Nell’ambiente podistico, Ferrara è famosa per la maratona. Negli anni ‘80 la partenza era a Vigarano Mainarda e giunti a Ferrara si tornava indietro. Si chiamava “Maratona di Vigarano Mainarda”, poi “Vigarano Marathon” infine “Ferrara Marathon”.
In un weekend che ha visto quattro maratone o ultra sfidarsi fra loro, non ci ha rimesso solo la 6 ore di San Giuseppe, nocciolo duro Iuta mai tradita dai suoi estimatori che ha confermato gli ultramaratoneti dello scorso anno (201). La debuttante Artimino Ultramarathon ha avuto 80 partecipanti e la 6 ore della Reggia di Caserta 30 presenze in meno (80 contro 110). Anche Ferrara ha avuto un netto calo (596 arrivati contro i 819 dello scorso anno).
Ciononostante, oggi tanti amici supermaratoneti fra cui cinque pacemaker: Roberto Morri (03:15), Stefano Sestaioni (03:30), Roberto Boiano e Carmine Sansone (04:00), infine Carmine Lo Bianco (04:30).
Reduce da Caserta ed unico doppiettista, presente anche Vito Piero Ancora che si appresta a tagliare il traguardo delle 1000 maratone all’inizio di giugno durante le 4 giornate dell’Ortathlon organizzate da Paolo Gino in suo onore.
Il percorso ha ormai acquisito un tracciato definitivo. Partiamo dal centro storico accanto al Castello Estense. Dopo aver costeggiato l’esterno delle Mura, ci dirigiamo verso la campagna.
I chilometri dal 25^ al 31^ sull’argine del Po sono a mio parere quelli più suggestivi. Si respira aria buona e la tranquillità del paesaggio induce a concedersi una pausa camminando e fraternizzando con gli amici. Lasciato il Po, al 35^ entriamo nel Parco Bassani. Al 40^ torniamo verso le Mura e passando sotto la scenografica “Prospettiva di corso Giovecca”, una delle Porte di accesso alla città, rientriamo in centro.
Nel finale mi raggiungono sua maestà Giuanìn Tamburini, una delle pietre miliari del Club (premiato all’arrivo come il più giovincello della brigata), e la SuperSegretaria Cristiana Di Pietrantonio che avevo superato al 10^ km dandola per spacciata.
Dopo quattro salti in Corso della Giovecca, giriamo a sinistra verso il Castello ed eccoci arrivati. Transitiamo sotto il traguardo con Cristiana in centro scortata mano nella mano dai due marcantoni Giuanìn e Mariolino. Per una volta, ad applaudire anche mia moglie Rita, venuta a Ferrara per visitare la mostra del Castello “L’ARTE PER L’ARTE”.
Una bella maratona con solo qualche sporadica auto durante il percorso. Buona la logistica, con capienti parcheggi gratuiti, ritiro pettorali e pasta party al Palazzo della Racchetta, spogliatoio e deposito borse al Chiostro San Paolo.
Ristoro finale molto generoso, con cassette di pere e le famose crocette ferraresi distribuite a volontà. Ottime le bottigliette da mezzo litro di acqua Sangemini effervescente naturale e ricca di calcio.
Per finire alcune considerazioni. Tornando a casa dopo la bella giornata di festa, ho percepito in tutta la sua evidenza la differenza fra Ferrara e Bologna. Ferrara città a misura d’uomo, dove si passeggia tranquillamente a piedi o in bicicletta. Bologna, metropoli rumorosa invasa dalle auto, con i portici che fungono da cassa di risonanza al frastuono dei motori.
Ferrara, con la maratona realtà consolidata. Bologna, dove la maratona è una chimera, sogno quasi impossibile da realizzare per via della sua particolarità ubanistica, strade strette di origine medioevale che convergono tutte verso il centro. Ma anche dalla mancanza di coraggio dell’amministrazione comunale, timorosa delle proteste di artigiani, commercianti e cittadini per il blocco della città causa maratona. Ci hanno provato due volte tanti anni fa ma con scarso successo. Pare che finalmente la si voglia riproporre nel 2018. La Speranza, ultima Dea.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)

Giuanìn, il più giovincello della brigata ferrarese, mi ha inviato alcune considerazioni esistenzial-filosofiche circa la sua conquista del gradino piu’ alto del podio e l’immagine della proclamazione. Ecco qui foto e considerazioni. NdR.

“Io credo che questo podio non sia molto ambito da nessuno, anche se ti viene addolcito con vari eufemismi: il più diversamente giovane, colui che è nato prima degli altri, il decano, e chi più ne ha ….. In realtà sei solo il più vecchio e se ancora riesci a concludere la maratona, devi essere proprio un vecchiaccio! Alla luce dei fatti, considerando che di questi maratoneti vecchiacci, “sul mercato” siamo rimasti veramente pochi, prima o poi toccherà a te caro Mariuolo. Dopo di me sei tu l’erede, il “Delfino” designato, è inevitabile! Il fatto è che noi, da sempre siamo sì preparati ai vari passaggi di categoria, over 40, over 70 e via andando, ma il più vecchio no! è proprio l’ultima spiaggia, la prossima “tappa” sarà alla memoria. E parafrasando Vasco Rossi “una vita che è passata come un lampo e che fila dritta verso la stazione“, la domanda è: ci sara veramente un mondo migliore?”






