Nessuna pretattica. Ha rotto subito gli indugi, andando in testa fin dalle prime battute. Ha fatto corsa a sé, disinteressandosi degli altri concorrenti e lottando esclusivamente contro il tempo. Una corsa “a cronometro”, può essere definita la sua. Sul quarto colle, il Barbotto, valido come prova Grand Prix IUTA, transitava con quattro minuti di vantaggio su Marco Bonfiglio. Un attimo di pausa, e si è lanciato nella discesa, mentre il sole andava tramontando sulle colline romagnole. La luna e le lucciole hanno illuminato la sua corsa nella notte. I rimanenti cinque colli non hanno rallentato la sua cavalcata, mentre gli inseguitori calavano di ritmo e si concedevano pause. Ai piedi del grattacielo, dove era fissato il traguardo, ha battuto anche il sole, sorto poco dopo la sua vittoria. Ha preso di sorpresa tutti, anche i più zelanti fotografi, colti nel sonno, che non hanno potuto immortalare il suo arrivo trionfale.

Con il tempo di 20:23:13, al secondo posto s’è piazzato Marco Bonfiglio, che sui primi colli era nella scia di Daniele Palladino. Sul Barbotto, ha avuto bisogno di una pausa più lunga, ed il vincitore è scomparso dalla sua visuale, diventando irraggiungibile. Aveva il pettorale N° 1 per aver dominato la precedente edizione in 20:20:28, e a ricordo della vittoria s’era fatto tatuare la mascotte della Nove Colli in regione deltoidea destra. Era giorno inoltrato quando ha tagliato il traguardo il tedesco di Monaco Gunter Marhold in 21:42:17.
In campo femminile, Antonietta Ferrara s’è ripetuta dominando la gara in 25:42:20, mentre lo scorso anno aveva stabilito il primato della manifestazione facendo segnare 24:24:30. Al secondo posto, Giancarla Agostini (28:56:10), unica donna ad averla conclusa per la terza volta. Paola Ceccato si è classificata al terzo posto (29:17:16).
E’ stata l’edizione dei primati: maggior numero di partenti (126) e di arrivati (67 o 70 se vengono inclusi anche quelli giunti di poco fuori tempo massimo), sebbene non fosse coincisa con la venuta dei francesi, che la frequentano ad anni alterni, facendo massa e conferendo qualità e internazionalità. E nonostante Mario Castagnoli faccia di tutto per invogliare i partecipanti a fermarsi al Barbotto. Come è possibile continuare la gara quando ti fa trovare salcicce, piadine, affettati, formaggi, pasta, dolci, vini ecc. Quest’anno, come se non bastasse, non s’è limitato a pigliarli per la gola, è andato oltre rischiando molto. In cima al colle, gli atleti erano attesi da fanciulle che agitavano il ventre nudo ed ancheggiavano. Gli ultramaratoneti sono fatti di ferro, ma solo per quanto riguarda la corsa! Deve essere stata dura rinunciare a tutto ed involarsi nella notte a dannarsi l’anima per ancora 120 km.
Ormai nessuno più affronta la Nove Colli senza adeguata preparazione fisica e mentale. E’ entrato nella cultura podistica l’acquisizione che è dura ma non impossibile. Hanno imparato a non cedere alle prime crisi che, come vengono, così vanno via. Poi ci sono altri ingredienti che rendono più superabile la fatica: la bellezza del paesaggio e la cordialità romagnola agiscono come potenti corroboranti.
Ha fatto bene Patron Mario ad insistere nella formula iniziale. Se avesse allungato il tempo massimo, la gara avrebbe perso il suo fascino “eroico” e la sua specificità di nicchia, confondendosi con tante altre di massa. Gli brillavano gli occhi azzurri, man mano che gli arrivi si susseguivano. Dopo anni di lavoro, vedeva la sua creatura diventare adulta. Muoveva pacatamente le labbra sotto i baffi bianchi per ringraziare tutti i volontari, distribuiti lungo i 200 km ed appartenenti ad una ventina di società sportive, che ci rimettevano non solo la fatica, ma anche altro. Perché la Nove Colli Running è povera, non muove gli interessi commerciali della consorella ciclistica. Si regge sui sacrifici economici di tutti quelli che il carisma di Mario Castagnoli ha coagulato intorno a sé.
Anche le condizioni atmosferiche hanno dato una mano ad atleti e organizzatori. Un venticello fresco ha soffiato nei primi venti chilometri che si corrono tra le ore 12:00 e 14:00, asciugando il sudore e spegnendo l’arsura. Una gradevole pioggerellina ha preservato dalla disidratazione e ha lenito il bruciore dei piedi per il resto del percorso.
E’ naturale che la medaglia speciale di bronzo da 500 g sia stata consegnata solo agli arrivati, ma tutti gli iscritti hanno ricevuto una medaglia, perché partire è già da super. Motivo per cui nel Club Super Marathon Italia andrebbe fatta un’ulteriore classificazione: non solo Soci e Soci affiliati, ma anche Soci doc, riservata a quelli che hanno conclusa la Nove Colli. Inoltre, consiglio a Mario Liccardi di premiare d’ufficio, con un bonus di cinque punti maratona, i seguenti Supermaratoneti doc: Marco Bonfiglio, Giuseppe Tripari, Roberto Albertini, Francesco Accarino, Dario Mandelli, David Calzolai, Lorenzo Gemma, Luciano Piazza, Bruno Motze Nicolussi.




