Ha vinto sulla vita, non mai facile per lui; ha vinto sulla malattia, perchè l’ombra nera con la falce si era stufata di provocarlo continuamente per farlo arrendere. Anche lei era stanca di aspettare e alla fine gli ha detto: “Basta mi arrendo, fai come vuoi! Prima però, come ultimo dispetto, gli ha tolto quasi tutto il sangue che aveva nelle vene.
Giuseppe ha continuato serenamente a vivere senza più dover lottare con la morte e, quando ha pensato fosse arrivato il momento giusto, ha tolto “il disturbo” da vincitore.
La classifica dei Supermaratoneti non poteva arrivare che nel momento giusto, a suggellare ancora una volta la sua indiscussa leadership anche nel 2013.
Il prossimo anno ci sarà una nuova classifica, un nuovo libro, questo oramai è completato e scritta la parola fine.
Nessuno potrà vantarsi di aver superato Giuseppe Togni, ha pensato lui a mettere tutti d’accordo.
Abbiamo corso tante gare insieme, più volte ha dormito da me, e mai è arrivato a mani vuote.
Un episodio, fra mille, ricordo simpaticamente accaduto durante la maratona di Prato (vedi foto).
Giuseppe era in grande ritardo dal suo avversario più insidioso Gianfranco Gozzi, quando al 21 km, al rifornimento, scorse sotto il tavolino dei volontari un fiasco di vino ed una salciccia. Erano i resti del pranzo dei volontari. Giuseppe chiese se potesse favorire! Queste persone strabuzzarono gli occhi e senza indugi esaudirono il suo desiderio. Io ero con lui e, vedendo che, come se niente fosse, si era messo tranquillamente a sedere per il pranzo improvvisato, a mò di rimprovero lo avvertii che Gozzi sarebbe stato irraggiungibile oramai. Giuseppe, sordo ai miei commenti, continuò a bere e mangiare. Il fiasco, quasi pieno, se ne andò a giro per il suo corpo, il viso, prima biancastro, divenne luminoso e con le gote rosee. Si rialzò e, fra lo stupore di tutti, non prima di aver ringraziato e stretto la mano ad ognuno dei presenti, ripartì ad una velocità doppia rispetto a prima. Raggiunse agevolmente Gianfranco e tanti altri, veterani e non che lo precedevano, e concluse la gara in poco più di 5 ore, a braccia sollevate.
Giuseppe era “un uomo di grande educazione”. Questa è una disciplina che non s’impara a scuola, o c’è o non c’è! Culturalmente ci ha insegnato come superare i propri limiti e le proprie paure nell’ affrontare una maratona. Umanamente (per chi come me conosce il suo passato) ci ha insegnato a: aver coraggio nel fare il bene e a essere forti nel sopportare l’ingratitudine che magari si riceve!




