Don Camillo vince in 17 mosse

Qualche anno è incappato in nevicate o nubifragi memorabili, eppure ha sempre resistito, anzi ha prolificato: la 42 km, inizialmente accompagnata da una 10 km fino a Fidenza, si accrebbe poi con una 21, poi una 30 km, ottenendo una partecipazione complessiva intorno alle 2000 persone.

foto 2Un anno fa, il caso ovvero il tafazzismo della politica italiota avevano fatto coincidere il giorno della maratona col cosiddetto “election day”, quello che avrebbe dovuto dare una schiacciante vittoria al Peppone di Bettola, sedicente benzinaio ma dai più corposi interessi sulle farmacie e ovviamente sulle coop: meglio ancora se riusciamo a mettere le farmacie pure dentro alle coop. La notizia divenne ufficiale sotto il Natale del 2012, e nei miei auguri per email a Pietrospino gli avevo espresso timori: “24 febbraio, data tragica! Causa elezioni non ti daranno le forze dell’ordine, non chiuderanno le strade… saranno tutti ai seggi! Non è questione dei podisti, che possono votare anche lunedi, ma degli agenti, vigili ecc. Ricordo la maratona di Bologna 21-4-96, giorno elettorale: si fece, ma con 400 partecipanti”.

Senza indugio Chittolini mi rispose che lui tirava diritto: “Proprio stamattina ho scritto al Prefetto con la ferma intenzione di far la gara. Ho modificato completamente il percorso. La, anzi le gare, partiranno da Fidenza Village e si sposteranno nelle campagne circostanti. Non ci saranno assolutamente grandi turbative alla circolazione. I podisti come ben sai sono concentrati sulle loro passioni e nulla li ferma, poi si può votare anche la sera e tutto il giorno dopo. Noi corriamo tra Toccalmatto e Casal Barbato, Priorato e Fontevivo, a chi diamo fastidio? – Facci un pensierino. La macchina organizzativa è inarrestabile sono già partite le iscrizioni. Io voglio andare avanti, recedere vuol dire morire. Abbi fede, ti ripeto. Noi siamo in provincia, non siamo a Bologna. Non fare il menagramo. Io non posso fare altrimenti”

foto 3E vennero le elezioni ma anche la maratona, con partecipazione quasi dimezzata anche causa una giornata da tregenda. All’incirca come quando don Camillo, spedito in una parrocchia di montagna, riuscì a portarci anche il crocefisso dell’altar maggiore. E chi li ferma quei due lì? (intendo don Camillo e lo Spino). Alla fine della giornata, stava peggio il finto benzinaio di Bettola, malgrado avesse inondato le strade colla sua immagine di profilo, truccata che sembrava Enrico Fermi (il photoshop era l’arma vincente del suo fido scudiero e aspirante ministro, il governatore della fedelissima Emilia). A casa l’onorevole Peppone, mentre a Palazzo Chigi saliva (o scendeva, per certa gente le parole hanno significati dubbi) un personaggio che Guareschi aveva già perfettamente descritto nel racconto “Lo spumarino pallido”, del 1953: “un giovanotto magro, elegante, molto fine e anche molto timido”, mandato dal Partito a controllare la situazione nella Bassa, un tipino “dalla esigua cassa toracica” e dal cervello non molto più sviluppato. Peppone (quello vero, non la macchietta di Bettola del 2013) si era sentito in dovere di fargli coraggio, ma nel congedarsi da lui pensò: “Cosa c’è di più bello che dare una consolazione a un povero cretino? Ecco un idiota che stanotte dormirà tranquillo”. Lo spumarino lo ringraziò con un “Tira a campare, compagno Bottazzi”.

Guareschi sessant’anni fa aveva già capito tutto della Seconda Terza o Ennesima repubblica: lo spumarino del 2013 a Roma ha dormito tranquillo e ha tirato a campare per meno di 9 mesi, mentre don Camillo Chittolini ha proseguito riuscendo a sfornare, per la diciassettesima volta, la sua maratona, con percorso tornato all’antico salvo qualche accorciamento tra Fidenza e Fontanellato (dov’è finita Se-moriva ovvero Semo-rivà?), e un nuovo giro (già collaudato l’anno scorso) tra Soragna, Roncole e Busseto, che ho trovato più vario.

foto 4Anche in questo caso Guareschi aveva anticipato i tempi: nel racconto “Il giro viziato”, Peppone prometteva grandi mutamenti di viabilità: “il popolo lavoratore, per andare a Solagna [cioè Soragna], che è a sud-est, deve mettersi in viaggio verso nord-ovest; poi, arrivato al Crocilone, girare a destra e procedere in direzione nord-est fino alla Strà Lunga… e dopo 14 km raggiungere finalmente Solagna… In altre parole, il popolo lavoratore è costretto a compiere un giro viziato che gli costa la bellezza di km 10 e mezzo”. Mi sa che Chittolini si deve essere ispirato a queste pagine per disegnare il suo tragitto ai danni del popolo podista, dal momento che il drizzagno progettato da Peppone si era scontrato con reperti archeologici (ovviamente fabbricati da don Camillo), “e intanto, il popolo lavoratore che deve recarsi a Solagna è costretto a fare il solito ‘giro viziato’ di cui parlò Peppone nel 1946”…

Novità pregiata (almeno per me, che per motivi non pepponici nel 2013 non ero andato da quelle parti) è stata appunto l’attraversamento di villa e parco di Soragna intorno al km 30: il noce più grande del parco è quello che, secondo l’altro racconto molto bello di Guareschi “Gerda”, fu scelto come torre di avvistamento dei tedeschi durante l’ultima guerra. “Una pianta secolare stupenda. Qualcosa di fenomenale”. Lo stavano per tagliare e vendere, quando ai suoi piedi ritorna il soldato Franz con la giovane sposa, appunto Gerda. Siamo nel 1952, e Franz, che il 10 aprile 1945, sceso dal gabbiotto in cima al noce, aveva inciso sul tronco il suo nome, ora ce lo riscrive, con la data nuova e aggiungendo il nome della sposa. E quell’albero scampa per sempre al suo destino di morte. Quando morirà di morte naturale, resterà la poesia di Guareschi a tenerlo vivo; e adesso anche il nostro passaggio di pacifici soldatini lo anima.

foto 5Se, insomma, il percorso attuale appare meno verdiano di quanto il nome prometta (stante anche la mancanza assoluta della musica irradiata in altri tempi, da punti fissi e anche da altoparlanti mobili) è però più guareschiano. La casa natale di Verdi alle Roncole è nascosta dalle impalcature, mentre la casa e l’antico ristorante di Guareschi sono aperti anche in orario di chiusura, ed a fare gli onori di casa sono i leggendari Albertino e Pasionaria. Usciti da Roncole (km 36, con un arco gonfiabile che non c’entra niente) noi maratoneti, ormai orfani degli altri corridori di minor lena, ci dirigiamo verso la Madonna dei Prati, così descritta in un altro racconto del 1953 (“Il voto”) che la chiama “dei Campi”: “una fabbrica massiccia e alta che si levava a lato di una strada deserta e solitaria, e tutt’attorno erano campi nudi e crudi”. Su quella strada don Camillo incontra Peppone, che di nascosto dal Partito sta andando a chiedere la grazia alla Madonna per il suo bimbo malato. “La chiesa era fredda e semibuia e non c’era anima viva. Soltanto la Madonna dei Campi c’era, di vivo, e i suoi occhi guardavano dolci”. Mentre Peppone entra “col suo bambino in groppa”, don Camillo “rimase a far la guardia fuori della porta. Poi, per star più comodo, si inginocchiò su un sasso e disse alla Madonna dei Campi le cose che Peppone non avrebbe saputo dirle”

Noi podisti sfioriamo soltanto la chiesa, e guardiamo la successione di un campanile dopo l’altro come usa nel “Mondo piccolo”, fino a fissarci sul castello e la chiesa di Busseto, dove ci appare la Trinità di Roberto Brighenti (il Padre visto alla partenza, il Figlio a Fidenza, e lo Spirito a Busseto in compagnia di Balanzone Marescalchi), e c’è gloria per tutti, compreso Fanfo, parmigiano di Torrile che ammira ugualmente Spino e Giovannino.

I classificati sono 526 nella maratona, forse un paio di centinaia rispetto agli anni d’oro; e ci sarebbe un po’ da ridire su certuni il cui tempo lordo coincide al centesimo con quello netto: corridori che non hanno un rilevamento di partenza perché all’ora del via erano già per strada (ne ho visti due, un’ora e dieci prima della partenza, già al km 6; una foto ne documenta uno a Fidenza già mezz’ora prima del via).
Il tempo massimo era fissato in 5 ore e 15 perché dopo incombeva il carnevale (ingresso 9 euro, gratis per podisti e per quanti se ne andavano via prima dell’inizio delle sfilate), ma è stato elevato fino alle 5.52 dell’ultima classificata. Tra gli assenti, s’impone di ricordare i due maratoneti più attivi d’Italia, quel William Govi e quel Giuseppe Togni che, rivali in vita anche su queste strade, si sono quasi dati appuntamento per la loro maratona estrema, passando a correre su strade meno accidentate, il primo nell’agosto scorso, e “Peppe Inox” invece da due settimane esatte, l’8 febbraio. In loro ricordo, ho rispolverato vecchie cronache che riporto in coda (naturalmente chi ne ha abbastanza le può saltare).

In questo 17° appuntamento, si aggiungono 583 arrivati nei quasi 30 km del “principe” di Soragna, 419 nella 21 km e 186 nella 10. Insomma, un buon successo, adesso che le elezioni non rompevano (ma l’anno prossimo, chissà?). Ristori puntuali, anche se latitavano le banane e talvolta le bevande idrosaline erano assai più idro che saline; compensava il tutto lo squisito piatto di pasta finale, consumato stavolta sotto un bel sole ricco e nutriente il pacco gara. Don Camillo Chittolini viene di persona negli spogliatoi a controllare la temperatura delle docce (stavolta, ottime e abbondanti); poi esce per andare incontro, come sempre, agli ultimi che stanno transitando proprio adesso.

La medaglia reca “la faccia malgarbata del Peppino di quelle parti”, con “due occhi piccoli ma che sfavillavano nell’ombra come due diamanti” (come li descrive un altro memorabile racconto del Giovannino, “Nel paese del melodramma”). Un altro anno, non ci vedrei male anche il “Nonno Baffi” Guareschi, che nell’ecatombe continua dei Pepponi continua a vivere e vincere.

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