Ecomaratona del Chianti (Per un punto Martin perse la cappa)

Assodato quindi che un piccolo ed insignificante punticino può avere conseguenze disastrose, nel nostro caso, che ci azzecca? Prima di arrivare al sodo, partirò da lontano.

“Nel circuito delle ecomaratone italiane, quella del Chianti è certamente una delle più conosciute: la caratterizzano le dolci colline senesi, gli antichi borghi, i suggestivi casolari sapientemente ristrutturati, i vigneti e gli uliveti alternati a boschi e altre coltivazioni. È l’unica ecomaratona facile in Italia, non trail, con salite a misura d’uomo e discese dove ci si può lasciare andare senza tema di mettere il piede in fallo. Il tempo massimo di otto ore permette a chiunque, con un po’ di pratica podistica, di portarla a termine senza difficoltà. È come una passeggiata liberatoria, dove predominano gli spazi aperti e la sensazione profonda di essere immersi in un ambiente incontaminato”.

2Questo scrivevo nel 2009, anno in cui, con 53 punti in tasca ovvero con 53 maratone/ultra ultimate, ho “trionfato” nella speciale classifica del Club.

Altri tempi. Ecomaratona per me facile tre anni fa, ora non più. Mentre dopo 35 chilometri camminavo lungo la salita dello spettacolare “viale dei cipressi” al termine del quale c’era l’agognato ristoro, riflettevo sulla giornata che si stava avviando alla conclusione. Al mattino c’erano stati alcuni segnali premonitori: durante il trasferimento in auto si discuteva di un maratoneta pratese sentitosi male durante una corsa e salvato per miracolo….a Castelnuovo Berardenga si è potuto parcheggiare solo nel piazzale della camera mortuaria….

Nonostante le mie origini napoletane non sono superstizioso. Non posseggo amuleti contro il malocchio, e i gatti neri che attraversano la strada sono sempre benvenuti. Non sono superstizioso, ma circa a metà gara, ai piedi della salita che portava al punto più alto del percorso, mi sono tornati in mente i segnali premonitori del mattino: improvvisamente privo di energie, incapace persino di respirare, arrancavo con il cuore che batteva a mille.

Un pensiero mi martellava in testa con ossessione: “Per un punto Mariolin perse la cappa”, ove nel mio caso cappa era sinonimo di vita. Già immaginavo i resoconti sulle cronache locali del giorno dopo e gli amici supermaratoneti in processione al mio funerale per le sentite condoglianze!

3Nonostante non ci sia niente di più piccolo ed insignificante di un punticino, cosa sono capaci di fare una buona parte di noi per il punto-maratona! Partiamo prima, pur di comparire nella classifica ufficiale. Fingiamo di aver ultimato 42,195 km quando, per un errore dei giudici, invece dei sette giri previsti ne abbiamo corsi solo sei. Festeggiamo il raggiungimento di un numero di punti a due zeri, organizzando una maratona alle porte di casa e assoldando giudici per la validazione del percorso. Il punto-maratona ci “costringe” a gareggiare anche in condizioni fisiche precarie, con un accanimento (assai poco terapeutico) dalle conseguenze anche drammatiche, come successo qualche anno fa a uno di noi, stroncato da un attacco cardiaco al termine di una maratona.

Per fortuna è finita bene. Dopo un’ora di crisi nera, al termine della salita che ci ha portato in vetta (646 m), le immagini listate a lutto e i pensieri negativi causati dall’affaticamento psico-fisico si sono dissolti e il mondo è apparso nuovamente colorato. Merito del “Tosco” Mario Ferri che mi ha incoraggiato durante il percorso e dello splendido paesaggio circostante. Sostenuto dall’amico Super Mario, ho portato a termine la gara e messo l’ennesimo punto-maratona in saccoccia.

Dimenticavo: al 35° km, in cima al viale dei cipressi, c’era l’agognato ristoro. Il “Tosco”, seduto davanti ad una tavola imbandita, stava consumando un lauto pasto a base di maccheroni all’amatriciana, carne arrosto, pomodori, dolce, caffè, ammazzacaffè e vino rosso a volontà: offerto dal Gruppo Podistico Riccardo Valenti di Rapolano Terme (SI) che ogni anno all’ecomaratona del Chianti effettua lo stesso tipo di “ristoro”, sperimentato da SuperMario già nel 2011 quando arrivò parecchio alticcio al traguardo.

Ho approfittato anch’io, ma con moderazione. Dopo una decina di minuti di allegra bisboccia e qualche foto, abbiamo salutato i simpatici ospiti con un arrivederci alla prossima edizione.

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