Questa sequela infinita di alberghi e residence costruiti con il concorso di capitali di società giuridiche del nord Europa, è stato un investimento sicuro, essendo esse stesse proprietarie di agenzie di viaggio che pilotano i loro connazionali della terza età.
Il mercato immobiliare ha fatto lievitare il pil spagnolo. Ora che l’industria delle costruzioni langue, il pil va assestandosi su valori più equilibrati. In quest’isola di 1500 kmq, la crisi sembra non esistere, ma tassisti e commercianti riferiscono che la contrazione degli affari c’è.
Ecco spiegato il motivo per cui fra i concorrenti della 4^ Edizione della Gran Canaria Maratòn, disputatasi domenica, 20 gennaio, prevalgono gli accenti gutturali delle presenze straniere rispetto a quelli labiali della popolazione locale. La gara ha avuto 421 classificati, cui vanno sommati 1632 della 21 km e 967 della 10 km.
Gli italiani del nostro gruppo erano una trentina, di cui 11 hanno portato a termine la maratona (Gian Carlo Beccaria 3:45:47, Mario Ferri 4:02:31, Patrizia Negri 4:16:55, Michele Rizzitelli 4:18:03, Andrea Giuricin 4:24:41, Ugo Fabbri 4:24:49, Pietro Ploner 4:34:30, Riccardo Fabiani 4:40:47, Angela Gargano 4:49:47, Salvatore Dell’Aia 5:12:47, Enzo Funghi 5:16:14). Gli altri hanno corso la 21 km, la 10 km o hanno semplicemente tifato.
La maratona per gli italiani era cominciata sabato, 19 gennaio, alle ore 17:00, presso lo stand del Patronato del Turismo, dove c’è stato il “Bienvenida”. L’evento è stato possibile grazie all’attivismo di Ugo Fabbri e Gianni Scapato.
Ugo Fabbri, capelli lunghi raccolti in un codino, occhi azzurri e fisico palestrato, è un estroverso riminese innamorato di quest’isola in cui vive da 11 anni; è redattore dei siti in lingua italiana www.ironxugo.com e www.ugofabbri.eu; Gianni Scapato è un toscano di poche parole e di grande generosità, imprenditore nel settore della ristorazione. Si sono fatti in quattro per accoglierci in modo superlativo.
La Gran Canaria Maratòn è grande di nome e di fatto, per le risorse economiche ed umane investite e per la cura dei particolari. I 42 km sono la somma di due giri speculari di 21 km che attraversano le zone più significative di Las Palmas, splendida capitale dell’isola ed ottava città spagnola con i suoi 380.000 abitanti.
Dato il via, in 3000 sciamano verso l’Avenida Maritima, il lungomare che delimita il grande porto, secondo in Europa per traffico merci. Per 6 km, è tutta dei concorrenti la larga arteria con vista sul mare e sulle gigantesche gru. Splende il sole e fa caldo.
Giunti ai piedi della Isleta, si fa marcia indietro e ci si dirige verso l’altro mare che bagna questa città dispiegantesi su un istmo. Per 4 km, si corre lungo l’Avenida de Las Canteras, che dà sulla spiaggia arciforme che ricorda Copacabana in formato ridotto. Dicono che anche qui il carnevale sia grandioso, secondo soltanto a quello della città brasiliana. A differenza della precedente Avenida, l’aria è fresca e ventilata. E’ la caratteristica dell’isola che, per quanto riguarda il clima, viene considerata un continente in miniatura. A zone calde e soleggiate, si alternano altre fresche, ventilate o decisamente fredde, come a Pico de Las Nives 1949 m.l.m., la montagna situata nel centro dell’isola, dove ho trovato un clima alpino. Il percorso della maratona, quasi totalmente pianeggiante, è un compendio dei vari microclimi presenti in Gran Canaria.
Al 12° km, si perde di vista il mare. Ora sono gli ampi rettilinei della città moderna che scorrono velocissimi sotto i piedi dei concorrenti, mentre fioccano gli incoraggiamenti: “Animo! Venga! Vamos muchachos! Muy bien!”
Al 18° km, si entra nel centro storico, con vie strette, curve a gomito, pavimentazione a chianca e qualche salitella. Il ritmo di gara diventa più lento, e lo sguardo può indugiare sulla facciata della grandiosa cattedrale e sull’artistica casa di Cristoforo Colombo, che soggiornò qui per riparare una delle sue caravelle.
Poi, all’improvviso, le strade ridiventano larghe e fiancheggiate da alti palazzi, si passa davanti al Parco di San Telmo e, poco dopo, si sfila sotto l’arco gonfiabile, dove la maggior parte dei partecipanti finisce la gara, mentre i maratoneti continuano la loro fatica.
La mente è più serena e tranquilla perché sa quali sono i punti più difficoltosi per distribuire meglio le forze e, allo stesso tempo, gustare il percorso.
Colpisce l’enorme numero di volontari. Alcuni non hanno un compito specifico, ma semplicemente quello di incoraggiare ed applaudire i maratoneti.
Tutti corrono rispettando le corsie di competenza delimitate da birilli, e nessuno taglia le curve salendo sui marciapiedi. Ogni 5 km si passa sui tappeti rilevatori di chip, scoraggiando eventuali tagliatori di percorso.
Quando termino la gara, vengo a sapere che il primo e secondo uomo e la prima donna sono stati squalificati per aver assunto ristori fuori dagli spazi assegnati! Dura lex, sed lex! Può darsi che gli organizzatori siano stati costretti alla squalifica a seguito di qualche reclamo. Se fossero stati squalificati al momento dell’infrazione, ci sarebbero state meno recriminazioni; farlo dopo le premiazioni, deve essere stata dura. La pedante applicazione di regolamenti può portare ad ingiustizie: “Suprema lex, maxima iniuria!”
Nessun problema per i nostri due vincitori di categoria, Riccardo Fabiani M75 e Patrizia Negri F50; Mario Ferri e Angela Gargano hanno sfiorato il podio, classificandosi al quarto posto.
La dura lex ha colpito molti altri, fra cui Mario Liccardi. Il nostro intransigente Segretario tecnico, così attento alle regole, non s’è letto il regolamento di gara che stabiliva in 5:30 il tempo massimo. Autoconvinto che fosse di 6:00, se l’è presa comoda, facendo foto a dritta e a manca. Avendo concluso la gara in 5:45, non è stato classificato. Nulla da eccepire sull’applicazione della normativa. Tuttavia, è ragionevole pensare che gli organizzatori aspirino ad una maratona non d’elite ma di massa, per portare il maggior numero di turisti sull’isola. Se questo è l’obiettivo, dovrebbero portare il tempo massimo ad almeno sei ore.
Nell’ampia palestra, che ha accolto gli arrivati, c’erano a disposizione moltissimi lettini di fisioterapia. Io non ho usufruito dei sevizi post-gara, avendo deciso di fare la doccia in albergo. Mario Ferri mi ha raccontato cose da fiaba “Le mille e una notte”: bagni caldi alternati a freddi, massaggi speciali, ecc.
Sull’artistica medaglia, ognuno ha avuto impresso nome, cognome e tempo impiegato.
Il pacco gara comprendeva zainetto, maglia tecnica, pantalone pinocchietto e prodotti vari, cui va aggiunta la maglietta di finisher.
Nei rimanenti giorni di permanenza ce ne siamo andati per spiagge: le case biancheggianti di Porto Morgàn, il Faro, le imponenti dune di Maspalomas, i colori della Playa del Inglès e di Amadores. Ci siamo avventurati anche nella parte centrale, dove l’isola s’innalza fino a circa 2000 m.
Mario Ferri, oltre ad essere il veloce maratoneta che conosciamo, ha rivelato doti di grande comunicatore, tenendo una lectio magistralis in una università locale dal titolo: “La filosofia del Club Supermarathon Italia”.



