Edizione N° 0 della 6 ore di Barletta – Barletta, 25/07/2015

Nessuno ferma il popolo delle 6 ore, e ancor meno quello delle donne, giunte in 39 fino in fondo! Sia estate o inverno, si disputino di mattina, di pomeriggio, di sera, prima o dopo la mezzanotte. Niente! C’è sempre gente disposta a correre in un circuito per 360 minuti consecutivi.

foto 2Nonostante che la data barlettana fosse di per se proibitiva, si sono iscritti in massa. Solo in pochi non si sono presentati alla partenza, sorpresi da temperature oltre le peggiori previsioni, in Italia non registrantesi da 150 anni.

I molti che hanno osato sono stati premiati, in quanto il caldo è stato più sopportabile di quanto non ci si attendesse. E’ vero, batteva forte il sole e l’aere era stagnante e afoso nella parte del circuito che passava davanti al castello, dove i pini non riuscivano ad ombreggiare la larga strada; ma quando, superata Porta Marina, si correva lungo i possenti bastioni posteriori del maniero, gradevole spirava la brezza marina, mentre frondosi olmi facevano da scudo ai raggi del sole. Qualche nube ha poi coperto il cielo facendo, per un attimo, presagire una pioggia che non c’è stata.

Funzionale la logistica, tutta in pochi metri. In un’unica, grande struttura è stato possibile ritirare il pettorale, depositare le borse e provvedere al ristoro finale e al pasta party. Ed è stato piacevole correre su un asfalto veloce, con soltanto 4 m di dislivello dolcemente distribuiti lungo i 1500 m del circuito, senza mai perdere di vista l’imponente Castello in pietra, e al cospetto del Duomo romanico del sec. XI con annesso campanile, della settecentesca Porta Marina e del mare.

Un tale percorso ha letteralmente elettrizzato Alberico Di Cecco e Francesco Milella che, con il loro fisico agile e snello, si sono rincorsi a vicenda, inanellando giri su giri e doppiando ripetutamente tutti gli altri concorrenti nelle prime due ore. Poi, nessuno più li ha visti in giro, mentre prendeva sempre più quota Marco Lombardi, che irrompeva con il suo fisico possente.

foto 3Il livornese vinceva con 77,298 km, tre mesi dopo aver vinto la “6 ore del Donatore” a Foiano della Chiana (77,228 km), alle sue spalle il sempre presente Nicolangelo D’Avanzo (73,324 km), al terzo posto Germano Gentile (72,116 km), che ha imparato a ben distribuire le forze.

La vera battaglia c’è stata nella prova femminile. Le ragazze se le son date di santa ragione dal primo all’ultimo minuto, e solo pochi metri hanno determinato il podio. Ha vinto Erica Teresa Delfine con 63,861 km, al secondo posto Maria Dibenedetto con 63,501 km, al terzo posto Roberta Dalba con 61,982 km.

La maratona maschile è stata vinta da Massimo Termite (3:12:44), seguito da Pierpaolo Cazzorla (3:19:06) e da Antonio Nicassio (3:54:03); quella femminile da Angela Latorre (4:14:56) su Luisa Acconciaioco (5:07:59).

Le premiazioni sono terminate poco prima di mezzanotte con il podio che dava le spalle al Duomo, pittorescamente illuminato da calde luci. Ma non solo luci ha avuto questa 6 ore di Barletta, che ci piace chiamare “Edizione Zero”. I ristori solidi sono comparsi tardi, sono stati insufficienti e si sono esauriti anzitempo. Come è stato possibile un così grave errore in una gara che prevede la gestione di un solo ristoro? Proprio il ristoro, che è la ciliegina sulla torta della maggior parte delle 6 ore italiane! Ovunque si vada, a Foiano della Chiana, a Serra dè Conti, a Banzi, a Putignano, a Curinga, a Capo d’Orlando, ecc. i concorrenti sono trattati in modo regale. A Barletta, si è rischiato di patire la fame e la sete. La doccia post-gara c’era o non c’era? Nell’Edizione N° 1 della 6 ore di Barletta, il problema dell’ospitalità deve essere affrontato in modo più professionale.

Nonostante queste ombre, non ho sentito critiche e lamenti, questa volta, giustificati. Negli ultimi tempi, ho notato con piacere una più elevata educazione civica dei concorrenti, una maggior capacità a controllare gli impulsi messi in libertà dalla fatica e una maggior comprensione verso gli organizzatori, che sono le persone che ci permettono di correre.

Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)

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