DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA: IL BUON DIO VEDE E PROVVEDE

Ma, soprattutto, sono al centro del centro della vita della mia collettività cittadina: parto dalla piazza della chiesa parrocchiale dove vivo settimanalmente i momenti di fede comunitari, costeggio le scuole elementari delle mie figlie, di fronte vedo le scuole medie dei nostri giovani e del nostro domani.

Pochi metri ancora e mi ritrovo giusto nel mezzo tra la vitalità – ahinoi, temporaneamente silente – dell’oratorio parrocchiale alla mia destra, e il nuovo Centro Culturale, a sinistra. Qui ci sono gli spazi della Cultura dell’incontro, della preziosa biblioteca, delle aggregazioni associative che si riuniscono e lavorano per il paese, dell’auditorium e dell’arena estiva con tutte le ricche rassegne che vi si svolgono. L’enorme murales di venti metri è dedicato all’artista Frida Kahlo: i suoi occhi penetranti osservano l’incedere dei miei passi e mi fanno ricordare quella sua esperienza dove, dalle spine di una vita martoriata, è fuoriuscita la sua eccezionale personalità e la valenza artistica.

Ancora pochi metri ed ecco che dai giardini di qualche villetta provengono i profumi di chi godrà il piacere di una bella grigliata in famiglia. Poco dopo, passata la farmacia (un luogo che proprio con la terapia della corsa cerco – possibilmente – di evitare), mi ritrovo di nuovo al punto di partenza. Quasi 1000 metri, da ripetere più di 42 volte, ma che racchiudono la simbologia della vita sociale e tutto il legame di appartenenza alla ritualità sequenziale della vita normale.

Invero non mi è per niente usuale correre in mezzo alle case. Come tutti i runners spero di tornare presto a correre sui lungolaghi di Mantova o tra i campi ed i fossi, dove non c’è quasi nessuno – tranne nutrie ed aironi – e ci si gode solo la natura e l’avvincendarsi dei suoi colori e dei suoi profumi. E dove ritrovo tutta l’aria buona e pulita della mia infanzia in campagna.

Meglio non pensarci. Anche perché corro con la mascherina (obbligatoria in Lombardia) che è un presidio assai poco salutista. Così imbavagliato sento tutte le conseguenze dell’alcalosi che il rientro di anidride carbonica produce nel sangue. E più la condensa la inumidisce, più la respirazione diventa affannata. Al termine la fatica aggiuntiva si farà sentire.

Per strada pochissima gente. Dal micromondo del mio pezzetto di quartiere mi piace pensare che tutta l’Italia sia fatta di cittadini responsabili e rispettosi delle regole. Nelle ore che ho corso, avrò incrociato una ventina di persone (pochi col cane, qualcuno diretto all’edicola).

Peraltro il tutto è ben presidiato. Silenziose e discrete le tre pattuglie di controllo (le auto dei Carabinieri e della Polizia Locale) che ho incrociato. Le domeniche scorse mi avevano fermato e chiesto spiegazioni. Stavolta no. Ma le sento comunque vicine a proteggere la nostra sicurezza, quasi un senso di incoraggiamento alla responsabilità collettiva con le Autorità – il pensiero va al mio sindaco Morselli, gravato pure dall’onere della Presidenza della Provincia, – che stanno sostenendo i territori ed il Paese intero, affrontando scelte importanti e decisioni difficili per superare quest’emergenza straordinaria.

E così, carico di pensieri di speranza e di gratitudine, concludo la mia Maratona in 4:57’, il peggior risultato di queste tre domeniche. Ma tant’è … ci sarà il tempo per fare meglio.

Anche perché mi sembra che il sentire generale sia quella stessa grinta che i corridori conoscono bene: che dopo ogni caduta si riparte, che per ogni allenamento sofferto arriva poi un risultato premiante, … insomma che dice che siamo tutti più vivi che mai. La stessa medaglia (ancorchè virtuale), coniata appositamente dal poliedrico Presidente del Club SuperMarathon e che porto orgogliosamente al collo, mi rende parte di una comunità che vuole farcela e non fa differenza con la gioia di chi vince le battaglie più dure.

Soprattutto oggi, la felicità di aver finito questi 42km mi accomuna a chi è uscito guarito dall’ospedale, al personale sanitario che vive la prima linea dell’emergenza, agli operatori dei servizi di sicurezza e delle attività primarie del Paese, a … insomma, nessuno escluso.

Perché oggi è anche la Domenica della Divina Misericordia: il buon Dio vede e provvede.

diani francesco 2

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