Ha trovato il naturale epilogo tra parenti e maratoneti, mercoledì 25 marzo, nella pizzeria “Ai portici” della sua città natale. Una trentina a fargli da corona, innamorati della corsa che da Eligio hanno appreso l’arte del macinare chilometri.
Egli è stato tra i primissimi a scoprire la corsa amatoriale di resistenza nella città di Mennea. Verso la fine degli anni ’70, destava stupore nella gente chi correva, apparentemente senza una meta, per le strade cittadine. Per cui, con l’amico Elio Dipaola, Eligio raggiungeva in auto Canne della Battaglia, distante 14 km, dove una strada solitaria fiancheggiata da pini serpeggia tra ulivi a perdita d’occhio, e via, avanti e indietro, lungo i suoi 6 km, resi celebri dalla battaglia del 216 a. C. fra Romani e Cartaginesi. Poi le cose cambiarono, la corsa diventò evento di massa e alla gente non sembrarono più marziani coloro che correvano in città.
Attualmente, si preferisce correre sul litorale sabbioso o sulla parallela strada asfaltata, dall’alba al tramonto. Al mattino presto, sono in azione, prevalentemente, imprenditori e lavoratori, che esprimono una corsa veloce. Dopo le ore 8:00, spediti i mariti al lavoro e i figli a scuola, prevale il ritmo lento delle casalinghe con qualche chilo di troppo. Intorno a mezzogiorno, il litorale si spopola delle casalinghe, tornate a casa per cucinare e si popola di gente che approfitta della pausa pranzo per sgranchirsi le gambe. Il pomeriggio e la sera, sono i lavoratori del turno unico a farla da padrone.
Una piccola parte di quelli che scorribandano sul lungomare, ora si trovavano in pizzeria a festeggiare il loro Maestro, che nella Capitale aveva corso la sua 150° maratona e tutte le sue 21 edizioni.
Inutile dire che è stata la goliardia il leit motiv della serata. Altro del solito discorso di quattro parole di ringraziamento del festeggiato! Mentre tartine, frutti di mare, involtini e pizze scorrevano sulla tavola, Eligio Lomuscio raccontava la sua lunga storia gloriosa di maratoneta, intervallandola con bevute di boccali di birra. Non solo la corsa, anche la barca e la danza fanno parte del suo curriculum sportivo. Non se n’è parlato, ma vanno ricordate anche le sue numerosissime donazioni di sangue.
Poi la serata si è elevata culturalmente e Ruggiero Graniero gli ha dedicato una sua composizione poetica.
Artistica, coreografica, la torta del gran finale, con riproduzione della foto con Calcaterra, che ha fatto il giro del mondo, ad occupare i tre quarti inferiori, mentre nella parte superiore era riprodotto il logo del Club con il numero delle maratone e l’augurio: “Raddoppia, come Giorgio”.
Era notte e la città dormiva quando l’apoteosi ha trovato degna conclusione.
Ad Eligio Lomuscio (di Ruggiero Graniero)
Eleig ie na corezz
Eleig fousc pour chi vvrezz
Eleig ie n’esemb ca camein
Eleig ie nu corrdoor ca si alz subbt a matein
Eleig nen canasc tembest e saleit
Eleig c va fusci’ mett a r’dott e v rumen baset
Tou si nu signaar corrdoor perfett
Tou ng nzegn ca c l’educazion s raggiung’n tutt i vett
Eleig s chiach ma nen s spezz
Eleig ten na forz ca nen ten prezz
Eleig ie carna tost
Eleig ie rabba nost
Car Eleig n’alta cos t voggh deic
A prossma volt ca ving
Rcurdt d l’ameic
E quend a Sali’ soop o podie
P pgghie l’allor
Arrcurdt ca tutt nou t tneim iind o coor.
Traduzione
Ad Eligio Lomuscio (di Ruggiero Graniero)
Eligio è una corazza
Eligio corre anche con le braccia
Eligio è un esempio che cammina
Eligio è un corridore che si alza subito la mattina
Eligio non conosce tempeste e salite
Eligio mette la marcia ridotta e vi rimane basito
Tu sei un signore e corridore perfetto
Tu ci insegni che con l’educazione si raggiungono tutte le vette
Eligio si piega ma non si spezza
Eligio ha una forza che non ha prezzo
Eligio è pelle dura
Eligio è roba nostrana
Eligio, un’altra cosa ti voglio dire:
“La prossima volta che vinci
Ricordati degli amici
E quando sali sul podio
Per ricevere l’alloro
Ricordati che ti terremo sempre nel nostro cuore”.





