Gino Paolo Marathon – Lavello (PZ). Un tozzo di pane, 101 briciole, 1001 amici.

foto 2Nuove doppie impossibili dal Barenfeld su a Colonia per scendere in una notte fino al Ventasso coi suoi fulmini assassini. Dal Brixen con mezz’ora e sei posizioni da recuperare, alla Pistoia-Abetone il mattino seguente, grazie al sostegno di super Mario Ferri. Alla ZerZer: Zermatt il sabato e Zerbion la domenica, saltando il Cervino. Alla miniera 700 m sottoterra con Biancaneve e miei 7 nani preferiti e dopo aver guidato tutta notte la mitica marcia militare svizzera del Fraufelder. I 1100 km fatti di notte per raggiungere Rieti dal divertentissimo Beaujolais. Una doppia in Ungheria e la domenica dopo in Normandia. La mitica tripla Reggio Emilia, Venezia, Dublino con l’aereo preso al volo grazie al macho Adriano Boldrin. La tripla fatta ad Amburgo, dove questo genere di imprese sono la normalità. Le 27 di fila ad agosto con molte notti in bianco tra stanchezza e trepidazione.

Il momento più bello dell’anno, la New York con mio figlio Carletto, 18 anni, alla prima maratona tra 68000 runner e milioni di mani a battere. E poi tante altre infinite che si mischiano nei sogni dei microsonnellini fatti per continuare a guidare nel buio. Mi torna in mente l’incidente fatto di notte sopra Stoccarda tornando da Bad Pyrmont nella Germania del Nord, e una 50 km da fare zigzagando per il sonno il giorno dopo in Svizzera sul lago di Costanza. La prima doppia dell’anno con il pulmino pieno di cantori da Putignano a Ferrara, cantando così tanto che poi non son riuscito a parlare per una settimana. Le tendiniti su in Irlanda, il vento, le pinte di Guiness e i balli scatenati usati come stretching. L’emozione di una gara organizzata da me, anzi dieci, facendo conoscere il mio lago a tanti. Ed ora l’ultima tripla tra Lavello e Latina con la Gino Paolo Marathon confezionata su misura nella sartoria di Foggia dallo stilista della maratona Massimo Faleo. Il lavoro del sarto è di fatto un’arte antica e complessa, fatta di attenzione ai materiali, lavorazioni delicate e di precisione, di gusto e di rapporto con chi le maratone le deve correre.

foto 3Grazie poi a Felice Russo, che ha dato la massima disponibilità nella riuscita dell’evento. Grazie a tutti quelli che son venuti. Da Hartman Stampfer, mio idolo irraggiungibile a Michele Rizzitelli, mio sportivissimo competitor. Da Mario Liccardi, sagace certificatore e cassatore a Piero Ancora, compagno di 1000 avventure; da Lorenzo Gemma, anima del gruppo, a Angela Gargano, regina e ballerina delle lunghe. Dal mio personal pacer, la baronessa Carlotte Gavezzenì, che mi ha sfornato una bella tortona dolce come la senese Laura Failli, giunta anche lei fin qui per festeggiare dopo il suo record nelle 24 ore.

E poi tanti, tanti altri che porto nel cuore. L’arguto avvocato Pino Tundo “piè veloce”, durante la serata di festa, mi ha voluto premiare con tozzo di pane fatto dalle 101 briciole di queste avventure che resteranno soprattutto per le 1001 anime che in questo lungo cammino ho incontrato, tanti italiani dal nord al sud, francesi, irlandesi, tedeschi. Che valore può avere un record del genere nel 2014. Di questi giorni la notizia di un inglese che vuole raggiungere le 367 maratone in un anno, battendo quello dei due australiani nel 2013

https://it.eurosport.yahoo.com/video/playlist/tutti-video-sport/quot-marathon-man-quot-l-080052021.html

Lo si vede correre con il suo gonnellino solitario in un bosco. Ci si chiede dove andremo a finire? Avremo un record prossimamente fatto da qualcuno che riesce a correre due maratone al giorno di continuo. 365×2=730. E poi 3×365=1095. Vedremo. Intanto onore al merito a Robert Young e auguri per il suo record! Forse la differenza con un record del genere è fatta dal grado di condivisione e dal segno che anche senza troppa retorica si vuole lasciare.

Sarei impazzito a correre 101 maratone solitario in un bosco. Invece così con 1001 amici attorno è stata una delle più belle esperienze della mia vita. La corsa è solo una scusa per stare bene insieme”, aveva ragione Tampieri. Speriamo di divertirci ancora tanto correndo insieme e trovare nuovi amici e amiche sulla strada. Allargare questo Club Famiglia il più possibile e uscire dall’immagine di vecchi folli contatacche per diventare sognatori di nuove mete. Grazie di esistere, ragazzi!

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