Cosa ha fatto l’A. D. Moretti? Ha dirottato i migliori treni sulla Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli distogliendoli dalla dorsale adriatica, che a livello di Lesina (FG) è ancora a binario unico, togliendo ai poveri per dare ai ricchi. Bella scoperta! Proprio il contrario, dicono, di quanto facesse il Passator cortese.
Ho assistito il “mio atleta” durante il viaggio, al ristorante, all’albergo, al ritiro pettorale, al deposito borse e alla partenza. Poi, di nuovo in treno sul Regionale Firenze-Faenza: 9 €, 1:40:00 di percorrenza. Non c’è nessun bisogno di seguire l’atleta lungo il percorso, essendo tutto efficacemente programmato, dai ristori, al bus cambio-indumenti, al bus scopa. E’ inutile intasare il traffico, inondare di CO2 l’atmosfera e accecare i concorrenti con gli abbaglianti. Tutte cose proibite dal Regolamento di gara, atte a mettere i partecipanti sullo stesso piano, e regolarmente disattese. Oltre al fatto che una macchina al seguito è una continua tentazione in caso di difficoltà.
Non so se qualcuno ceda alla tentazione. Personalmente, non ho mai visto nessuno salire in macchina e scendervi dopo alcuni chilometri. Dubito che ci sia chi possa fornire una dettagliata documentazione. Queste sono le dicerie più gettonate: “Non è possibile che sia arrivato prima di me! Lo scorso anno ha impiegato 18 ore, non poteva concluderla in 12 ore quest’anno! Non l’ho visto superarmi!”. Tutte affermazioni tendenti ad affermare la propria superiorità e a sollevare polveroni, più che a far luce su irregolarità. Soltanto fango buttato sulla gara, e all’estero ripetono ciò che noi diciamo!
E’ verosimile che qualcuno faccia il furbo, ma il loro numero, credo, sia inferiore a quanto riferito dal “volgo”. Affinchè la 100 km del Passatore rimanga soltanto la più bella del mondo e non anche la più chiacchierata, l’Organizzazione deve abbandonare l’atteggiamento buonista, che crea ingiustizia e genera mostri, e gli atleti fare la loro parte rinunciando all’assistenza irregolare.
Mentre gli altri accompagnatori facevano nervosamente avanti e indietro con la loro macchina, me ne stavo comodamente seduto a godermi il percorso ferroviario, nettamente più suggestivo di quello stradale per essere situato più in alto, passando in qualche tratto sulle teste degli atleti, laddove i grandi archi scavalcavano la strada.
Giunto a Faenza, seduto sui gradini dei colonnati di Piazza del Popolo, dopo una ventina di telefonate, sono riuscito a trovare un Bed & Breakfast per fare riposare degnamente il “mio atleta” dopo una fatica di 100 km.
Poi ho assistito ad uno spettacolo usuale per gli altri spettatori ed inusuale per me che, le gare, le corro. Balli, canti, musiche, speakers che riversavano in piazza dati, aneddoti, cultura podistica, storia e personaggi della leggendaria corsa.
Erano calate da poco le ombre della sera quando, illuminato nella luce del traguardo, è apparso Giorgio Calcaterra per la decima volta consecutiva, quindi Dimitry Pavlov, Chad Ricklefs, Andrea Zambelli, Marco Ferrari, Silvio Bertone e poi le croate Nikolina Sustic e Veronika Juric, che hanno dato le spalle a molti uomini.
Alle prime luci dell’alba, gli arrivi si sono intensificati, per diradarsi man mano che il sole raggiungeva lo zenith. Tutti concordi nel riferire che gli accompagnatori erano stati meno numerosi quest’anno.
Più di qualcuno ha tagliato il traguardo piangendo. La 100 km è una sfida immane. Un pianto commosso lo merita.
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