Dopo la doccia, ritorno in piazza dove hanno inizio gli incontri ravvicinati con i miei conoscenti runners.
Le condizioni climatiche favorevoli e il tempo secco privo di umidità mi fanno dimenticare lo stress del viaggio.
Come sempre l’organizzazione è inimitabile. Alle 19:00 inizia il pranzo a 5 stelle, primo, secondo, vino, dolce a volontà. Di fianco a me ho un collega di 70 anni del Club di cui non faccio il nome. Viene da un lungo viaggio dalla provincia di Taranto, mangia 3 piatti di pasta, tre secondi, macedonia, ecc. Rimango sbalordito e stupito della sua voracità, sembra non abbia mangiato da 2 giorni. Dopo essermi divertito fino a tardi sera, torno all’hotel 5 stelle. La notte dormo a tratti, il nostro simpatico amico mangiatore russa ininterrottamente su un materasso a due piazze in cui potevamo stare in 4 …. se non ci fossimo tutti spostati il più possibile lontano da lui.
Domenica, i preparativi e gli incontri con tanta gente tosta che vuole sfidare il Monte Ventasso, non voglio far nomi per non dimenticarmi di qualcuno. Partenza alle 8:30 e via…..
E’ una delle ecomaratone più dure, dal dislivello impegnativo e snervante. Al 14^ km inizia un “tirone” lungo 15 km. Tranne i primi 3 o 4 km, noi tapascioni lo facciamo quasi tutto camminando. Abbiamo quindi il tempo per guardarci intorno, ammirare i castagneti e i boschi di faggio ed arrivare al rifugio del Ventasso, dove una decina di addetti ci incoraggiano. Da lì si gode un paesaggio stupendo.
Atraversiamo una pietraia e scendiamo fino al 22^ km del lago Calamone. Dopo il giro del lago, inizia l’ultimo “tirone” che ci porta al 23^ km sulla cima del Ventasso (1.723 m slm), un vero e proprio muro da superare. In cima, la stupenda vista a 360 gradi ci ripaga di tanta fatica.
Dopo una foto ricordo al lago Verde, incontriamo una serie di discese e salite che sembrano non finire mai. Solo al 39^ km mi sento rinascere, 3 km in discesa tutti di corsa mi portano direttamente all’arrivo che taglio per il 4^ anno consecutivo.
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