


E il terzo giorno piovve. Ma il Forte è bellissimo quando piove forse anche di più quando c’è il sole. I silenzi e i profumi dal mare arrivano in modo diverso. Le gocce, cadendo leggere sui rami e sulle foglie, creano una musica magica e orchestrale, destando odori e vita segreta tra i bagni e i ristoranti deserti.
Non a caso uno che uno che se intendeva scrisse proprio dove facciamo il giro di boa questa poesia che tutti conosciamo dalle elementari: GABRFIELE D’ANNUNZIO LA PIOGGIA NEL PINETO
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
Qui davanti al Bagno Piero e al Twiga c’è limmensa tenuta della versiliana con la sua villa. Allora non c’era lo stradone su cui corriamo era tutto arenile selvaggio della villa-. Qui Gabriele D’Annunzio racconta di un’estate di 120 anni fa in quest’angolo di Versilia, nella «villa sontuosa, isolata nella foresta». Quattro mesi, dal giugno fino al novembre, alla Versiliana, la villa color ocra fatta costruire nel 1886 da Marianna dei marchesi Ginori Lisci. Là, affacciata proprio sull’ampio arenile selvaggio e, dietro, la grande, immensa pineta.



Qui è immaginata la Pioggia nel Pineto nel bosco immenso della sua tenuta. I due amanti si inoltrano sempre più nel fitto della vegetazione e, così circondati, coinvolti e immersi da una sinfonia di suoni, profumi e sensazioni sprigionati dalla pioggia, si sentono parte viva della natura che li circonda, fino ad immedesimarsi con essa stessa e a trasformarsi in creature vegetali
Ma certamente il poeta medita, pensa molto. L’immensa pineta, quella realtà naturale così fantastica, i profumi della Versiliana sono così particolari, diversi, capaci di evocare sogni, di ispirare versi che soltanto più tardi troveranno forma compiuta.
Gabriele D’Annunzio sembra consumare, qui, i mesi in un muto dialogo con la natura dei luoghi, quella stessa che oggi il comune di Pietrasanta cerca di far conoscere e apprezzare trasformando la pineta e la villa in un centro di manifestazioni culturali: dal teatro al cinema, alle arti figurative.
Quella vacanza del 1906 ha lasciato nella zona molti aneddoti su Gabriele D’An nunzio. Sembra che al mare il poeta non perda la sua abitudine di far debiti. Ne sa qualcosa il proprietario di «Il Capanno», poco più di una capanna sulla Marina di Pietrasanta che è una specie di emporio e anche di trattoria. In questo luogo, che, oltre la Versiliana. è una delle rarissime costruzioni su quel tratto di spiaggia, Gabriele D’Annunzio acquista, consuma ma non paga. Offre invece cento lire «con mille scuse per l’accaduto» alla madre di una bambina che viene morsa da uno dei suoi cani.
Non si sa, invece, se abbia effettivamenle pagato il barbiere di Forte dei Marmi. Si tratta della più curiosa di queste storie che nessuno saprà mai dire quanto siano reali o frutto della fantasia popolare. Un giorno, dunque, Gabriele D’Annunzio in sella al suo cavallo si presenta davanti al negozio del barbiere. Sembra quasi che voglia entrarvi dentro senza scendere di sella. Il barbiere, a quel punto, esce fuori preoccupato. «Non mi riconoscete?», gli chiede il poeta con fare autoritario. E, di fronte al poveretto che lo osserva interdetto non riuscendo a dare un nome a quel signore con il pizzetto, aggiunge: «Sono Gabriele D’Annunzio. Domani mattina vi manderò a prendere con il calesse e verrete a servirmi in villa». Poi gira subito il cavallo e si allontana al galoppo.





Il barbiere, che tutti in paese chiamano il «Pisano» rimane prima meravigliato quindi perplesso e, alla fine decide di non dare troppa importanza a quello che gli ha appena detto D’Annunzio. Anzi, dimentica addirittura l’impegno per la mattina successiva e la sera fa le ore piccole andando a balla Ma alle prime ore del mattino è svegliato dai pesanti colpi che vengono battuti alla sua porta. Secondo gli accordi, sono venuti a prenderlo per portarlo alla Versiliana. Il barbiere va e, dopo un breve viaggio, si trova nella villa che a lui sembra la cosa più fantastica del mondo. Il suo entusiasmo cresce quando, anziché dal suo cliente, viene portato davanti a una tavola imbandita e invitato a fare la prima colazione. Accetta con gioia perché là sopra c’ è ogni ben di Dio. Marmellate di tutti i gusti, burro e frutta candita. È felicemente sazio e l’orologio rintocca le dieci in punto quando viene portato al cospetto del poeta. D’Annunzio, che indossa una vestaglia rosso sangue, appena lo vede gli fa cenno di avvicinarsi. Quindi, con un lapis disegna velocemente sul marmo di una console lì vicino il suo pizzo e dice: «Ecco, lo voglio così». Così il barbiere glielo taglia con la massima cura. Un buon lavoro, che soddisfa il poeta perché lo nomina, seduta stante, suo «barbitonsore ufficiale». Da quel giorno, il «Pisano» diventa di casa alla Versiliana. Il pizzo di D’Annunzio riceve le sue amorevoli cure. E il poeta è talmente contento del suo lavoro che un giorno gli regala una scatola dei suoi preziosi sigari. È questo un trofeo troppo importante per il barbiere che decide di esporlo nella vetrina del suo negozio con sopra un cartello che dice: «Dono di Gabriele D’Annunzio». Tutti cominciano a complimentarsi con lui, tranne una persona. È il sarto che possiede il negozio accanto al suo. Non solo non si congratula, ma è roso dall’invidia. E un giorno accade che la scatola di sigari scompare dal negozio del barbiere per ricomparire nella vetrina del sarto. Nasce un litigio fra i due. Ma, alla fine, raggiungono un accordo. Il sarto si può tenere i sigari in cambio di un bel vestito. Quando D’Annunzio viene a sapere tutta la storia commenta: «Taluni con una scatola di sigari si vestono. A me invece, per acquistarla, mi spogliano!».
E sotto la pioggia torniamo al Forte Seafront che ha avuto un’invasione di concorrenti per l’Epifania. La terza edizione della Forte Seafront si avvia alla sua conclusione, ma la coincidenza con la Festa dell’Epifania ha portato sulle strade di Forte dei Marmi una vera moltitudine di corridori, molti partecipanti nella veste “giornaliera” alla gara che ormai è un fiore all’occhiello nel vasto panorama di eventi del Club Supermarathon Italia. Quel che colpisce è che a dispetto della presenza di tanti corridori “freschi”, il podio maschile della maratona è occupato dai veri protagonisti della Forte Seafront, coloro che hanno dato spettacolo sin da giovedì a cominciare da Gian Luca Coniglio.
Il corridore della Bovesrun ha colto la sua terza vittoria consecutiva e a differenza di quanto avvenuto il giorno prima, questa volta si è trattato di un autentico dominio, con Alessio Grilli (Liferunner) staccato di ben 9’17”. Davvero notevole la prestazione di Coniglio, che pur essendo alla terza maratona in poco più di 48 ore è andato vicino al limite delle 3 ore fermando i cronometri sul tempo di 3h02’40”.
Terza posizione per il campione uscente della Forte Seafront, il tassista romano Giorgio Calcaterra (Calcaterra Sport) a 19’33”, ma ad addolcire il palato dell’ex campione del mondo della 100 Km c’è stato il terzo trionfo della sua compagna di colori Sara Pastore, prima nella gara femminile in 3h44’31” con 5’16” su Francesca Scola (Vegan Power Team), vecchia conoscenza degli organizzatori avendo vinto tra l’altro l’ultima edizione della Maratona del Presidente. Terza posizione per Marta Doko (Gs Lamone) a 27’00”.
Nella 17 km prima piazza per Federico Cordoni in 1h10’28” e per la polacca Katarzyna Kula Chacinska in 1h39’26”, una dei tanti atleti stranieri in gara sulle strade della località balneare lucchese. Nella 8,5 km tris di successi per Mattia Balla (Let’s Run for Solidarity) in 34’59”, in campo femminile per Alessandra Pinna (La Galla Pontedera) in 40’36”. Domenica ultima chiamata alla partenza per le ore 9:00 presso lo stabilimento Le Dune, poi a fine gara il “rompete le righe”, non senza un pizzico di nostalgia.
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