GRAFFITI di ULTRAMARATONA di Antonello Martucci

Al fresco di una sera di luna, dopo la torrida giornata estiva, fu piacevole incontrarsi dopo cena, all’aperto. La piazzetta del centro storico era delimitata da un quadrato di antiche case. Una scalinata in mattoni, innalzata di recente, aveva trasformato la piazza in un teatro greco-romano. Il luogo era modesto, ma aveva la poesia dei film in bianco e nero del neorealismo italiano del dopoguerra, con la stessa voglia di voltar pagina e rimboccarsi le maniche per ricostruire il paese. Gli spettatori riempirono la cavea, Martucci prese posto sulla scena. L’atmosfera suggestiva e romantica contagiò lo scrittore che, in gran forma, coinvolse l’uditorio.

I numeri dei chilometri da percorrere nelle gare: così duri, terribili, uguali, diversi. I primi più facili? Per niente! Perché si pensa ai molti che rimangono. Gli ultimi più difficili? Affatto! Poi è finita. Un chilometro è fatto da 1000 metri. La maratona è lunga 42 km, che equivalgono a 42.000 passi, ma il traguardo è uno. Anche se abbandoniamo il mondo delle corse e volgiamo lo sguardo intorno, tutto è numero: 4 le stagioni; 365 i giorni dell’anno, che è uno; 30 i giorni del mese, che è uno; 1000 le stelle in cielo, che è uno; uno il sole, una la luna, una la vita. Il numero uno è principio e misura di tutte le cose. L’Uno, dunque, ha dato origine al mondo. “E’ signore di tutte le cose, eterno, solo, immobile, identico a se stesso, diverso dagli altri”, come sembra intendersi da un passo del pitagorico Filolao. Non si avventura oltre, Antonello: “Alla razionalità di un essere finito e limitato, come l’uomo, non è dato sapere di più: la Verità può, quindi, essere solo intuita o immaginata”. Questo è il suo limite, che poi non è un limite, perché il culmine di ogni sapere è il riconoscere l’inutilità della ragione e di ogni filosofia. Nessuno ha certezze; tutti hanno ragione al 50%. Nietzsche enuncia 12 prove per negare l’esistenza di Dio; a San Tommaso d’Aquino, sei secoli prima, ne erano bastate 5 per dimostrare l’esistenza.

Ma, il numero come Armonia non era stato intuito da queste parti da Pitagora con Filolao, Archita e Alcmeone, e diffuso in tutto il mondo? Dopo 2500 anni, quella stessa cultura riecheggiava nella piazzetta, penetrava nelle finestre a riabitare quelle case! A quel tempo, era già stato detto tutto. Scoperti i concetti di forma e sostanza, i filosofi seguenti non hanno fatto altro che propinarci la stessa ricetta in forma diversa. Un esempio? La dieta mediterranea!

Mentre nella nostra mente di comuni podisti vanno e vengono pensieri banali, in quella di Martucci si affollano domande e risposte pregne di significato. Quando corre, corre alla ricerca della propria identità; anela a conoscere la propria provenienza; è un pellegrino, in maglietta e pantaloncini, che si reca nei luoghi santi alla ricerca delle tracce primordiali della sua fede. Ancora una volta, Cartesio ha commesso un errore! “Cogito ergo sum” va invertito in “Sum ergo cogito”. Prima nasco, sono, poi penso.

Non solo gioie dispensa la terrena esistenza, spesso anche dolori. Un amore nel quale s’è molto investito, lo si perde, e si rimane soli. Si ha bisogno, allora, di quiete e silenzio, proprio quello che ti offre l’ultramaratona. Riconquistato l’equilibrio interiore, puoi spostare le montagne.

Si legge in un’ora. Ti dà materiale per riflettere tutta la vita.

Sulla scena, poi, entrò Andrea Accorsi. Dalla metafisica si passò alla fisica, ed esplosero le contraddizioni dell’animo umano, ultramaratoneta compreso. Può essere l’oggetto di un’altra discussione.

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