Ecomaratona del Barbaresco e del tartufo bianco d’Alba. Alba, 2 novembre: ma cosa è una Ecomaratona?

Sono – dice mio figlio – i bisogni indotti: quel giorno non avevo niente in progetto, al massimo una campestre in collina di 6 km, anche perché due settimane prima avevo corso i 50 km di Calestano (essi pure intestati al Tartufo), e invece… Uno sconto malandrino da 5 euro (ovvero: pagare quello che tutti avevano pagato fino a poche settimane prima, senza aumenti dell’ultima ora), per ottenere il quale devi in compenso fare 300 km di strada, pagare un albergo, due pasti, qualche biglietto di ingresso ai musei… e resistere alla tentazione di comprare i tartufi a 2 euro il grammo… Non è esattamente un affare, però ricordando che anni fa avevo inserito quella maratona tra le corse da fare, senza mai riuscirci, ho colto l’occasione, che è stata pure l’occasione per rivedere alcuni amici del “circo”, orchestrati per l’aspetto monetario dalla squisita Carla Gavazzeni.

002Amici (tra cui un altro Grande del Club, Gaetano Amadio) mi avevano parlato bene della gara, ben organizzata, panoramica, campestre… sia pure con l’aggravante che pioveva sempre (e infatti gli organizzatori si erano cautelati preavvisando, sul sito, di eventuali riduzioni dei tratti sterrati).

D’accordo, è un rischio che si corre (vedi Ecomaratona di Monteforte 2013), ma non si dovrebbe prevenire; e invece, da un calcolo molto approssimativo fatto a naso, direi che in questa edizione – la prima interamente soleggiata, dicono, e dopo una settimana abbondante di secco – l’asfalto, se non arrivava a 30 km, ci andava vicino. Per di più, asfalto trafficato, come nelle nostre corsette non competitive da 1,5 / 2 euro di iscrizione, con l’obbligo di “rispettare il codice stradale”.

Sono andato a vedere su un sito specializzato (Roberto Albanesi) cosa si intende per “Ecomaratona”, ed ecco la risposta: “Di norma le ecomaratone si svolgono interamente, o quasi, in montagna o in ambienti collinari; comunque sia la loro caratteristica irrinunciabile è quella di svolgersi in ambienti naturali immersi nel verde”. Seguono gli esempi, tra cui appunto la Clivus, i Marsi, il Chianti, il Ventasso, addirittura la Val d’Arda e le Aquile che sono trail da fare spesso con mani e piedi (e ci aggiungerei, a pieno diritto, la Eco dei Colli Euganei da Teolo, per cui mi sono servite 6 ore).

003Comunque, siamo ad Alba (totalmente esaurita quanto ai 700 podisti ammessi – 200 per la 42 km -, oltre che imballata per i tartufieri), e partiamo, dopo aver constatato che non esiste la custodia bagagli (eppure al ritiro pettorali ci avevano dato una sacca numerata che doveva appunto servire a depositare le nostre cose in luogo sicuro) né una spunta alla partenza, in mancanza anche del tappetino chip. Insomma, chi voleva fare il furbo poteva ad esempio risparmiare il percorso da piazza Duomo (dove è la partenza ufficiale) fino al palasport, e poi lungo il parco Tanaro, per poi presentarsi alla rotonda dell’atleta, a 200 metri dal Duomo, vedendosi già accreditati quasi 3 km! Non dico che ad Alba qualcuno l’abbia fatto, ma solo che lo poteva fare, e se si sparge questa notizia qualcuno dei podisti miei conoscenti (quelli che alla Corrida di San Geminiano a Modena partono dopo il curvone di S. Agostino, o addirittura da porta S. Francesco, per evitare la ressa) lo farebbe. Mentre, quelli che affrontano il Passatore in un certo modo, potevano confidare nell’unico controllo del km 30 (lungo un tratto sterrato di un km intervallato a 10 o più km di asfalto), e per il resto accettare il soccorso stradale…

Naturalmente non è il caso dei supermaratoneti, sette in tutto, distribuiti tra il 61° (Giuseppe Tripari) e il 183° posto assoluto, dunque senza ambizioni di premi, nemmeno di categoria (che oltre tutto ci penalizzavano, perché le categorie erano accorpate ogni 10 anni). Per le donne dai 50 in su addirittura era prevista una sola categoria; ma le ‘nostre’ donne sono persone normali, mentre le donne sul podio ad Alba avevano una caratteristica in comune: erano senza t* (a qualcuno piaceranno anche così).

Va però detto che il grandioso premio finale, uguale per tutti, era un pranzo come se ne vedono solo in Toscana (dico Chianti ed Eroica), con camerieri che ci servivano dall’antipasto ai tortellini alla carne cruda e agli arrosti fino al caffè (l’unica cosa meno buona), con vini a gogò, dal dolcetto al barbaresco.

E naturalmente, quanto alla corsa, ci siamo gustati anche tante cose belle: una parte del “sentiero Fenoglio” fin sotto Barbaresco (km 10, poi al ritorno verso il km 39), con una spettacolare vista sulle colline a vigneto; il ristoro, dopo il giro dietro la torre a Barbaresco, che comprendeva anche calici di vino; il centro storico di Neive (purtroppo infestato dalle auto, che non sempre gli addetti riuscivano a fermare); il tratto campestre dopo Treiso, dove si raggiungeva al km 29 il punto più alto, 494 metri dai 147 di Alba (e alla fine i metri saliti e discesi risulteranno 980); il boschetto del km 36-38, chiuso però da una discreta salita che ci riportava a 270 metri, fino alla picchiata finale su Alba – stupenda da vedere con le sue chiese e torri – lungo curve e rotatorie che era bello tagliare, se non ci fossero state auto e moto in libera gita.

Bello l’arrivo e bella la medaglia, gradevole il ristoro di frutta sciroppata (bene comunque anche i ristori in gara); poi c’era da fendere la calca dei tartufieri per raggiungere gli spogliatoi a 500 e più metri, sudati e vestiti come eravamo, con temperatura di 8 gradi (per fortuna stavolta non è piovuto). Docce calde, ampi parcheggi, pranzo e apoteosi finale, salvo l’inutile attesa per le macchinose procedure dell’estrazione di un tartufo, condotte da una tacco-12 così poco efficiente che potrebbe candidarsi a fare la ministra (questa battuta non piacerà a Liccardi).

Più concreti i nostri maratoneti, di cui si potrebbe stilare una classifica così:

1° Tripari 3.37, 2° Renzi 3.56, 3° Marri 4.42, 4° Zanaboni 5.24 (prima donna), 5° Ancora 5.41, 6° Gavazzeni 6.09 (2^ donna), 7° Riccardi 6.09.

Detraete i quasi mille metri di salita/discesa, e i 12-15 km di sterrato, e per Tripari avreste un tempo intorno alle 3 ore, e per Rita Zanaboni (con cui ho rievocato il mio record in maratona, a Russi vent’anni fa, correndo a suo rimorchio) 4.30 o dintorni. Siamo ancora vivi.

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