“Se lo guardi egli è un sorriso
Se lo mangi è un paradiso”.
Ritirato il pettorale, sempre protetto dai portici, mi sono perso nel dedalo di viuzze. Treviso mi è apparsa bellissima, circondata e intersecata com’è dalle acque del Sile e del Botteniga, ed è risaputo che le acque fanno bella una città. Passano sotto le colonne delle case, accarezzano le vecchie mura e le porte ove campeggia il Leone di San Marco, mettono in moto un vecchio mulino. Più che i singoli monumenti, colpisce l’atmosfera ambientale, un presepe ben tenuto.
Aveva piovuto tanto anche tutta la notte che, domenica mattina, il cielo non aveva più lacrime, solo il viso era imbronciato. Una spessa coltre di nubi lo ricopriva, mentre il bus mi portava a Conegliano. L’aria era pregna di umidità, non pioveva o quasi.
Sapevo che Conegliano aveva due strade, una del vino rosso (Cabernet, Merlot) che si dirige verso Oderzo, l’altra del vino bianco (Prosecco, Cartizze) che va verso Valdobbiadene, e niente più.
In Veneto sono giunto in treno, il mezzo di viaggio ideale per far passare il tempo leggendo il giornale. Proprio sabato mattina, il Corriere della Sera dedicava ben due pagine all’esposizione di Palazzo Sarcinelli in Conegliano. Ho conosciuto artisti del calibro di Lotto, Cima, Pordenone, Perucolo e la scandalosa poetessa Gaspara Stampa. Nel 1500, la città fu crocevia di fermenti artistici e fermenti religiosi, una piccola Atene.
Non ho avuto il tempo di visitare la mostra. Tutto il tempo pre-gara l’ho trascorso al calduccio della palestra, seguendo da vicino tutti i riti di preparazione dei pacers, guidati da Julia Jones, che ha il piglio e i gesti di Trappattoni. Quando tutti i palloncini sono stati gonfiati con su scritto il tempo di marcia, ha infilato due dita in bocca emettendo un fischio di chiamata a raccolta, ha dato le ultime raccomandazioni e ciascun gruppo è andato ordinatamente a posizionarsi.
Sapevo essere il percorso piatto e veloce, adatto per una buona prestazione cronometrica. Questo era l’ultimo dei miei pensieri. Volevo divertirmi, osservare e fotografare i luoghi. Per questo motivo mi sono agganciato ai pacers delle 5 ore, un tempo che mi permetteva di fare il corridore-turista.
Tutta la gara è stata un tira e molla, uno stop and go, a tal punto che mi hanno superato anche le magliette gialle dei pacers delle 6 ore, capitanati da Serena Razzolini, che ho rivisto con piacere dopo tanto tempo. Non era per niente cambiata, atletica, una gonna di tipo polinesiano la ricopriva dal bacino ai piedi.
Ho fotografato i morbidi profili delle colline, le cime innevate delle Prealpi, il disegno regolare dei vigneti, qualche villa, le architetture che tanto ricordano Venezia e, soprattutto, i campanili filiformi e altissimi a fianco delle chiese lungo il percorso e quelli sulle colline lontane che si elevavano sulle case. Certo, se il cielo fosse stato limpido con l’orizzonte vasto, lo spettacolo sarebbe stato diverso!
Dicono che ci sia la crisi, ma da queste parti ho visto qualche “Si vende”, molti supermercati e capannoni industriali; ovunque un benessere diffuso e qualche residuo di antica povertà.
In medio stat virtus, si dice da oltre 2000 anni, e può ben applicarsi alla Maratona di Treviso, il cui percorso presenta “nel mezzo” la virtù, la parte migliore. Forse i residenti si sono abituati a convivere con questi luoghi carichi di storia, per me, abitante a 800 km di distanza, è stato diverso. Ho attraversato lentamente quel ponte sul Piave. In quella giornata grigia, tetra e piovigginosa, i tre colori delle bandiere sventolanti ai due lati illuminavano l’atmosfera sul Fiume sacro. Esternamente apparivo un normale turista intento a scattare foto, internamente ero commosso.
Mi sono attardato molto anche a Nervesa della Battaglia. Erano più vicini quelli delle 6 ore che quelli delle 5 ore, per cui ho impresso alle mie gambe un ritmo più elevato. Ne avevano proprio bisogno! Imballate dal passo troppo lento e dalle continue pause!
Quando raggiungo i pacers di mia competenza, noto che sono attorniati da molti podisti. Tutti coloro che imprudentemente avevano tenuto un’andatura veloce nella prima metà di gara, ora battono la fiacca. Mentre i chilometri scorrono, alcuni si aggiungono, altri perdono il contatto dal gruppo. Il tournover è altissimo. I tre pacers cantano a squarciagola “Il gatto e la volpe” di Edoardo Bennato:
Quanta fretta, ma dove corri; dove vai
se ci ascolti per un momento, capirai,
lui e il gatto, ed io la volpe, stiamo in società
di noi ti puoi fidare…
Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
i migliori in questo campo, siamo noi
è una ditta specializzata, fa un contratto e vedrai che non ti pentirai…
Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai
noi sapremo sfruttare le tue qualità
dacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorso
per la celebrità!…
Raccogliamo podisti alla prima esperienza e navigati Supermaratoneti. Francesco Zanellati, colpito da crampi (?), “lento pede” cammina; Adriano Boldrin si danna l’anima per stare alle calcagna di Silvia, poi scoppia e cammina pure lui; Enrico Di Gregorio ha un passo lento, ma insiste nella corsa.
In vista di Viale Burchiellati, i pacers decidono di giungere sulla linea del traguardo un attimo dopo lo scoccare della 5^ ora. “Noi siamo i pacers delle 5 ore”, è il loro ragionamento, “per cui sul tabellone deve comparire il numero 5”.
Io, invece, mi comporto come fanno tutti i podisti: giungere almeno un secondo prima che scatti il 5. Avercela fatta in 4:59:59 è la stessa cosa di 5:00:01, ma l’effetto psicologico è diverso. Noi maratoneti vendiamo la nostra gara usando la stessa tecnica dei commercianti quando espongono i prezzi dei loro prodotti.
La gara è finita, ora posso dire tutta la verità. Ho corso come infiltrato fra i pacers delle 5 ore per tutti i motivi che ho già detto, ma anche perché c’era Angela Gargano fra di essi con Mariella Di Leo e Michele Ballarino.
Sto divorando una zuppa calda di ceci, quando Adriano Boldrin taglia il traguardo. Non trova all’arrivo Silvia, che ha preso altre strade. Persa Silvia, cerca di attaccare bottone con Mariella. Il lupo perde il pelo…Naturalmente anche questa volta fa cilecca!
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)






