Franco Collè allo specchio

Ho avuto modo di approfondire la sua conoscenza e riporto di seguito alcune risposte alle mie domande.

 

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?

A mio avviso essere ultramaratoneta non vuol dire essere un atleta, bensì una persona che ha imparato a gestire in modo ottimale le proprie energie fisiche e mentali.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

Mi sono approcciato quasi per caso grazie ad uno “scherzo” di mia sorella che mi ha iscritto ad una gara di oltre 300 km.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

La ricerca del mio limite ed una grande passione per la montagna.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

Certo, in ogni gara cerco di arrivare al mio limite, stando attento a non superarlo.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

foto 5La capacità di riuscire a superare mentalmente le crisi (che sono inevitabili in questo tipo di gare) ed una grande consapevolezza dei propri mezzi.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

Ogni gara è di per se estrema proprio perché l’atleta, per riuscire ad ottenere una buona performance, deve riuscire ad arrivare il più vicino al proprio limite cercando di non oltrepassarlo.

Quale è una gara estrema che ritieni non potere mai riuscire a portare a termine?

Nessuna, penso, che con la giusta preparazione si riesca a compiere qualsiasi gara estrema.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

La voglia di provare a vedere fino a dove si può arrivare

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

Sicuramente i miei famigliari patiscono quando mi vedono stare male o mi vedono durante qualche crisi, ma sono i primi ad emozionarsi quando vedono che sono riuscito a compiere un’altra impresa.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema?

Significa mettermi alla prova e cercare di sfidare me stesso nell’ottimizzazione delle energie.

Ti va di raccontare un aneddoto?

Ogni gara è ricca di aneddoti: dai paesaggi mozzafiato che si vedono durante le albe ed i tramonti, alle allucinazioni durante le lunghe notti del Tor.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Che sono un amante della solitudine e della mia necessità di ritagliarmi degli spazi lontano dall’inquinamento acustico e luminoso.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

Beh sicuramente la mia famiglia si è adattata alla mia vita e quando può mi segue nelle gare, in alternativa si attacca all’iPad e segue on live il trail da casa. La mia vita lavorativa non è cambiata, anche perché non può cambiare, faccio i normali orari da ufficio come qualsiasi altro dipendente pubblico, con la differenza che le mie ferie le utilizzo per fare le gare mentre i miei colleghi le utilizzano per andare al mare.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

Non uso farmaci e pochissimi integratori. Nelle gare più corte riesco a utilizzare qualche gel e barretta, mentre nelle gare più lunghe sono obbligato ad alimentarmi con pasti normali.

Hai un sogno nel cassetto?

A dir la verità i sogni nel cassetto per il momento si sono tutti avverati. Ho fatto ben di più di quello che pensavo fosse nelle mie possibilità. Ovviamente però strada facendo ci si vuole sempre migliorare e riesco sempre a pormi dei nuovi obbiettivi. Arrivare nella top ten delle World Series Ultra sarebbe un bel sogno per questa stagione estiva 2015.

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