EcoCityMarathon – Lanciano,19/04/2014. Lassù i miracoli. Quaggiù gli ostacoli. Il Sacro Graal può attendere.

foto 2L’anno scorso, solo in Italia a Pasquetta ce ne furono due: la Unesco City Marathon e la Otto Ore dei Leoni. Quest’anno, invece, l’unica maratona tra Pasqua e Pasquetta è vicina ad Oslo: veramente strano. Comunque i Fantastici Quattro vengono richiamati da un messaggio ermetico contenuto nel “vulcanico” sito di Enrico Vedilei: “EcoCityMarathon di Lanciano. Il percorso sarà a giri e sarà ricavato metà dentro il Parco Diocleziano e metà nel centro storico di Lanciano con passaggio nella suggestiva Piazza principale per un totale di 1700 m”.

E così i “maratonauti“ impostano la rotta 700 km a sud, fermano la navicella ad Ortona per una cena a base di arrosticini, nell’ultimo giorno utile prima che i banchetti pasquali azzerino la presenza di questo prodotto locale in ogni macelleria della zona. L’alba li coglie nel parco di Diocleziano, una specie di canyon scavato sotto il famoso ponte di Diocleziano. Si tratta di un parco urbano sprofondato 50 metri sotto la città. Qui penso che non ci vada nessuno, a meno sia un amante dei trail, e penso pure che per fare usare quelle panchine dovrebbero mettere un ascensore. Da sotto la sensazione è opprimente. Sembra che la città stia per crollare nel canyon e che abbiano messo la chiesa a fare da puntello tra le due sponde della vallata. Il parco comunque è tutto nuovo e ben tenuto, e nel piccolo tratto in piano è un piacere correrci. Ma per 28 volte bisogna scalare le rive e raggiungere le vie della città che stanno lassù.

foto 3Lanciano non è poi così male. Io, come penso molti, non ci sono mai stato per turismo. La chiamano “La città dei miracoli”. Dicono che vengono 150 mila turisti all’anno e, infatti, mentre correvamo ci siamo imbattuti in un paio di gruppi con tanto di guida. Il Miracolo Eucaristico è il più famoso: nel VIII secolo un monaco scettico vide trasformarsi l’ostia in carne e il sangue in vino, le reliquie sono esposte nella basilica di San Francesco quella grande dall’altra parte della Piazza centrale.

Il Miracolo Frijacriste è meno famoso. Tutto successe nel 1273, in una stalla una donna preparò una pozione d’amore mettendo sul fuoco un’ostia che si tramutò in carne gocciolando sangue, e queste reliquie sono in parte nella chiesa di Offida in parte di Sant’Agostino, che sarebbe quella con quel portale ricco di fregi floreali che avevamo sulla destra nella strada piana in cima al paese. Per inciso, la sera prima al ristorante vicino c’era la “pizza Frijacriste”.

Altro miracolo, passando dal sacro al profano, è che negli ultimi anni Lanciano è diventata famosa per la squadra in serie B e per i tifosi Antikebab ( https://www.youtube.com/watch?v=VOGh0-P0fx0).

foto 4Correndo giù per la strada, dopo la chiesa di Sant’Agostino vi sono altri suggestivi angoli. Si arriva in discesa nella bellissima Piazza Plebiscito transennata per noi. Giriamo attorno ai portici del Comune e abbiamo davanti la Cattedrale, quella del Miracolo Eucaristico, la Torre Civica, e Il retro della Chiesa di San Francesco, San Longino e la Chiesa del Madonna del Ponte.

Proprio dove si girava sotto il Municipio, se si fosse andati dritti invece di scendere le famigerate scale, saremmo saliti sul ponte di Diocleziano del terzo secolo. Il sindaco, che ha dato la partenza, ha detto ad Enrico Vedilei che l’anno prossimo ci permetterà di transitare anche su questo famoso monumento. Il ponte era sulla strada consolare Flamina Adriatica e univa il quartiere Prato e il Piano delle Fiere, separati dal fosso della Pietrosa (questo è il vero nome del Parco Diocleziano). Il ponte originale crollò nel terremoto del 1088, fu ricostruito nel XIII secolo con la foggia medievale che vediamo ora; al di sopra fu eretta una prima cappella dedicata alla Vergine, restaurata e ampliata nei secoli successivi fino a raggiungere le dimensioni dell’attuale Chiesa della Madonna del Ponte che sovrastava la nostra “Valle della Morte”.

foto 5Altro miracolo, cui qualcuno non credeva, è l’antichissima data di fondazione della città 1180 a.c., cioè 428 anni prima di Roma. La città sarebbe stata fondata, secondo la leggenda, con il nome di Anxanon (in onore e ricordo di un compagno morto in battaglia) nel 1181 a.c. da Solima, che insieme ad Enea sarebbero fuggiti da Troia approdando in Italia. Le date corrispondono, essendo stata distrutta Troia 11 giugno 1184. L’epoca di fondazione è stata confermata da alcuni ritrovamenti archeologici databili XII secolo a.c.

Se fossimo rimasti ancora un giorno avremmo assistito ad un altro miracolo quello delle “statue che prendono vita”. Tutto avviene a Pasqua. L’evento coinvolge tre statue che nonostante vengano mosse dai cittadini, è come se si animassero, interagendo. I tre protagonisti sono Cristo Risorto, la Madonna e San Giovanni Evangelista (statue abbastanza recenti in legno del XVIII – XIX secolo). Escono in contemporanea da tre chiese differenti e, condotte da tre confraternite, giungono in Piazza Plebiscito, posizionandosi ai tre angoli. San Giovanni corre da Maria a portare la lieta novella della Resurrezione, ma la donna in abito nero dice di no per 3 volte. San Giovanni si reca da Gesù, che a sua volta va ad incontrare Maria. Meravigliata, Maria lascia cadere l’abito nero, scorgendo quello bianco al di sotto. Tutti in festa vanno nella Cattedrale. In seguito c’è il “saluto dei Santi”, le tre statue tornano a riposo nelle proprie rispettive chiese. Un miracolo che si rinnova ogni anno a Pasqua.

foto 6L’ultimo miracolo che aleggia come leggenda su Lanciano è quello di Longino e il Sacro Graal che potrebbe essere qui. Il Sacro Graal, la coppa, dove fu raccolto il sangue di Cristo che sgorgava dalla ferita del costato. La cercavano i Templari, Re Artù e incantò anche Hilter, facendone una vera e propria ossessione, nonché simbolo del suo impero del male. Narra la leggenda che: “Lanciano derivi dal nome del soldato romano, Cassio Longino, che colpì con la sua lancia il costato di Gesù moribondo. La vita di Cassio Longino presenta dei lati oscuri, a cominciare dalla sua leggendaria lancia, potente talismano, insieme al Graal. In alcune leggende medioevali abruzzesi si dice che Cassio Longino era figlio di aristocratici lancianesi e vice di Ponzio Pilato, anche lui abruzzese, per di più, suo collaboratore in Palestina. Durante il processo che portò alla condanna a morte di Gesù, Longino ebbe l’incarico di seguire da vicino le sorti del prigioniero. Egli fu molto scrupoloso nel suo incarico, rimanendo accanto a lui, anche durante l’agonia della crocifissione e infliggendogli, forse, il colpo fatale. A tal proposito, si narra che alcune gocce di sangue, misto ad acqua, zampillarono dalla ferita; il liquido purpureo scivolò lungo la lancia fino a toccare le mani del soldato, che portò, inavvertitamente, sugli occhi che guarirono improvvisamente da strabismo; dopo un primo momento di stupore raccolse una manciata di terra e sangue e la nascose. Questo lungo contatto con le dottrine cristiane e il miracolo di cui fu testimone, lo portarono a convertirsi alla nuova religione e così, dopo la morte di Gesù, si congedò dall’esercito, prese i suoi averi consistenti nella lancia, nella spugna imbevuta di aceto e nella terra mista al sangue di Gesù e andò via. In alcune leggende si narra che egli si fermò a Mantova dove oggi si possono vedere i cosiddetti “Vasi Sacri” contenenti il Sangue Divino. Altre tradizioni affermano che egli fosse tornato alla sua natia Lanciano, pare senza i suoi averi, dove iniziò a fare proseliti. Sia a Pilato sia al Sinedrio, la cosa non fu gradita e così fu emesso un mandato di cattura nei confronti di Longino che, raggiunto da alcuni assassini, fu giustiziato e la sua testa portata a Gerusalemme come monito per scoraggiare eventuali seguaci ed imitatori. I lancianesi, commossi dall’atto di devozione del centurione, edificarono su un antico tempio di Marte una chiesa dedicata a San Longino”.

Ma il Sacro Graal può attendere. Non è riuscito a trovarlo Hitler sterminando mezza Europa, non siamo riusciti noi scavando profondi solchi nella discesa sotto il Ponte di Diocleziano. Là sopra è rimasta la città con tutti i suoi miracoli. Per noi quaggiù gli ostacoli di tutti quegli scalini. Il vero miracolo è stato uscire vivi per ventotto volte dal fosso della Pietrosa!

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