FELICE RUSSO

24 ORE CITTÀ DI LAVELLO 2-3 DICEMBRE 2023

       Arriva il tempo del non risultato. La presenza è tutto. Eligio Lomuscio non ultimo alla 6 Ore per: umanità, animo, carattere, volontà, spirito di sacrificio. Anzitutto con la durevole gioia espressa nel suo andare.

Lavello, antica Forentum, ha accolto 88 tra donne e uomini; atleti dotati di indiscusso carattere, spiccata forza d’animo. Immersi nelle iniziali tre ore in turbinoso vortice; l’anemometro ne avrebbe misurato la velocità del vento intorno ai 96/100 km. Nel durante, costante precarietà di equilibrio dovuta alla stressante situazione ambientale. Il Vulture, con i suoi 1.326 metri a creare ciclopici vortici plananti a valle, simili ad onde di 20 metri, che frangono gli scogli. Finalmente al crepuscolo, tenui raggi del sole traccianti l’azzurro rossastro del cielo ed Eolo rintanarsi alle prime tenebre. Il cerchio di valle del Vulture all’ orizzonte cosparso da intermittenti rosse fiammelle, quasi riflessi di serenità, gioia natalizia. In realtà, fari a segnalare la presenza di pale eoliche. La fantasia serve ad alleviare il lento, duro trascorrere del tempo su un percorso in pista di 1.094 metri. Dopo 40 giri, ha fine il mio andare di 6 ore, 44 minuti e 45 secondi per 42,280 km totali.

Il territorio di Lavello resta all’ intersezione tra Puglia e Campania. Da sempre terra di confine: commerci, transumanza per tratturi dalla valle del Vulture al Tavoliere. Il ‘900 caratterizzato da calamitosa povertà delle sue genti. Conseguenza il dilatarsi di una forte migrazione transoceanica e nell’ industriale Nord Italia. Fenomeno mestamente vissuto da poeti come Nicola Cilenti, giurista lavellese. Scrisse 112 Sonetti, tra cui il nostalgico ricordo del caro Monte.

                        Lu Volture                                                                         

Io me guardo lu Volture: o muntagna               

mia bella, a sette ponte, bianca e blù!          

  M’ arricurdi la vrace e la castagna                   

            e li Natali ca non ce so’ chiu’:              

     piatti de laganedd’ e de lasagna,               

panzarotti e crespedde e frappe e tu,    

   arruato mò mò da la campagna              

cu treccie e cu scamorze, Antuniù.             

  Partèja pè lu culleggio de Lucera               

   e a la stazione l’òteme salouto                 

sempe pè te, muntagna mèja, semp’era   

  e quann’ po’ turnavo chiù cresciouto,  

  tu pè prèima ( merèja la premavera)      

  decèivi a  Neculè lu bemmenòuto.         

                     Il Vulture

Io guardo il Vulture: la montagna

mia bella, a sette ponte (1) bianca e blu!

Mi ricordi la brace e le castagne

e i Natali che non ci sono più:

piatti di laganedd'(2) e di lasagna

panzerotti e crespedde(3) e frappè e tu,

arrivato proprio ora dalla campagna

Con treccie e con scamorze, Antonio.

Partivo per il colleggio di Lucera

e alla stazione l’ultimo saluto

sempre per te, montagna mia, sempre era

e quando poi tornavo più grande

tu per prima( passata la primavera)

Davi al tuo Nicola il benvenuto.

                 N O T E

(1)  a sette ponte——–   dai sette ponti oppure a “sette punte” (se mi può aiutare

un cultore del luogo).

(2)  Laganedd- dolce natalizio tipico lucano: impasto di pasta sfoglia ripiena. Ingredienti: farina di tipo “OO”, olio EVO lucano, vino bianco, uovo e ……. quel che porta il convento.

(3)  Crespedde: cialde, mescolando latte, uova, farina e burro fuso.

(4)  Trecce e scamorze: qualità di formaggi.

(5)  òteme: ultimo.

(6)  Neculè: il poeta narratore Nicola Cilenti.

(7)  Bemmenòuto: benvenuto.

La mia prima volta a Lavello, oltre 10 anni addietro: un via vai di famiglie, gruppi di persone, tanti giovani a passeggio. Atmosfera di gioia, parimenti al Corso Garibaldi di Reggio Calabria nelle due volte, ivi andato per la Maratona. Trasmigrazione dall’ entroterra fondiario all’ accoglienza dell’urbana umanità.

La gara di sabato 2 dicembre 2023 ha avuto il pregio di dimostrare che si corre per il piacere, anzi gusto di essere se stessi. Giorgio Calcaterra scrive che la corsa unisce, non divide, fatica, dolore e gioia sono uguali per tutti. Il grande RE GIORGIO, un anno, ha fatto due volte la Maratona di Roma in contemporanea, ripartendo dallo start. Al secondo giro, raggiunto l’ultimo al quarantunesimo km, che camminava. Calcaterra camminò sino al traguardo, tagliato assieme.

L’ Altro era Eligio Lomuscio.

Qualcosa d’ imponderabile va oltre il limite della classifica.

Tutti siamo stati, sabato, a Lavello per Felice russo.

‘ A morte rende tutti uguali, dice “Totò” nella “Livella”. Uguali: vivi e morti.

Male, peccato per chi da vivo doveva esserci per primo e non c’è stato.

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