Nell’ora delle soluzioni irrevocabili, scegliete voi se:
a) Riconvocare di nascosto i persiani, per mazzolarli 10 centimetri più vicino, poi Filippide rifà zitto zitto la maratona e finisce lì….
b) Tornare tutti quanti a Forlì e correre 10 centimetri….
c) Impegnarsi sull’onore e farli a casa nostra, 10 centimetri di corsa. Scrivere un telegramma al presidente, che farà altrettanti telegrammi al giudice di gara: <<chiudi un occhio>> !!!!
d) Una delle tre, a vostro gusto, scritte sopra….
All’improvviso mi sveglio, sognavo senza settimana enigmistica.
Sono in treno, di nuovo, ma questa volta è lunedì mattina, sferragliamo verso Milano, direzione lavoro.
Un sogno appunto, anche questo fine-settimana è finito. Birra, pizze e maratona. E tante piadine da portare a casa.
Ma andiamo con ordine e iniziamo dal principio.
Sabato 7 settembre 2019.
Programmazione.
Confermo l’appartenenza a questa metà del cielo, decidendomi all’ultimo, al solito; telefono e prenoto l’albergo con un piede fuori dalla porta e l’altro ancora dentro casa.
Corro in ferrovia perché una gara sola non mi basta. Sfido Trenitalia, 6 ore filate, tre treni, una mela e una tartina, un messaggio al presidente: arrivoooo !!!!
Forlì è tanto bella anche di sera, meravigliosamente illuminata e deserta. E’ tardi ma sono finalmente al Gardenia.
Non voglio disturbare con il vocione, telefono a casa prima di entrare. Da sopra, all’ultimo piano, sento smadonnare.
Una finestra si apre e mi arriva qualcosa in testa. ? Cordialissimo il portiere di notte, mi assegna la stanza dove ritroverò Piero.
Bello rivedersi dopo un mese, ripensare alle imprese agostane, Gozzano Lido e dintorni, quanta gente, caldo, polvere, kilometri, fortunali, onde sul lago e Orta dall’altra parte che non si vede più. Ma domani si corre, poche chiacchere ancora e, zanzare permettendo, si va a dormire.
E’ buio ma la sveglia annuncia che è già domenica. Una gara si avvicina e l’emozione sale. Così ogni volta.
Bello essere qui. Piccola grande felicità, speciale ritrovarsi.
Il cordial portiere della sera prima è pure bravo a fare le colazioni. Thé e brioche, saluto gli amici podisti arrivati con Piero da Milano, un passaggio in Panda con Simonazzi (grazie 1000 al ragazzo che guidava) e siamo al campo di
gara. E’ la prima volta che attraverso il parco dei conigli, è tenuto benissimo, un lago per i cigni, tanti giochi per i bimbi, un’oasi verde dove è stato ricavato un circuito da ripetere 22 volte. Il tracciato si rivelerà interessante e molto allenante, alternando leggere salite e graduali discese, mai noioso.
Una fila ordinata in modo britannico segnala il banchetto delle iscrizioni.
Rivedo e saluto Maria Grazia.
Pago, mi sento più leggero. ?
Siamo in orario. Un commosso minuto per ricordare, ringraziare chi veglia da lassù e dà un senso al nostro essere qui.
Bang, si parte, trovo il mio passo già nel primo giro, procedo senza forzare perché temo di pagare nel finale, non ho esperienza su questo percorso, fino al venticinquesimo km sto bene, poi mi accorgo che ho bisogno di liquidi nonostante la giornata relativamente fresca, il battito accelera e ho la pelle che sa di sale, inizio a bere ogni due giri, abbasso il ritmo e un poco alla volta tornano le forze.
Dal 30° al 36° ho sempre sofferto e alzato i tempi, ma oggi mi aggrappo con gli artigli a questa gara, non voglio sprecarla, alla fine riuscirò ancora a divertirmi; arriva l’ultimo giro e ogni sofferenza è svanita, saranno due kilometri verso la felicità. ?
Un temporale di fine estate ci raggiunge in leggero anticipo sulle previsioni, inizio a trottare, mancano davvero pochi metri, è finita !!!!!
Fotografo!!!! Dove sei?? La mia parte l’ho fatta.
Foto, foto, vorrei una foto. ?
E visto che ci siamo, anche la medaglia.?
In realtà, voglio ringraziarti ancora, caro amico con il tele-obbiettivo, mi hai conservato documenti e telefono. Gentile oggi come sempre.
E grazie a tutti i volontari che si sono prodigati sul percorso e ai ristori, agli organizzatori tutti, presidente in testa, ai giudici di gara.
Grazie a voi tutti amici corridori, un piacere rivedervi oppure conoscervi in gara.
Seguono una fuga dall’acqua di pioggia per trovare acqua nella doccia. E un duello con lo stomaco per fargli inghiottire pizza e chinotto.
Dopo la gara, sono un buon investimento se mi invitate a pranzo.
Zero appetito, ma so che viaggerò e prima di sera non sarò a tavola.
2,5 km in compagnia di Paola, suo figlio e la cartina, direzione stazione ferroviaria, rigorosamente a piedi, zaini in spalla, per “allenare” la prossima gara.
Incrociamo Carla prima di lasciare il parco e poco dopo il presidente, sono in corsa, stanno per completare la prova e non voglio disturbarli. Vedo Piero, altri ancora, salutiamo e andiamo via.
Piacevolissima conversazione lungo tutta la galoppata verso la stazione.
Ricordavo Paola per le gare sul lago d’Orta. Il suo erede è giovane, un pensiero alla scuola che ricomincia proprio domani, vacanze e passeggiate son finite, si torna in città, le impressioni sono ottime.
Un caffè in stazione, un abbraccio. Intercity in arrivo, salgono e via…..alla prossima.
Aspetto il mio accelerato, primo di tre regionali e sei ore di ferrovia pure nel ritorno.
Non è tutto.
Mi giro e vedo Carla con Adriana, dopo la corsa sono corse via, a cercare il primo treno. Bagagli e pizza in mano.
Arriva il treno, si aprono le porte e la gente ci cade addosso tanto che è pieno, in quel macello uno infila pure una bicicletta, i bagagli di Carla e Adriana li spedisco dentro tirando santi, madonne e spintoni. Poi entriamo noi, poggiando per terra con un piede soltanto. Dopo interminabili minuti, riescono a chiudere le porte, siamo un incastro umano, Carla sviene dalla fame e inizia a mordere la pizza tra il cartone e il finestrino, nel vederla mangiare in quella maniera mi manca l’aria definitivamente e mi sento crollare; Adriana è stata sollevata per via aerea e
inviata nel vano biciclette. Ora è quella messa meglio, almeno sembra. Ha smesso di urlare. Il treno procede verso Bologna, ad ogni fermata duelli tra chi vorrebbe scendere e chi sfida la sorte per entrare.
In una di queste stazioni intermedie sale una donna, saluta due giovani in lingua slava che urlano all’umanità presente <<per favore….a i u t a t a t e questa signora, deve arrivare a Parma!!!!>>
Nel capoluogo emiliano, dopo un’ora di questa specie di gara, ci salutiamo perché Carla proseguirà l’avventura con Flixbus verso Brescia mentre Adriana dovrà passare una notte in città, è domenica e i convogli ferroviari non sono
semplicemente imbottiti, dopo una certa ora finiscono e chi può deve procedere su due gambe per arrivare in paese.
Adriana dovrà fare uno stop e aspettare il primo treno del mattino per rientrare a Gattinara, meravigliosa cittadina di vigne e vino nebbiolo, prima o poi sarà bello tornare oltre il ponte di Romagnano e ritrovarsi per correre.
Ma ora devo occuparmi della signora diretta a Parma.
Neanche una parolina in italiano, in inglese neppure ci provo visto che aveva già tentato invano Carla.
Sono più fortunato, ricordo qualche termine bulgaro, appreso anni fa nei balcani, tranquillizzo la signora…..posle, posle…Parma gara…posle….dopo, dopo….arriviamo in stazione a Parma più avanti…troviamo posti a sedere vicini, ci teniamo a vista fermata dopo fermata.
L’amico temporale delle 13,30 a Forlì deve avere conoscenti un poco ovunque.
A Fidenza ed poi, arrivando in città ducale, ancora tuoni e acqua, ma non importa, finalmente siamo a Parma, la signora si prepara a scendere, mi saluta con un gentilissimo “dasvidania” 🙂
Procedo in direzione Milano e poi Gallarate.
E qui finisce la fortuna.
E’ tardi, è sempre domenica, lo zaino finisce esattamente dove stava a Forlì, cioè in spalla, e si ricomincia l’allenamento, ovvio, con 4 km di passeggiata verso casa.
Però, credetemi quattro kilometri sereni, pieni di soddisfazione, pensieri positivi, dopo aver corso, avervi rivisto, in attesa della prossima gara.
Arrivederci a presto.
Già mi mancate.
F.to
Mauro.
ADDENDUM: Nelle conversazioni propiziano la partenza, radio Supermarathon diramava comunicazioni sulle prossime imminenti possibili corse vicine e lontane.
Ho sentito con le mie orecchie una collega, tirolese di prima generazione, progettare la traversata atlantica; avrebbe osservato da vicino svariate competizioni USA, soggiornando in un non precisato residence nel corridoio kappa. Chiaro lo zampino del SAR, servizio affari riservati del club.
Infine, due faccende assai delicate, mi esprimerò sotto metafora per rispettare la privacy dei corridori coinvolti.
Uno di noi, che già mi tenne compagnia in una recente 10X10 sul lago d’Orta, proveniente dalla città del Santo Petronio, Piazza Grande, Torre degli Asinelli, via
PaoloFabbri43, fùRoxyBar ecc. ecc. ecc. ecc. deve aver preso una sbandata in gara, una qualche pulzella può avergli tagliato la strada, è un attimo, ti distrai e vai per terra. Il nostro, me lo ritrovo incerottato a dovere, ha fatto tribolare quelli dell’ambulanza, stoicamente non scende nei dettagli, si riprende, ricomincia a correre, non sapremo mai completamente tutta la verità…. ?
Non basta, un altro di noi, non so come dirvelo, si è preso una sbandata.
Nell’ambiente agreste, s’è innamorato a prima vista di un’ape. Quella, presa alla sprovvista, non ne voleva sapere ?
“Ho già una famiglia”, volgendosi verso l’alveare, pare abbia mormorato prima di piazzare una punturona al malcapitato.
Cuore infranto, testa che gira, crocerossine in azione, il nostro finirà il resto della corsa al bancone delle mescite.
Beviamoci sopra ?
Vi abbraccio tutti ma soprattutto….tutte.




