento non sfuggono le nostre manie e superstizioni, il rito della vestizione e del riscaldamento, la cura dell’allacciamento delle scarpe, l’odore del mentolo, lo sguardo fisso sull’orologio, la monotonia dei nostri discorsi. E poi, i dolori, le ansie e le fatiche. E ancora, il sole implacabile, il tramonto, la notte e l’alba nelle 24 Ore. Molti di noi si vedranno citati, descritti e ammirati. Il suo è uno sguardo incantato sul nostro mondo, giudicato esclusivamente nei suoi aspetti migliori e idealizzato.
Pupetta intervista non solo i personaggi. Anima anche le cose, che acquistano la favella e esprimono il loro punto di vista. Hanno voce i tanto bistrattati piedi, i tendini, i muscoli e le medaglie. Anche il temuto sampietrino della Maratona di Roma, finalmente, dice la sua in una ballata che il romanesco rende godibilissima. Come prevedibile, è il cuore a far la parte del mattatore, nella duplice sua funzione di pompa biomeccanica e scrigno di nobili sentimenti.
C’è di tutto in quest’opera. Mancano soltanto le diete, le tabelle, gli integratori e i cronometri, vere camicie di forza che tolgono alla corsa il bene incomparabile della libertà dell’azione.
La scrittura “corre” naturale e spontanea, come il gesto innato della corsa, in questa poesia d’amore lunga 42 km, vero paradigma per tutti noi.
Non tutte le donne potranno scrivere un libro. Qualcosa, però, possono inventarsela per aiutare il proprio uomo a mantenersi in forma, perché, dopo ogni gara, un uomo nuovo torna a correre nel mondo. E viceversa!
Il libro può essere acquistato:
– presso i più importanti store online.
– direttamente dall’autrice, sempre presente alle nostre maratone.
pupettagreco@gmail.com http://daipiedialcuore.blogspot.it/



